Da Calabrese ad Atkins: la tigre di carta del carnivorismo

{jcomments on}26 Gennaio 2008

La rapida ascesa di un professore italiano ai vertici della scuola carnofila italiana ed europea

A conferma della rapida evoluzione da Paese Bello e Gentile, da Paese di grandi poeti-scienziati-artisti- filosofi-musicisti-cantautori-santi-pensatori, in terra ricoperta da tanti rifiuti urbani lasciati a marcire per le strade, ma, ancora più, in terra intrisa di sangue, carogne e budella in putrefazione di tanti poveri animali proditoriamente sgozzati al fine di soddisfare appetiti bacati di genti italiche degenerate e votate in modo folle e incosciente al cancro e alle cardiopatie.
A conferma di tutto ciò, è sorta in questi giorni, proprio in Italia, la prima Università Libera Mondiale del Sangue e della Macellazione.

E tutto questo non poteva non succedere che qui nella Caput Mundi. E a due passi dal luogo in cui ci troviamo. Non conosco bene le strade di Roma, ma penso che via Teulada non sia poi troppo lontana.
Il rettore di questo sinistro ateneo non poteva essere che lui, il più grande menestrello della bistecca, il benemerito dei macellai d’Italia, prof Giorgio Calabrese.
Aitante e baffuto, elegante, autorevole, scarsamente dotato di conoscenza e di spirito igienistico, e quindi perfettamente qualificato per porsi ai vertici di una venale categoria di accoppa-animali operanti alla luce del sole e in piena legalità, ha dimostrato ampiamente di meritarsi a pieni voti questa importante carica.
Sovvenzionato, o quantomeno patrocinato, dai maggiori mattatoi d’Italia e dalle industrie manifatturiere di cadaveri imbalsamati, ha cominciato negli anni scorsi, non senza qualche comprensibile timidezza e qualche indecisione iniziale, a parlare di alimenti in generale, dimostrando approfondite conoscenze delle varie verdure italiane, ritenute  importanti ed essenziali, ma, nota bene, sempre e solo in funzione del cibo base, cioè delle proteine nobilissime e pregiatissime della carne.
Col passare del tempo, trasmissione dopo trasmissione, le sue presenze si sono intensificate all’inverosimile, fino a diventare un punto fermo e obbligato della rubrica mattiniera.
Dalle posizioni originarie in cui frutta e verdure erano essenziali e marginali nel contempo, si è arrivati per gradi alle posizioni presenti, dove esse appaiono ormai emarginate, latitanti, opzionali, voluttuarie, mentre tutte le carni sono costantemente al centro del suo macabro teatrino mattiniero.
Tanto che il canale uno della tv italiana di stato potrebbe chiamarsi ormai Tele-Ca-Ca o Tele-Carne-Calabrese (chiediamo scusa alla Calabria, terra di grandi uomini come Pitagora, che nulla c’entra con questa storia).
E il nostro professore è diventato nel frattempo più disinvolto e cinico, più dogmatico e sfrontato, in un crescendo di presunzione direttamente proporzionale alla frequenza delle sue apparizioni.
Si è infatti accorto che più corbellerie filo-proteiche pronunciava in televisione e più veniva apprezzato dai suoi solerti e potentissimi sponsor. E si è accorto soprattutto che poteva continuare a farlo senza che mai nessuno venisse a contraddirlo o nemmeno a suggerirgli un minimo di prudenza e di misura.
Si è reso conto insomma di essere diventato una colonna inamovibile, una autentica istituzione, un esperto in pianta stabile, un elemento intoccabile e incontestabile
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Fine sciorinatore  e distributore di spunti filo-carnivori a ruota libera e a getto continuo, instancabile seminatore di zizzania macellofila, si è guadagnato i galloni di capitano europeo della carne e del latte, ed è stato pure nominato di recente Consulente Alimentare della Comunità Europea.
La sua azione martellante in favore di bistecche, interiora, trippe e frattaglie, non conosce tregua, e si esplica giornalmente -ed è qui che vorremmo vederci più chiaro con le leggi vigenti dello stato  italiano sulle comunicazioni di massa e sul mezzo televisivo- alle ore 8 del mattino sul canale Tele-Macello 1, vale a dire nel momento di massima audience mattutina, entrando nelle case di tutti gli italiani.
Si fa chiamare in continuazione professore (al ritmo di almeno 10 volte al minuto, quasi per ricordare agli altri e forse anche a se stesso che una laurea ce la deve avere per forza).
E’ coadiuvato da una giovane assistente bionda, esternamente attraente, che in teoria dovrebbe fungere da presentatrice del programma, ma che nella realtà funge da complice, da servile badante e da bidella, che gli sta accanto con religiosi gesti di approvazione, gli fa pure le fusa e le moine, e pende letteralmente dalle competenti parole del suo professore. Calabrese dixit.
Cadono i governi, cade persino Mortadella Prodi (Dio sia lodato), ma Calabrese non cade mai.
E’ troppo bravo davvero.
Più che inchiodato alla sua importante poltrona televisiva, vi è incollato, è un tutto uno con essa.
La sua arroganza e la sua temerarietà hanno raggiunto il culmine il giorno 24 gennaio 2008 quando, in aggiunta alle sue elucubrazioni quotidiane fatte di spropositi filo-proteici, rigorosamente prive di dibattito e di contrapposizioni critiche, ha spiccato autenticamente il volo, auto-annunciando il
Teorema Calabrese sulla Nutrizione essenziale, in totale alternativa persino alle Recommended Daily Allowances (RDA) delle autorità americane tipo FDA, che già di per sé sono notoriamente squilibrate, in quanto subiscono il costante condizionamento dalla gigantesca industria americana della carne.

Le peripezie, i precari equilibri e le inattendibili tabelle della FDA e del Dairy Council

La FDA è famosa per le sue tabelle minime di alcuni decenni fa. Autentici strafalcioni, che dovette poi via-via correggere negli anni in modo inverecondo, imbarazzante, ed anche comico, se non si fosse trattato di autentico crimine diseducativo ai danni dei consumatori  americani.
Consumatori, peraltro, sempre pronti a ingozzarsi non solo degli stomachevoli materiali macellati nelle quote suggerite, ma anche di tutte le altre asinerie teoriche provenienti dalla FDA stessa, considerata a torto fonte attendibile e autorità cristallina e indipendente in fatto di cibi.
Fatto sta che la FDA portò le sue tabelle minime dai 350 g al giorno di proteine (ovviamente nobili), a 250, a 200, a 150, a 100, ed ora, sotto le pressioni delle autorità mediche americane, agli attuali 75 g di proteine al giorno.
Sempre in stridente contrasto con i minimi raccomandati dalle scuole igienistiche naturali, che fissano una media di 11 – 25 g/giorno di proteine. Undici perché quello è il fabbisogno medio di un infante in fase di crescita, e venticinque perché oltre tale quota il sangue comincia ad acidificarsi e a produrre decalcificazione interna.
Una escalation alla rovescia, quella della FDA, che la dice lunga sugli atteggiamenti dissennati e irresponsabili delle autorità nutrizionali americane, quando non vengono controllate con grande cautela e massima circospezione.
Chiaramente, non contenta di tali ripetute cantonate, la FDA si preoccupò pure di elevare i livelli minimi di cobalamina o vitamina B12 (tipica della carne), dagli 80 pg/ml  (picogrammi o biliardesimi di grammo per millilitro di sangue) fissati in precedenza dalla WHO, ai 157 min -1059 max delle sue attuali tabelle, mantenendo inoltre ai livelli minimi insensati di 40 mg/giorno il fabbisogno di acido

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ascorbico o vitamina C (tipica della frutta-verdura crude), quando il reale fabbisogno, confermato dagli ultimi esperimenti dell’Università inglese di Cambridge, evidenziano un fabbisogno minimo quintuplicato, di 300 mg/giorno.
Nelle altre operazioni di contorno, sia la FDA che tutti i medici e i nutrizionisti medici, tendono a non dare rilievo agli acidi folici o folati o vitamina B9 (tipica della frutta-verdura), quali perfetti sostituti e
vicari della B12, soprattutto nei soggetti vegetariani che vivono benissimo a livelli di B12 sui 100, e di B9 sui 25 ng/ml (nanogrammi o miliardesimi di grammo per millilitro di sangue), contro la media indicata di 3 min -16,1 max ng/ml.
Altro punto cruciale riguarda il colesterolo alimentare LDL, fissato politicamente dalla FDA (per non spaventare  o far desistere troppo i mangiatori di carne) a 135 min – 190 max (mg/dl, milligrammi per decilitro di sangue), mentre la gamma 100-160 è già alta, in quanto indica esistente presenza di arterie parzialmente occluse.
Il dr Pritikin aveva rilevato che tra i suoi clienti americani la media reale variava addirittura da un minimo di 160 a un max di 330, tutti valori che candidano il soggetto al collasso e all’ictus, mentre i vegetariani stanno a livelli ben inferiori alla media 135-190 (i monaci zen koreani denotano valori sugli 80 mg/dl, il sottoscritto -sempre a puro titolo di esempio- stava a 68 lo scorso anno, con la B12 a 100 e la B9 a 23,7).
Pure sul calcio, fissato dalla FDA a 1400 mg/giorno, sotto l’influenza del potentissimo Dairy Council americano, c’è molto da discutere, visto che le tribù vegetariane Bantù, a titolo di esempio, stanno benissimo con 350 mg/giorno di calcio ( calcio soprattutto naturale e organico, da frutta-verdura crude) e non sanno cosa sia l’osteoporosi, mentre in Usa gli americani medi, con 1400 e oltre mg/giorno di calcio, (soprattutto lavorato e inorganico da latticini), non ce la fanno a tamponare l’acidità (vedi altissimo consumo di antiacidi) ed in più sono primi al mondo per consumo di latticini e, nel contempo, primi al mondo in osteoporosi. E si tende inoltre a nascondere che più aumentano i latticini e più diffusi sono i tumori al seno, sempre in ossequio agli interessi venali del Dairy Council.

La sconsiderata dieta superproteica del dr Atkins e quella carbonica del dr Pritikin.
L’imbecillità di andare contro le leggi naturali del creato non paga.

Quando la FDA predicava il quasi mezzo chilo di proteine al giorno, era influenzata dalla celebre dieta iperproteica del dr Atkins, che impazzava in America 20 anni fa, in quanto, contro la dieta carbonica altrettanto famosa (ad alti carboidrati) di Nathan Pritikin, teorizzava la rapida riduzione del sovrappeso mediante una forte riduzione dei carboidrati e un altrettanto forte incremento di quota giornaliera proteica.
Una vera manna per il popolo d’America, notoriamente tra i più obesi al mondo.
Mangiare più carne e calare di peso era il massimo dei massimi.
E, in effetti, succedeva proprio così. La gente mangiava più bistecche, stava lontano dalla pasta e dalle pizze, dai pani e dai dolciumi, accettate invece benevolmente da Pritikin, e il peso scendeva.
Anche perché pure Pritikin aveva fatto i suoi begli errori, scordandosi di fare una netta distinzione tra amidi naturali da cibi crudi tipo succo fresco di carota (digeribili e positivi) e amidi cotti e lavorati (causativi di notevoli problemi di trasformazione-amidi-in-zuccheri e di notevoli dispendi energetici in fase digestiva e assimilativa), per cui i risultati della sua dieta non erano poi molto convincenti.
Con Atkins, bistecche non solo a pranzo e cena, ma anche a prima colazione, e persino a merenda, dove magari si optava per gli hamburger e i Big Mac dei MacDonalds, o per le cosce di pollo della catena KFC (Kentucky Fried Chicken).
Il peso andava giù veloce e la gente si sfregava le mani in segno di vittoria.
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Finalmente una dieta intelligente, dove ci si ingozza a piacere della carne degli altri e si viene persino premiati con un miracoloso calo di peso. Andavano dicendo i carnivori di oltre oceano.
In America era stata  finalmente scoperta la chiave di volta della nutrizione ideale.
Purtroppo però, agli hurrà e al baldanzoso gozzovigliare nei fast food e nei ristoranti succursali delle macellerie, seguirono ben presto le cocenti delusioni e gli amari pianti dei ricoveri d’urgenza, delle operazioni disperate, delle frequentazioni sempre più intense presso i cimiteri d’America.
Morì ben presto di cancro al fegato non solo l’ìdeologo americano della bistecca-cinque-volte-al-giorno, quel dr Atkins che oggi diversa gente sprovveduta cerca di resuscitare come magico ispiratore di diete, ma anche una marea di suoi imprudenti e creduloni seguaci, finiti il più delle volte in camposanto anzitempo, per cancro allo stomaco, al fegato, al pancreas, alla vescica. Questo a dimostrazione che l’ignoranza, la stupidità, l’imbecillità di andare contro le leggi del creato, non paga.

Partire col piede sbagliato porta inevitabilmente a incespicare e cadere malamente

Il dr Atkins, come tutti i fautori di diete miste onnivore, o di diete pericolose e cervellotiche tipo quella dei gruppi sanguigni di Peter D’Adamo, o di diete basate sulla carne, partono sempre col piede sbagliato dell’ignoranza più nera su un fatto fondamentale. Sul fatto cioè che l’uomo è, sempre e dovunque, disegnato in modo netto e incontestabile come mangiatore di frutta e verdura crude, indipendentemente dal suo gruppo sanguigno, dal suo zodiaco o dal colore della sua pelle.
Sul fatto che il suo sistema gastrointestinale la dice tutta su chi egli sia, su cosa egli debba fare per stare bene, su come si debba comportare per stare in forma, su cosa debba mangiare per non appesantirsi, non inquinarsi internamente, non diventare obeso, non ammalarsi.
In quel tubo gastrico tipico da mangiatore di frutta-verdura crude, extralungo ed extrainvoluto, scarsamente dotato di acido cloridrico e quindi inadatto a disintegrare e digerire le proteine della carne. In quel canale gastrointestinale per niente dotato di enzimi urikase per la demolizione dell’acido urico, è una pura follia buttare dentro alla rinfusa cibi di origine animale carichi di proteine e di acidi urici, che mai e poi mai dovrebbero transitare da quelle parti. Canidi e felini possono farlo liberamente, essendo dotati di tubo tozzo e corto, di tanto acido cloridrico e di abbondanti enzimi urikase, noi no.
E’ come buttare dentro del letame e del liquido da fogna in un motore pulito e ordinato che va a benzina super e si lubrifica a olio multigrado.
Solo che quel motore meccanico si fermerebbe subito, non essendo dotato di sistema protettivo o immunitario, ma solo di filtri che si intaserebbero all’istante, per cui la malandrinata di rifornirlo con acque luride verrebbe alla luce immediatamente, e si procederebbe a immediata e radicale pulizia, licenziando in tronco l’imbecille autore del gesto.
Nel caso nostro, abbiamo un motore altrettanto delicato, e forse ancora più esigente di quello a scoppio, ma per nostra fortuna o sfortuna, noi umani siamo pure ben protetti dal sistema cosiddetto immunitario.
Solo che questo, se è vero che da un lato ci salva nell’immediato (anche perché se non esistesse la protezione finiremmo stecchiti al primo errore grave), ci frega poi dall’altro nel lungo periodo, dandoci l’illusione di poter sbagliare senza dover mai pagare il conto.

Intasa oggi e intasa domani, avvelena a getto continuo, e ti ritrovi in situazioni disperanti

Così, noi continuiamo imperterriti a dargli anche il giorno dopo, e nei giorni che verranno, altro letame e altre acque luride, al posto del carburante pulito di cui ha bisogno (essenzialmente fruttosio naturale).
Alla fine di questa pratica sudicia ed irresponsabile, ci ritroviamo coi condotti intasati e col sangue che non scorre.                                                            
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Col sangue che non nutre e non ripulisce il sistema cellulare (vedi colesterolo misto a sostanze inquinanti e a minerali inorganici e a veleni ivi depositati).
Col cuore che fa doppia fatica a far scorrere sangue e plasma nel sistema vascolare. 
Con mescole improprie di cibi incompatibili e conseguenti fermentazioni alcoliche e putrefazioni supertossiche lungo il tubo alimentare.
Con ghiandole e organi sottoposti a stress e ingrossamenti ipertrofici.
Con acidificazioni del sangue (causate da proteine tutto altro che nobili e latticini tutto altro che innocenti o addirittura calcio-benefici) che causano richiamo immediato, da parte dell’ipotalamo e del sistema endocrino, di  vero calcio organico, ovvero di osseina, dal midollo spinale, per contrastare detta acidità e produrre conseguente osteoporosi.
Con tessuti e organi dove scarsezza di vitamina C  e di ossigenazione accompagnate da avvelenamenti continui portano a ovvie e inevitabili degenerazioni tumorali e cancerogene.
Di queste cose ci accorgiamo sempre dopo e sempre tardi, quando nessuno al mondo e più in grado di salvarci davvero.
Non la medicina assurda e medioevale dei medici-sacerdoti e dei cacciatori ostinati di microbi e di virus.
Non certamente quella delle immunizzazioni a base di vaccini e sieri velenosi, fantasiose e illusorie, non-protettive e cariche di danni immediati, oltre che di gravi incognite future.
Non le pratiche omeopatiche incerte e mangia-soldi dei tanti veleni a minuscole dosi.
Meno che meno la medicina della chemioterapia e della radioterapia.
Non quella delle operazioni non indispensabili, o quella dei trapianti, che danno luogo tra l’altro all’odioso commercio di organi di giovani privi di risorse. Tipo gli squattrinati di Montelupa in Filippine e di Istanbul. Tipo i prigionieri cinesi condannati a morte, tutti pronti a vendere un proprio rene per una miseria di 1000 o 2000 dollari, mediante una estrazione dolorosa e invalidante che implica persino frantumazione di costole.
Non la tecnica futuristica delle clonazioni.
Non le eterne e utopistiche ricerche di sconfiggere il cancro, che è una condizione procedurale interna del corpo e non una entità circoscritta, localizzata e colpibile.
L’unico modo di non incorrere nella disperazione, è quello di prevenire in tempo e di darsi regole precise e sagge di vita, tenendo alto e vigile il proprio livello educativo, osservando le cose e osservando se stessi attentamente e non in modo epidermico, sbadato, negligente.

Chi si ostina a non conoscere se stesso, e pretende persino di modificare e correggere le leggi inviolabili della natura, commette un peccato grave di presunzione e di superbia

Chiunque si ostini a disobbedire a questa situazione reale, chiunque voglia sfacciatamente tradire le sue origini e la propria condizione di fruttariano-vegetariano, è destinato a pagare pesanti conseguenze, a livello fisico, mentale e spirituale.
Il dr Atkins ha commesso un grave peccato di superbia e di presunzione.
Si è limitato infatti a fare considerazioni, teoriche e da laboratorio, di tipo materiale e nutrizionale, incentrate tutte sul valore calorico e proteico dei cibi, prescindendo totalmente dal fattore fondamentale uomo.
Sarebbe come mettere tutte le nostre attenzioni e cure per trovare il miglior carburante al mondo, senza prima analizzare in modo approfondito e scientifico le caratteristiche biochimiche e strutturali del motore al quale tale carburante è destinato.
Si tratterebbe di una procedura buffa e insensata.
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Atkins non era l’ultimo arrivato. Insegnava all’università. Era un chimico ricercatore serio. Era anche laureato in medicina. Eppure gli mancava ugualmente della materia grigia nel punto giusto.
Come chiunque al mondo non rispetti la massima che si trova scolpita su ogni tempio della Grecia antica: Conosci Te Stesso.
Puoi essere il Nobel più acclamato, puoi essere papa o presidente.
Puoi essere un grosso finanziere e guadagnare miliardi al mese.
Puoi essere capocannoniere del campionato mondiale di calcio.
Puoi vincere il mondiale di Formula Uno.
Puoi conoscere a menadito ogni dettaglio della tua professione.
Puoi sezionare a memoria il corpo umano, riattaccare e clonare. Ma se ti dimentichi quel fondamentale Conosci Te Stesso, rovini tutto e diventi alla fin fine il più miserabile  e il più idiota dei rimbambiti.
Dopo il disastro Atkins, qualcuno ha imparato la lezione, ma molti altri al mondo, non lo hanno fatto ancora. Perché la superficialità è un male endemico dell’uomo. Finché uno non sbatte la testa contro il male, si illude che il male non esista affatto.
C’è gente che pensa tuttora che Atkins avesse in qualche modo ragione, e che con qualche correzione si potrebbe anche riciclare e rilanciare. E ritiene così di adottare un  sistema Atkins attenuato.
Se troppa carne manda all’inferno, perché non provarne un po’ di meno. Così non occorre sconvolgere la propria dieta, e magari ci si continua a divertire con dei deliziosi cadaveri in bocca, e a mantenere un peso non esagerato. E così la cretineria continua a riprodursi come l’Araba Fenice.

La saggezza degli artisti di Hollywood

Chi ha invece  capito l’antifona, chi ha appreso la lezione a memoria, sono le stelle di Hollywood.
Ma anche le dive europee ed australiane, e pure quelle cinesi e giapponesi, stanno facendo altrettanto, avendo intuito da quale parte tira il vento
Tutti gli artisti nessuno escluso, tutte le star americane del cinema, grazie alla ricchezza e alla libertà derivante dalla loro privilegiata posizione, si stanno rivolgendo e affidando in massa, a partire da circa un decennio, alle cliniche nutrizionali e terapeutiche della Scuola Igienistica Naturale Americana (ANHS).
Non lo fanno per sfizio, o per farsi pubblicità, ma per prolungare al massimo la propria brillante ed esilarante esistenza.
Essi hanno a cuore in modo particolare la propria salute. Ci pensano tre volte prima di affidarsi a cure mediche incerte e sperimentali.
Si mettono in fila come ragazzini umili e obbedienti. Tutti a masticare frutta e foglie di insalata rigorosamente crude. Tutti a fare dei brevi digiuni quando si sentono appesantiti o a rischio.
Hanno capito che l’insegnamento giusto e unico da seguire è quello, e nessun altro al di fuori di quello. Hanno capito che quei pionieri americani della medicina del Novecento, stile Russell Thaker Trall, Sylvester Graham, John Tilden, hanno imboccato la carreggiata giusta, si sono ispirati alla saggezza illuminante dei Pitagora e degli Ippocrate, dei Socrate e dei Platone, degli stessi Gesù Nazareno e San Francesco, dei Dante e dei Leonardo, dei Rousseau e dei Voltaire, dei Béchamp e degli Einstein.
Hanno capito che gente come il dr Arnold Ehret e il dr Herbert Shelton  non dicevano scemenze e non esageravano per niente.
Quando Richard Gere, personale amico del Dalai Lama, ha messo assieme mille invitati in occasione dell’ultimo festival di Venezia del 2007, ha colto di sorpresa i migliori ristoratori della città lagunare, col suo menù rigorosamente vegetariano e crudista.

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Quando George Clooney va nei ristoranti di Como e dintorni e ordina menù vegetariano, i cuochi sorridono alle stranezze di questi attori del cinema.
Quando Jane Fonda insegna alle ragazze d’America ad alimentarsi di frutta e verdura, si pensa ancora alla originalità delle dive. Quando l’attrice Gwyneth Paltrow proclama di essere vegetariana e igienista, tutti a dire che lo fa solo per mantenersi esile.
Se la bella Pamela Anderson  appare nuda e coperta di due foglie di cavolo sulle cartoline pubblicitarie di Hongkong, con la frase bilingue inglese-cinese  Try Vegetarian, Turn over a New Leaf  (Diventa vegetariano, Gira la foglia) per iniziativa della PETA (People for the ethical treatment of animals-Norfolk-Virginia-Usa, il cui sito è www.GoVeg.com) la gente ritiene che lo faccia per tornaconto economico personale.
Se poi la più  desiderata star americana, l’immagine di donna più  downloaded  (o scaricata) dai computers del mondo, rispondente al nome di Sara Jane, appare nuda sulle cartoline pubblicitarie di Hongkong, in compagnia di tre deliziosi pulcini neonati, sempre per iniziativa PETA e contro  la crudeltà dei fast food KFC (Kentucky Fried Chicken), la gente ipotizza ancora una questione di soldi, senza riflettere sul fatto che, se c’è una cosa che importa relativamente a persone di questo calibro, questa cosa sono proprio i soldi.

Il  macabro e rivoltante teorema Calabrese

In diverse occasioni abbiamo detto che l’Europa copia molto spesso dagli Usa, arrivandoci magari venti anni dopo, soprattutto nel settore alimentare. Spesso più che copiare scopiazza male, oppure si limita a trarre delle ispirazioni.
Il prof Giorgio Calabrese sembra invece aver copiato l’America anche troppo bene.
Nella sua sfrenata ambizione e nel suo spiccato protagonismo da primadonna dell’alimentazione carnea, sta cercando di fare addirittura meglio della FDA e del dr Atkins.
Tanto da apparire come una reincarnazione autentica del teorico della bistecca made in Usa.
Vediamo dunque in sintesi cosa ha proposto alle famiglie italiane il nostro professore coi baffi nella trasmissione del 24 gennaio scorso.

                    Il mio teorema Calabrese che vengo a proporvi è il seguente:
1)  Al bambino svezzato e in forte crescita, dopo un  breve periodo di transizione a base di    
    omogeneizzati, è indispensabile dargli almeno 80 grammi al giorno di carni varie, per 5 o 6 volte la
    settimana, con esclusione magari del venerdì, dove gli daremo forse una quota simile di pesce.
2) Per la persona adulta e attiva, la quota giornaliera di carne sale a 150 grammi al giorno, sempre
    per 5 o 6 volte la settimana, intercalate da una quota di pesce.
    Così, con le proteine nobili della carne, e relativa vitamina B12, e le proteine del pesce, con relativi  
    acidi grassi Omega-3, vivremo sani, sazi, in piena forma, con muscoli più potenti e con anticorpi più
    attivi.
    In questo modo integreremo gli 8 aminoacidi mancanti mediante le proteine nobili che sono i 
    mattoni indispensabili per la crescita. Chiaro che gli altri 13 aminoacidi,  già li auto-produciamo
    (purtroppo per noi produttori di carne) all’interno del nostro corpo.
3) E’ sbagliato, come fanno molti, comprare solo un tipo di carne, magari uno o due chili, metterla in
     frigo e andare avanti con quella finché non si esaurisce. Occorre piuttosto nutrirsi di diverse parti 
     del corpo degli animali, per sopperire alle nostre varie necessità, visto che ogni parte dell’animale
     possiede particolari elementi nutritivi. Meglio dunque rifornirsi di diversi tagli di carne  e
     recarsi dal macellaio più di frequente.
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Come dire, aggiungiamo noi in coerenza, che il muscolo servirà a compensare i muscoli, il sangue delle bistecche al sangue ad arricchire il sangue, il fegato a rinforzare il nostro organo epatico, le interiora e le frattaglie a ricreare le nostre cartilagini, l’ossobuco a reintegrare le ossa, i testicoli del manzo a darci vigoria sessuale, le trippe a darci un ventre più dinamico, le cervella a renderci più intelligenti, il latte di mucca a favorire la lattazione nelle gestanti.
Peccato, per Calabrese e per chi la pensa come lui, che questo concetto antidiluviano e rozzo della sostituzione cellulare, dove le nostre cellule vive assorbirebbero quelle equivalenti e morte degli animali, sia stata da secoli smentito nel modo più assoluto dalle ricerche scientifiche.
La sola teoria scientifica che regge è ovviamente quella della riproduzione autonoma delle cellule, e di un supporto cellulare che arriva con la nutrizione consistente in sostanze molecolari trasformate, che nulla hanno a che fare con il materiale formale originario.
Ma basta pure osservare la natura, dove la mucca trae tutto il suo latte non certo dal latte di altre creature ma dall’erba verde o dal fieno secco, e dove il toro trae la sua carica sessuale pure dagli umili steli d’erba, dal sole e dalla vista eccitante delle sue prede femminili.
4)   La carne clonata non deve arrivare sui nostri piatti. Noi siamo per le scelte naturali e sicure.
      Troviamo anche immorale che si propongano delle carni clonate. Tanto più che la carne italiana è 
      la migliore carne al mondo, è tutta tessuto, muscolo e organi. Tanta ciccia e poco grasso.
Anche qui c’è da osservare che l’immoralità non ha nulla a che fare con le carni clonate o non clonate.
L’immoralità riguarda le carni tutte, proprio in quanto tali. Per cui, il professore farebbe meglio a lasciare da parte un termine moralità che non gli si addice per niente, nel suo presente ruolo televisivo.
Quanto ai vari tagli di carne, non serve affatto fare distinzioni. Ogni pezzo di cadavere è carico di cadaverina e putrescina, di batteri e virus in enormi quantità. Non fa neanche un po’ di bene a nessun essere umano di nessuna età, perché è qualcosa di estraneo e incompatibile col tubo intestinale del bambino e con quello dell’adulto.
Non occorre che il prof Calabrese scomodi Pitagora, Ippocrate o Galeno. Vada a sentire cosa gli dice il prof  Umberto Veronesi a proposito degli effetti cancerogeni di tutte le carni.

Stendere un velo di pietà su un business imbarazzante, di cui non poter andare fieri

La promozione macabra che Calabrese sta conducendo con fare mansueto e saccente è del tutto fuori luogo e fuori del tempo. Nell’America immorale dei super-macelli non si commettono queste sconcezze. La carne c’è, e ce n’è pure tanta. I macellai americani la mettono a disposizione del pubblico e, chi vuole, se la va semplicemente a prendere.
Nessuno che si sogni però di presentarsi sul video, con tanto di faccia tosta e bonaria, a magnificare le doti organolettiche del sangue, delle cervella, dello sperma, del fegato dei poveri animali barbaramente assassinati. Anche perché il pubblico americano non è per niente sprovveduto o passivo.  Come dire che  Un buon tacere non fu mai scritto  (e non fu mai teletrasmesso).
Tutto sommato, viene steso un velo di pietà e di riserbo su questo business che gli stessi addetti ai lavori riconoscono essere imbarazzante,  e certamente non qualcosa di cui andare troppo fieri.
E’ anche una questione di stile.
Ma il prof Calabrese è riuscito a esorcizzare anche questo tipo di ritegno e di pudore.
Al punto di credere, nella sua vivida immaginazione scannatoria, di essere di fronte a una platea italiana fatta di cani randagi, di tigri affamate, di iene e di sciacalli e corvi pronti ad avventarsi sulla preda, anzi che a un palcoscenico televisivo dotato di sangue, cuore e cervello, di sensi e sentimenti, di debolezze e paure, del tutto identici a quelli degli animali che lui auspica invece siano abbattuti a ritmi sempre più intensi e forsennati.
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Siamo noi alla fine a voler stendere un velo di pietà su una persona che, nella sua rincorsa al successo televisivo, pare aver perso il senso del limite.
Tutto sommato gli siamo pure grati perché ci ha dato lo spunto per queste osservazioni.
Nella vita  è verissimo che  Non tutto il male viene per nuocere.
Gente come Atkins e come Calabrese, pur nei propri picchi di crudeltà mentale e di carente conoscenza scientifica, diventa preziosa e insostituibile quale antidoto ai medesimi veleni che essa riesce a generare, anche ai fini di impostare poi una valida strategia alternativa.
Dopotutto, Atkins e Calabrese, e con loro il carnivorismo mondiale, sono una vera e propria Tigre di Carta, per dirla in termini maoisti.

Dimmi che maestro hai e ti dirò chi sei
 
Più che ringraziare il prof Calabrese, i telespettatori italiani, che stanno oggi usufruendo di una scuola nutrizionale asservita, che spara sentenze indegne di un paese civile e sviluppato, e diffonde dogmi  addomesticati spacciandoli per necessità imprescindibili, devono dire grazie al direttore di  Canale Uno, che ha permesso la realizzazione e il mantenimento nel tempo di questo sconcio televisivo.
E tutto su un canale destinato alla gente, che viene pagato coi soldi dei cittadini mediante il canone. Trattasi di utilizzo incostituzionale e abusivo di mezzo pubblico, argomento da codice penale.
Per quanto ci riguarda, noi ascoltiamo tutto, persino le sconcezze del professor Calabrese e di altri personaggi simili a lui che pure bazzicano l’ambiente televisivo italiano. Ma, se noi possediamo l’antidoto alla diseducazione alimentare, non è detto che la maggioranza delle persone sia nella stessa situazione.
Ma l’unico maestro che rispettiamo a occhi chiusi rimane Pitagora.
Sincero e nitido, preciso e razionale, trasparente e onesto, intuibile e condivisibile.
Mai una parola di meno e una di troppo.
Mai un termine incomprensibile buttato lì senza una spiegazione, senza una regola, senza una prova.
Al punto che, i suoi teoremi, a 2500 anni di distanza, dimostrati e verificabili da ognuno, sia esso cinese o arabo o nero, sono appresi e memorizzati da tutti gli studenti del mondo, dalle elementari alle università. Noi  riconosciamo i teoremi di Pitagora, e anche quelli del suo maestro Talete.
Pitagora insegnava in Calabria. Il professor Calabrese porta il nome di quella magnifica regione d’Italia, ma, ci spiace per lui, non ha proprio nulla a che vedere o a che spartire con Crotone e con Pitagora. Il  teorema di Calabrese non risponde ad alcun criterio di scientificità. E’ solo un goffo tentativo di  far vendere più vitellini e mucche ad aguzzini chiamati eufemisticamente allevatori di bestiame, e di far piazzare più materiale intriso di sangue ai benemeriti beccai e macellari d’Italia.
Se la sua assistente bionda, lo chiamasse signor piazzista, o signor agente Calabrese, anziché professor Calabrese in vena di teoremi, darebbe maggiore credibilità e concretezza alla trasmissione.

Come reagire a queste offensive disperate del partito della carne

Il mondo che ci circonda, le multinazionali della carne e del latte, ma persino i nostri amici e i nostri stessi familiari, ci vorrebbero timidi e complessati, umili e dimessi, isolati ed emarginati, silenziosi e perdenti, irreali e utopisti, privi di attributi e di mordente, fuori dal tempo e dalla realtà, magari effeminati e sconclusionati.
Mettiamoci una buona volta in testa che siamo portatori di verità importantissime, che riguardano non soltanto noi vegetariani e gli amici animali che ci circondano con tutto il loro grande bisogno di affetto, ma anche quegli stessi carnivori e filo-carnivori che stanno sull’altra sponda.
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Siamo membri di una staffetta storica, e abbiamo un testimone prezioso da trasmettere alle nuove generazioni. Ci hanno imbavagliati per secoli. Ma è ora di finirla. Ci vuole più grinta e determinazione da parte nostra. Ci vuole più fiducia e autostima.
Le verità che possediamo sono limpide come l’acqua incontaminata.
Il modo di conoscerle e di trasmetterle è di grande importanza. Serve più convinzione.
Noi vegetariani di oggi siamo aiutati dalle statistiche e dai numeri, dagli esperimenti e dalle dimostrazioni scientifiche. Abbiamo la scienza dalla nostra parte. Non siamo costretti a credere ciecamente a qualcuno, come poteva succedere in passato. Non possiamo più farci imbrigliare e farci mettere nel sacco da gente priva di scrupoli ma priva pure di argomenti.
Non ci dobbiamo vergognare di sentirci deboli e spaesati, o non all’altezza del compito che ci aspetta.
Meglio semmai chiedere supporto e ispirazione a Pitagora, ed anche a Gesù se serve.
Riprendiamo la nostra dignità di esseri umani normali e giusti. Se la maggioranza è bacata non dobbiamo sentirci minoritari ed estromessi dal contesto sociale. Ne facciamo parte a tutti i livelli.
Se qualcuno ha il diritto di ghettizzare il prossimo, questi siamo proprio noi, in quanto minoranza dotata della verità e della fiaccola olimpica.
Mai più frasi tipo  Sei vegetariano? Come mai? E le proteine dove le trovi?
E’ venuto il tempo di essere noi a dire  Cosa? Sei carnivoro? Ma non ti vergogni? Come farai a evitare il cancro? E chi ti salverà dalle fiamme del Dio delle Mucche?
Abbiamo sì o no la verità? Se abbiamo l’1 percento di dubbio è meglio che ce lo tiriamo via subito del tutto. Verità 100 e dubbio zero. Perché nel nostro caso così deve essere.
Se non siamo in grado di avere questa certezza, meglio che il nostro 1 percento di dubbio diventi  allora 100 percento e che passiamo all’altra sponda.
E’ inutile tenere piccole fiammelle accese. Dobbiamo illuminare il mondo, con la forza naturale del sole.
Facciamo in modo di affinare le verità che abbiamo e di trasmetterle senza limiti e senza complessi.
Liberiamoci del buio e della spazzatura che ci circonda.
L’Italia non può essere ridotta a monnezza e cadaverina, a falde acquifere imbrattate e impregnate di sangue infelice e sventurato.
Riprendiamo il gusto e l’orgoglio di essere italiani. Pensiamo al nostro grande passato.
Pensiamo alla Magna Grecia che dovremmo chiamare in effetti Magna Italia. Pensiamo a Leonardo, a Giotto e Raffaello, pensiamo a Volta e Marconi.
Crotone è in Calabria, e ospitò il maggiore centro educativo dell’epoca, cioè la Scuola Pitagorica.
Castellamare della Bruca (ex Velia) si trova in Lucania, fu sede della Scuola Eleatica del grande filosofo e medico Parmenide, contemporaneo di Pitagora, di cui ricordiamo la celebre massima
Datemi la febbre e saprò farne mirabilie, in netta e modernissima antitesi, 2500 anni prima, alle mediocri attitudini febbrifughe e antipiretiche della medicina di oggi.
Nella Firenze del Trecento, Dante nobilitava l’intero stivale italico con  Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Non lontano, tra le colline di Assisi, non si era ancora spenta l’eco del Laudato Sie Mi Signore, del Santo Francesco.
Questi nostri grandi antenati non sono morti. Sono vivi e veraci, sono presenti in modo indelebile, scolpiti nelle nostre coscienze. Ci pungolano a fare qualcosa, ad essere degni allievi e successori.
La nostra bella Italia, di cui andare fieri e a testa alta, sta proprio lì, nei luoghi di arte, di cultura, di religione pura, di amore per la verità e la natura.
Non certamente in quei macelli, benedetti dalle autorità ecclesiastiche romane, che ci fanno sentire ignobili e indegni. Non certo nelle fabbriche di prosciutti, di zamponi e di mortadelle, che mortificano, dequalificano, e dissacrano spiritualmente il nostro amato territorio..

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