Il cibo che rende intelligenti

{jcomments on}6 Novembre 2008

IL CIBO CHE RENDE INTELLIGENTI

Riassunto della puntata precedente

La dr Marta Erba, nel numero 193 di Focus, del mese in corso, ha scritto l’articolo  Come sviluppare la super-mente, affermando tra le altre cose quanto segue:

Bisogna mangiare vario, senza strafogarsi: chi ambisce ad un cervello brillante non ha chili di troppo.
Tra gli alimenti privilegia frutta e verdura, ricche di antiossidanti e di vitamine C ed E, ma non è vegetariano, altrimenti (avverte una recente ricerca dell’Università di Oxford), comprometterebbe l’ippocampo, la struttura che controlla la memoria e l’apprendimento.

I circuiti neuronali sono infatti affamati di vitamina B12, presente soprattutto negli alimenti di origine animale, come le uova (ricche anche di colina, la materia prima dell’acetilcolina (il neurotrasmettitore che diminuisce nel morbo di Alzheimer), i formaggi, lo yogurt (prezioso anche per l’alto contenuto di tirosina, un aminoacido necessario per la produzione di due importanti neurotrasmettitori come la dopamina e la noradrenalina), la carne e il pesce. Quest’ultimo contiene anche gli Omega3, gli acidi grassi essenziali per il metabolismo cerebrale che migliorano l’umore e favoriscono la capacità di concentrazione. Altri alimenti toccasana per il cervello sono i frutti di bosco (per gli antiossidanti), il cioccolato (meglio fondente) e soprattutto le noci anch’esse ricche di Omega3 e di acido linoleico che migliora la comunicazione tra le cellule. Non sarà forse un caso che il gheriglio assomigli tanto ad un cervello in miniatura.

Nostro commento odierno all’articolo di cui sopra

Questo articolo, molto ben scritto e ben dettagliato, da penna elegante e all’altezza della rivista Focus, appare irreprensibile e altamente scientifico a chi lo legge, mentre in realtà contiene un messaggio
davvero aberrante e sballato. Ce ne spiace sinceramente per la dr Erba.
Quel  ma non è vegetariano, per giunta sottolineato, non ha alcuna base scientifica ed è anzi totalmente fuori rotta, visto che esistono fior di esperimenti a dimostrazione che il latte vaccino provoca, nell’80 percento dei ragazzi testati, difficoltà di apprendimento.
Quanto ai neurotrasmettitori, la scienza trasparente, e non schiava di determinate industrie, sa troppo bene che il succo zuccherino della frutta (accompagnato da tutti i micronutrienti bilanciati di contorno,  Omega3-vegetale incluso, gruppo B incluso B12, acidi grassi essenziali e tutto il resto) è il fattore di maggior supporto all’intelletto e alla supermente, e che invece sono proprio la carne e i latticini fattori di mucosità e di sbilanciamento, di acidificazione e di ossidazione cellulare, tutte cose che vanno a scapito della salute generale ed anche della salute mentale. Poiché il corpo non funziona a compartimenti stagni.

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Non è forse che le proteine animali apportano eccessive quantità di tiroxina, dopamina e noradrenalina, e carenti quantità di triptofano e quindi di serotonina?
Non è che dalla demolizione delle proteine animali si liberano aminoacidi da cui si formano neurotrasmettitori che generano aggressività come la dopamina?
Non è che gli alimenti contenenti abbondante triptofano assimilabile (legumi, nocciole,mandorle, patate, spinaci,cavoli, zucchine, pomodori, carote, ecc) producono nel cervello il neurotrasmettitore serotonina la quale, attivando le encefaline, induce alla socievolezza, al comportamento pacifico, alla calma e alla distensione neuromuscolare?
Non è che tutto ciò favorisce l’azione delle onde encefalografiche di base  alfa, tipiche di un cervello vigile e cosciente, che predispone l’individuo, oltre che alla creatività e all’intuizione, ad un rilassamento nervoso, simile alla condizione che si manifesta durante la meditazione e la preghiera?
Non è che la storia umana sia stracolma di grandi intelletti che hanno beneficiato esattamente di tali specifiche condizioni vegetariane-vegane, e ci riferiamo a tutti i grandi filosofi dell’antichità greco-romana, agli artisti del Rinascimento e dell’Illuminismo?
Non è al contrario, senza fare del razzismo ma guardando alle semplici statistiche, che i grossi consumatori di carne e di latte hanno dimostrato e dimostrano nel mondo dei quozienti di intelligenza inferiori alla media?

Nostra reazione scritta del 26/10 all’articolo di Focus (vedi tesina Perle di saggezza, pagg 6-7-8)

In sintesi, abbiamo stroncato la tesi della dr Erba, dicendo che a compromettere l’ippocampo che controlla la memoria e l’apprendimento sono le scemenze e le false ideologie, assorbite per mediocrità e servilismo culturale, se non per calcolo opportunistico.
Ma, dr Erba, non spaventarti per la durezza di queste critiche, abbiamo aggiunto a sua consolazione, non hai detto cose strampalate e fuori dal mondo, hai solo ripetuto le stesse scemenze che dice tutti i giorni la più potente e corrotta organizzazione mondiale che si chiama Ordine Medico Internazionale.
E nessuno ti farà denuncia per falso, e nessuno ti biasimerà per opera di disinformazione e di disorientamento coscienze.
E nessun Tribunale degli Animali ti accuserà di aver inferto un altro colpo mortale a migliaia di creature che attendono difesa e non ulteriori tradimenti e ulteriori vigliaccate.
E’ vero che sono i macellai e i boia da mattatoio a dare la coltellata finale e a sventrare uno alla volta milioni di persone nude ed inermi a quattro gambe, ed è pure vero che le responsabilità del massacro ricadono su chi genera la domanda di carne ordinando in trattoria il piatto infame.
Ma, chi più di ogni altro si rende responsabile delle stragi a ritmo continuo, sono proprio le persone come l’autrice dell’articolo, che offrono ideologie di supporto e di approvazione a tali massacri.
Tu, cara Marta, stai teorizzando la necessità assoluta di sventrare persone innocenti che nemmeno conosci, ponendo sul piatto della bilancia lo sventurato, aberrante, e per giunta menzognero dilemma “carne sul piatto o ippocampo compromesso”.
E hai persino detto che con la colina, le uova, la B12 e le frattaglie, calerà l’Alzheimer, ignorando che proprio i paesi a più alto regime carnivoro e animal-proteico sono quelli nei quali il morbo impazza di più.
Hai avuto pure la faccia tosta di parlare di antiossidanti e di radicali liberi, sottacendo che il materiale più ossidante combacia proprio con quelle sostanze che, secondo te, alimenterebbero la materia grigia e la chiarezza del pensiero umano.

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Succo della risposta del 6/11 a quanto sopra, da parte della dr Marta Erba

Gentile dottor Vaccaro, ho letto con grande stupore la lettera che lei ha inviato a Focus in cui mi attribuisce affermazioni che non ho fatto, per esempio che i vegetariani sarebbero imbecilli o ritardati mentali.
I concetti che sottolineo sono ben altri, e cioè che la frutta e la verdura sono importanti per le vitamine C ed E, e che pure importante è la B12 contenuta in alimenti di origine animale.
Ho voluto sottolineare questa notizia più che altre.
Ammetto che la costruzione giornalistica del pezzo possa essere aggiustata un po’.
Non c’è nessuna ideologia dietro, ma semmai una scarsa sensibilità per la causa animalista, e di questo mi rammarico sinceramente.
In conclusione, sono pronta a rettificare quanto ho scritto, ma per favore cerchi di convincermi con toni meno livorosi e con documentazione più convincente.
Quelli dell’Ordine Medico Internazionale, potranno essere criticabili quanto vuole, ma almeno si muovono secondo regole e criteri precisi e condivisi.
Cerchiamo per favore di avvicinare il nostro linguaggio, altrimenti diventa un dialogo tra sordi.

Nostra risposta 6/11 alla dr Marta Erba

Gentilissima Marta,

Eccessiva durezza
Mi rendo conto di aver pestato duro, come si dice in gergo, e di aver pure lasciato partire qualche termine che si poteva anche evitare.
Di sicuro lei è una magnifica donna, brava, rispettabile e ricca di fascino.
Già come tale avrebbe meritato di non essere maltrattata. Soprattutto da uno come me che stima e apprezza il gentil sesso a 360 gradi.
Il problema però è un altro.
Il succo della polemica sta racchiuso nel suo importante articolo, scritto in modo e stile anche troppo bello e scorrevole, su una rivista di prestigio, e riguardante un argomento di particolare rilevanza, quale la memoria, l’apprendimento, l’intelligenza, la salute mentale.

Sua contestazione dell’offesa: Non ho dato dell’imbecille a nessuno
Lei si dice sorpresa e stupefatta della reazione, e quasi cade dalle nuvole. Non vede cioè cosa c’era di gravemente deviante e capzioso nelle sue affermazioni. Aggiunge di non aver dato dell’imbecille e del ritardato mentale a nessuno.
Le faccio presente, che questo è vero, non lo ha detto, ma ha fatto molto di peggio, impostando il discorso in modo assai malizioso:
Rivediamolo assieme:
Chi ambisce a un cervello brillante privilegia frutta e verdura, ma non è vegetariano, altrimenti compromette l’ippocampo che controlla la memoria e l’apprendimento.
Uno che legge non può a quel punto che raccogliere la sua inferenza sottintesa, che è: compromette l’ippocampo e diventa scemo per sempre.
Ed è lì che è scattata la mia stroncatura.

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Assenza di una ideologia
Lei dice ora che non c’è ideologia dietro, ma semmai scarsa ideologia per la causa animalista.
In questo apprezzo la sua sincerità.
Ma le ricordo che, soprattutto nella sua posizione prestigiosa di pubblicista su Focus, avere scarsa ideologia animalista significa già professare una determinata ideologia.
Uno che scrive articoli di prestigio diventa un educatore e un arbitro.
Deve essere prudente, equo, attento a non aiutare troppo la squadra di casa, già favorita dal tifo e dal fattore ambientale, a non inventare falli che non esistono.
Se la squadra provinciale viene a giocare a Milano contro Milan e Inter, non si può dire che hai dato tre rigori a favore del team milanese senza che dietro ci sia una ideologia.
Lo squadrone prenditutto, in questo caso, è chiaramente il mondo della macellazione supportato in modo indegno dalla classe medica nell’assieme, mentre la squadra provinciale e minoritaria è quella  dell’igienismo-naturale e dell’animalismo, è quella priva di risorse economiche e magari ultima nella classifica generale.
Al limite lei, dr Erba, potrebbe essere formalmente innocente al cento per cento, ma, sostanzialmente, riporta le sue ricerche ed emette le sue sentenze, sotto l’influenza e il condizionamento del mondo spiccatamente anti-animalista e anti-veganiano cui appartiene nel profondo, sapendo che alla fine, così facendo, riceverà elogi, complimenti, coccole, plausi e ratifiche, dai padroni del vapore.

Rammarico per la sua scarsa sensibilità animalista
Lei dice pure che si rammarica della sua scarsa sensibilità animalista.
Doppio onore a lei, ammetterlo candidamente.
Spero proprio che sia così. Le manderò pure se vuole i miei articoli.
Lei non si immagina nemmeno quanto felice sarei io di poterla conoscere, di stringerle la mano, di scoprire che sono riuscito in qualche modo a farla diventare più attenta e più sensibile a quello che c’è sotto la B12, l’Omega3.
Anche di chiederle umilmente scusa, se le ho arrecato qualche sensazione negativa e qualche disturbo.
Non c’è né odio né livore nei suoi personali confronti, ma contro la parte critica del suo articolo sì.
La martellante macchina strizza-cervelli, il mostruoso apparato commerciale, che operano a danno degli animali e a danno pure degli uomini, non sono parto di fantasia.
Magari fosse così.
E intanto il suo articolo gira e produce sconquassi.
Se il garzone di macelleria accoltella e scuoia 50 povere bestie terrorizzate e incolpevoli al giorno, il suo articolo, associato e in rima chiaramente con tanti altri dello stesso tenore e della stessa tendenza, ne fa fuori 50 mila.

L’Ordine medico, almeno, si muove secondo regole e criteri precisi e condivisi
Lei dice che L’Ordine Medico Internazionale può essere criticabile, ma almeno si muove secondo regole e criteri precisi e condivisi.
Dovrebbe spiegarmi meglio questo concetto.
Vuole forse affermare che noi ci muoviamo senza regole e senza criteri precisi?
Sulla condivisione posso essere d’accordo, trattandosi di condivisione rigidamente obbligata per i medici, e artificialmente indotta dall’imponente macchina pubblicitaria che depaupera un oceano di dollari/anno affinché ogni giornale, ogni rivista, ogni scuola, ogni cuoco, ogni televisione martellino a senso unico, nella direzione voluta.

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Sappia che la scienza medica igienistico-naturale cui noi abbiamo l’onore di appartenere, fa dei principi scientifici, delle regole e dei criteri precisi, il suo punto centrale di forza.
E’ una scienza vecchia di 2500 anni, ma giovane ed emergente a livello operativo, e fortemente contrastata dalla praticoneria e dalla ciarlataneria medica ufficiale, ovvero dall’Ordine Medico Internazionale obsoleto, medievale e decotto quanto mai, nonostante gli enormi poteri di cui è presentemente dotato.
Lei, gentile e innocente, pare non rendersi ancora conto di appartenere, volente o nolente, alla corrente dei Normalizzatori della Carne e del Latte, a quelli che ho chiamato in un mio scritto di due giorni fa  I Tolemaici del Carnelattismo.
Vediamo se riesco a farle capire la gravità estrema di questo suo ruolo. Cerchi di seguirmi con attenzione nel paragrafo che segue.

Normalizzare la carne significa

La carne non c’è, non esiste, è il parto di una idea diabolica. E’ un termine sibillino.
La carne vera indica un concetto diverso, indica la carne viva.
Come uomo, mi piace la carne della donna, il rapporto carnale con essa, a patto che sia viva e rispondente, consenziente e attiva, calda e pulsante.
Salma e cadavere sono un’altra cosa. Tutto fuorché carne.
La carne non esiste nella accezione comune, non dovrebbe esistere.
E ‘ una parola che non si dovrebbe nemmeno pronunciare.
Esiste solo il pezzo smembrato del cadavere, il cui nome è pezzo di cadavere, brano di mummia o di salma preservata o in decomposizione.
Quindi, ogniqualvolta io dico carne, La invito a fare una associazione mentale Carne=Cadavere.
Se dico in questo istante carne, intendo cadavere e niente altro che cadavere.

E’ in atto nel mondo intero un farabutto tentativo di normalizzare la carne.
Normalizzare la carne significa parlarne disinvoltamente come fosse un qualsiasi tipo di materiale, come fosse un oggetto inanimato, un prodotto, una merce.
Normalizzare la carne significa guardarla, toccarla, maneggiarla, senza prima fare degli scongiuri, delle genuflessioni e un segno di croce, senza emettere un sospiro di scandalo, di schifo, di rifiuto, di ribellione.
Normalizzare la carne vuol dire più concretamente riempire con essa i frigoriferi e le dispense.
Normalizzare la carne significa impregnare di sangue martirizzato ed avvelenato il tavolo, le pareti, i piatti, le posate.
Normalizzare la carne significa saturare di crudeltà, violenza, veleno fisico e spirituale le proprie mani, la propria bocca, le proprie labbra (e il proprio rossetto nel caso suo), la propria lingua, i propri denti, l’alito, il respiro, il pensiero, lo stomaco, l’intestino, persino, mi perdoni, il foro anale e tutto il resto.
Normalizzare la carne non è solo igienisticamente acidificare gli organi, le ghiandole, le cellule, il sangue, la saliva, il sudore, le urine e gli escrementi, ma è caricare tutti i nostri umori di sostanza mortale e mortifera.
Normalizzare la carne significa infettare il cuore e lo spirito, disattivare i sensi, abbruttire se stessi nell’assieme, letargizzare e ritardare il pensiero, ottenebrare la mente.
Normalizzare la carne vuol dire aprire il primo giornale e la prima rivista a portata di mano, e trovare sotto gli occhi parti smembrate di gallina, gambe staccate di suino, o addirittura un porcellino intero, mummificato, e con dei buchi vuoti al posto degli occhi.
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Normalizzare la carne significa assistere esterrefatti, anestetizzati e paralizzati, al trionfo della sconcezza, della crudeltà, della bruttura.
Normalizzare la carne significa tappare occhi e orecchi ogniqualvolta ti trovi davanti a un vagone ferroviario o a un autocarro con delle bestiole avviate verso il patibolo.
Normalizzare la carne vuol dire accendere il televisione e assistere in continuazione alla farsa indegna impiantata e imposta al mondo intero dai macellatori e dai casari americani, coadiuvati e copiati dai coloni europei, australiani, argentini, neozelandesi, sudafricani ed italiani in particolare.
Normalizzare la carne significa assistere a uno spettacolo indecente di cuochi e di chef specializzati a mescolare, cuocere, distruggere, vilipendere le cose belle, sane, genuine e profumate della natura, come i mirtilli, i lamponi, le arance, le castagne, i pomidoro, alle cose più nefande e sozze del mondo, alle interiora di povere bestiole maciullate dalla pazzia sanguinaria satanico-umana, e dalla rinuncia totale dell’uomo alla sua sensibilità, al suo pudore, al suo senso etico ed estetico, alla sua intelligenza e alla sua spiritualità.

Conclusione

Dr Erba, o se me lo concedi, Marta, il mio è un rametto di ulivo.
Se vuoi è anche un mazzo di rose rosse.
Ma ti prego una cosa.
Non venirmi a dire che quanto ora detto sulla carne, pardon sui brani di cadavere, non lo accetti e non lo condividi in quanto non rientra nei criteri e nelle regole precise e condivise del sistema.
Nella mia lettera ti ho pregata di fare un corso di aggiornamento di qualche ora all’interno di un macello.
Non scherzavo. Rimango di quell’idea.
Il consiglio vale non solo per te, ma per tutta la popolazione, che vive all’oscuro di tutto, e non si preoccupa nemmeno di pensare di cosa si tratta, operando una rimozione mentale e spirituale sistematica
Che non risolve nulla.
Perché la nostra coscienza sa benissimo cosa sta succedendo.
Lavarsi le mani o far finta di niente, non ci assolve e non ci deterge.

Ti auguro ogni bene e ti saluto.

Valdo Vaccaro

( Direzione Tecnica dell’AVA – Associazione Vegetariana Animalista – Roma )

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