Allergia al latte bovino

{jcomments on}28 Maggio 2010

LETTERA

Sono Rita, mamma di un bimbo di 7 anni e mezzo, allergico alle proteine del latte bovino fin dalla nascita.
Basta una piccolissima goccia per rischiare lo shock anafilattico, e purtroppo abbiamo avuto diversi episodi spiacevoli finiti all’ospedale.
Io e mio marito non beviamo latte e non ho nessuna intenzione di darlo a mio figlio, tanto più che lo ho allattato fino a un anno e mezzo.
Ma sarebbe importante uscire da questa situazione troppo rischiosa.

Il latte sta quasi dovunque.
Sareffe forse utile desensibilizzarlo, in modo che se dovesse accidentalmente entrare in contatto con l’allergene non rischio la vita? Grazie.

SECONDO MESSAGGIO

Ciao Valdo, che piacere ricevere la tua risposta interlocutoria!
Abbiamo la fortuna di vivere circondati da oliveti, mare e tanto sole, visto che siamo in Sardegna.
Ci sono anche tanti bambini che giuocano in strada.
Mio figlio è cointura verde di judo, e in primavera pratica anche il baseball all’aria aperta.
E’ un bam,bino davvero speciale. Si appassiona alle cose che fa, anche alla matematica!
Fino a 4 anni ha sofferto di asma e bronchiti, nonostante le cure omeopatiche.
Ora sono 4 anni che non prende un antibiotico.
Un altro problema sono i denti. Quelli da latte con carie sono stati otturati.
Nei denti permanenti ha delle macchiette bianche. Un caro saluto e a presto.

RISPOSTA

Reagire ai veleni non significa affatto essere deboli ed anormali

Vedo nel tuo bambino una sensibilità superiore alla media, più che un qualche difetto congenito.
E’ infatti giusto e normale che un bambino umano, tenuto lontano dal latte di mucca, percepisca tale prodotto come una sostanza estranea e nemica.
Questa sua intolleranza e questa sua reattività  possono benissimo essere interpretate come segno di forza e di salute, ovvero di rifiuto deciso e marcato da parte del suo sistema immunitario.
Rifiuto assai simile a quello che i bambini provano per l’alcol e il fumo.
Rifiuto determinato dal fatto che lo hai allattato al meglio col tuo latte di madre, dandogli quel quid speciale di naturalezza.

La via della normalizzazione

Credo che il modo migliore di risolvere la situazione sia quello di continuare a dare al tuo pargolo una vita sana e naturale, mantenendogli il sistema immunitario forte e attivo.
La frutta abbondante, il sole, lo sport, l’attività all’aperto e la serenità, faranno il resto.
Lo aiuteranno via-via ad acquisire una maggiore capacità di tolleranza in linea generale, e a non subire i traumi, anche di carattere psicologico, di eventuali presenze allergeniche in qualche cibo o in qualche bevanda.

Intolleranza del soggetto o velenosità oggettiva del prodotto, rapportato al soggetto stesso?

Paradossalmente, lo shock anafilattico non è altro che una esagerata risposta immunitaria a un problema di incompatibilità con una sostanza.
In altri termini, la salute e la vivacità del tuo bambino diventano essi stessi fattori di rischio.
Se i bambini del mondo venissero allevati nel modo giusto, lontano dal latte e dai vari formaggi esistenti sul mercato, nessuno parlerebbe di intolleranza e si riconoscerebbe senza mezzi termini la velenosità della caseina per il corpo umano.

La pediatria tende ad assolvere il latte e la caseina

La pediatria invece ragiona nel modo opposto, e va a catalogare il bambino giusto come bambino anormale.
Non può fare altrimenti.
Non può demonizzare il latte bovino che nel contempo protegge, esalta e raccomanda ad ogni piè sospinto.

L’idea di desensibilizzarlo un po’ può essere comunque saggia e previdente

Prendo pure in considerazione la tua ipotesi di desensibilizzarlo un po’, ovvero di prepararlo progressivamente a eventuali emergenze.
In questo caso, bisognerebbe provare con molta prudenza, con dosi centellinate e progressive, con i latticini che riesce a sopportare meglio.
Provare magari con lo yogurt ai mirtilli. Oppure con un pizzico al giorno dei vari tipi di formaggio, tastando il diverso grado di tolleranza per ciascuno di essi, osservando con attenzione i risultati, coinvolgendo e responsabilizzando il ragazzo nelle varie prove.
In questi casi serve pazienza, e prudente sperimentazione, perché non esistono schemi preordinati e istruzioni per l’uso, ed anche perché ognuno è un caso a sé, in tema di reattività.
Stabiliti qualitativamente i prodotti che creano meno panico, si potrà incrementare le dosi in modo progressivo.

Qualche raccomandazione dietologica

Raccomando di inserire nella dieta del ragazzo la crema di avena coi semini pestati di sesamo, di lino e di girasole (volendo anche quelli di canapa, di papavero, ecc), tutti ricchi di ottimo calcio e del gruppo vitaminico B.
Non manchino pinoli, noci, mandorle e avocado. E nemmeno i germogli di alfa-alfa e simili.
Che ci sia quasi tutti i giorni un’insalata cruda di cavolo cappuccio, alternata ai radicchi e alle lattughe, e alle solite foglie di tarassaco.
Un centrifugato di carote, sedano e ananas, oppure di rape, sedano e mele, sarà senz’altro di supporto alla sua attività sportiva.
Con la bella stagione, fragole, ciliegie, pesche, albicocche, meloni, more di rovo e di gelso, lamponi e uva ribes, uva precoce, non manchino mai lontano dai pasti principali.
Il pop-corn fatto in casa più le banane e i datteri, o il pop-corn coi fichi, lo renderanno fortissimo.
Patate, patate dolci, zucchine, peperoni, pomodori, melamzane, legumi tipo tegoline e piselli, cavolini di Bruxelles, asparagi, con  cottura ai minimi termini, completeranno la sua dieta.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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