Retrovirus, omovirus, fantavirus e sprecaeurovirus

{jcomments on}12 Giugno 2009
 
Il rallentamento della morsa

Non tutte le pandemie finiscono per nuocere.
Qualcosa si impara sempre, anche dalle esperienze più atroci.
Due mesi fa, mentre imperversava l’ultima peste della serie, licenziai una tesina che pare sia stata apprezzata dal pubblico, intitolata  Superstizione del contagio e cultura della salute.
Nonostante le acque siano chetate, nonostante batteri e virus e monatti abbiano rallentato la morsa e siano andati temporaneamente in vacanza, essa continua ad apparire e pertanto ad essere letta su diversi blog italiani ed anche fuori confine, pur con traduzioni alquanto approssimative.
In realtà, assieme a quella tesina inviai pure un altro articolo dal titolo Virus e viresse, ovvero il sesso degli angeli, che è passato inosservato, ma che era inteso a integrare l’argomento, e che allego in copia.

Un pessimo rapporto culturale con virologi ed infettologi, salvo Duesberg e Kono

Già dal titolo si capiva che il mio rapporto culturale con virologi e infettivologi non è affatto dei migliori.
Gli unici due che oggi salvo sono Peter Duesberg ed il giapponese Reisaku Kono, per i motivi che spiegherò nelle righe a seguire.
Sono stato più volte in California, sia a L.A. che a Santa Monica, senza lasciar fuori ovviamente San Francisco. Però, per un motivo o per l’altro, non ho fatto in tempo a inserire Hollywood, che mi incuriosiva, ed in particolare Berkeley.
La University of California di Berkeley ce l’ho nel mirino, ed alla prima occasione, intendo farci visita.

A Berkeley insegnava pure Herbert Marcuse

Non solo perché vi insegna biologia molecolare il professor Duesberg, ma anche perché da quelle parti insegnava pure un altro tedesco doc chiamato Herbert Marcuse, autore di notevoli opere di successo come Eros e Civiltà, il quale, proprio nel mentre era  all’apice della sua brillante carriera, nel 1972, trovò il tempo per interessarsi a un gruppo di studenti friulani, incluso il sottoscritto, per andare in posta ed inviare loro un supporto (mai richiesto) di 100 dollari, a favore del Circolo Marcuse che a quei tempi stampava 7 numeri mensili della rivista ciclostilata Rottura.

– 2 –

Di Duesburg si può solo dire un gran bene

Salvo Duesberg perché, nonostante i suoi scontati coinvolgimenti con la trascrittasi inversa, i retrovirus ed il genoma umano, e le altre stravaganze che alimentano la virologia, mantiene sempre la trasparenza e l’onestà di riconoscere che i retrovirus sono un ramo secco del sapere, visto che non rivestono alcun ruolo concreto nelle malattie.
Ed anche perché è stato l’unico al mondo a ribellarsi al diktat del carrozzone Aids dall’interno della Nomenklatura Medico-Scientifica, affiancandosi alle durissime posizioni critiche di tutto il movimento igienistico naturale americano e mondiale.
L’unico poi ad offrire al mondo un impietoso spaccato di come funzionano le cose dietro le quinte dell’apparato universitario statunitense, e nei meandri oscuri del potere medico-scientifico, dei NIH (National Institute of Health), del CDC (Central Disease Control), della WHO (World Health Organization) e della FDA (Federal Drug Administration).
Tutte cose che si possono agevolmente apprendere dai suoi scritti, reperibili nelle librerie e pure on-line.

Si può essere virologi con la testa sulle spalle, come il giapponese Reisaku Kono

Salvo pure Reisaku Kono perché, in occasione dello Smon giapponese (pandemia anticipatrice per molti versi dell’Aids, e che si era esaurita nel 1973 dopo 12 anni di terrore, con un bilancio definitivo di 3-4000 morti e di oltre 10 mila persone colpite), ebbe il coraggio e la franchezza di riconoscere i propri errori e di ammettere che Eravamo affascinati ed attratti dai fantasmi di Pasteur e di Koch, favorendo così la scoperta del vero responsabile del morbo Smon, che non era un virus misterioso ma il prodotto Entero-Vioform, contenente clioquinol, un farmaco anti-diarrea prodotto dalla Ciba-Geigy, che venne poi condannata a un pesantissimo risarcimento danni per strage.

La conclusione positiva e trasparente dello Smon, ovvero dell’Aids giapponese

Se Kono si fosse comportato irresponsabilmente, come fecero Montagnier e Gallo, e con loro una massa enorme di ricercatori e di scienziati occidentali, in Giappone ci sarebbero tuttora schiere di virologi a  furibonda ed inconcludente caccia dell’ipotetico e contagiante virus Smon.
Se lo Smon giapponese è stato alla fine una specie di trascurabile dosso, al suo confronto l’Aids non solo è riuscito a sopravvivere ai vuoti più inspiegabili ed eclatanti, ma è diventato addirittura una montagna insormontabile, una menzogna putrida ma solidificata, invischiante governi, presidenti e servizi segreti.

Per i virologi in genere, ci si può riciclare e diventare mineralologi, oppure c’è sempre della buona terra da coltivare

Tutti gli altri virologi, incluso il tedesco, parzialmente illuminato, Stefan Lanka, li manderei volentieri a casa, con le buone maniere si intende, in modo fraterno ed amichevole.
Si diano magari alla mineralogia, dato che i virus sono dopotutto dei minerali.
Se non trovano un modo decente e congruo per riciclarsi, c’è sempre della buona terra che aspetta di essere arata, seminata e coltivata.
Molto meglio un bravo contadino colto, che lavora e produce qualche pianta e qualche tubero in più, di un virologo che perde il suo tempo, armeggia tra microscopi e laboratori, tra bilance e forni, sprecando preziose risorse della comunità per cacciare virus e fantasmi che non hanno nessuna rilevanza in ambito patologico, salutistico e terapeutico.
– 3 –

Uno scandaloso Nobel francese e un leggendario scienziato italo-americano

Questo discorso vale per tutti i virologi e gli immunologi del mondo intero, poco importa se insegnano alla Normale di Pisa o alla Sapienza di Roma, al Massachusetts Technical Institute (MIT) di Boston o ad Harvard.
Avendo citato i due migliori, da salvare, sarà opportuno nominare le due maglie nere. Uno ha corredato la propria carriera con lo scandaloso Nobel per la Medicina del 2008, e si chiama Luc Montagnier.
L’altro è l’americano, purtroppo di origini italiane, Robert Gallo, che la corrispondente da New York del Corriere della Sera, Alessandra Farkas, chiama addirittura leggendario scienziato, e che sarà di sicuro premiato col Nobel per la Medicina nel corrente anno, non fosse che per una questione di pars condicio.

Essere pagati per diseducare dei giovani e trasformarli in suoi cloni, in altri monatti ed altri untori

Il fatto che Gallo abbia dichiarato in occasione della peste messicana che Per evitare nuove e più devastanti epidemie future, forse l’unica soluzione è diventare tutti vegetariani, non mi fa cambiare una virgola di opinione nei suoi confronti.
E’ la prima volta che lo sento affermare qualcosa di sensato, ma una rondine non fa primavera.
Oggi egli occupa la posizione di direttore dell’Institute of Human Virology alla University of Maryland, dove insegna microbiologia ed immunologia, dove insegna cioè a sragionare la gente, dove è pagato, sempre profumatamente, per diseducare dei giovani e trasformarli in ulteriori suoi cloni, pronti a rinforzare le file del già troppo vasto esercito dei monatti e degli untori che calca la scena mondiale.

L’arte dello schivare il dibattito pubblico

Non posso dimenticare poi che, per ben 3 volte consecutive, Gallo si è ignobilmente sottratto a un dibattito pubblico col professor Peter Duesberg, e questo è avvenuto:
 
Al convegno di New York del 1989 sui retrovirus (scusa: problemi familiari).
Al convegno di ematologia di Hannover del 1990, quando Gallo si trovava pure là per altra conferenza (scusa: problemi familiari).
Al convegno di oncologia di Bonn nel 1993, quando Gallo presenziava ad altra conferenza (scusa: problemi familiari).

Le promesse di marinaio del professor Robert Gallo

Più che problemi familiari, erano problemi di coscienza fuori posto, e quindi di impossibilità a sostenere un pubblico dibattito con Duesberg.
Nel 1976, Gallo aveva promesso al mondo un vaccino anti-Hiv nel giro di non oltre 10 anni.
Ma nel 1994, al X congresso internazionale sull’Aids a Yokohama, dichiarò disinvoltamente che nulla di nuovo era ancora emerso e, al IX congresso di immunologia di San Francisco nel 1995, ripetè il solito ritornello del No news good news.

Nessuno al mondo muore di Aids, se sta alla larga dalle droghe e dai farmaci tipo l’AZT

La propaganda Aids fa parte ormai dell’aria che respiriamo, e Robert Gallo è la rotella americana numero uno, utilizzata a piacere dal cartello farmaceutico americano e mondiale.
– 4 –

L’ironia è che i sieropositivi (giudicati infettati dall’Hiv) non hanno alcuna ragione di temere alcunché.
La gente tutta, infettata da Hiv o non infettata per niente, non morirà mai di Aids, a patto che stia semplicemente lontano dalle droghe e dai farmaci micidiali tipo l’AZT.
Ora è diventato di moda parlare più di Papillovirus che di Hiv/Aids, e Gallo viene pertanto coccolato pure dalla britannica Glaxo-Smith-Kline, numero uno mondiale nei vaccini e nel business del contagio.

Il crescente pessimismo della comunità scientifica internazionale

Il quotidiano The Independent ha pubblicato nei giorni scorsi un sondaggio tra i più autorevoli ricercatori del settore, rilevando un profondo pessimismo nella comunità scientifica internazionale, soprattutto dopo il fallimento dell’ultimo test che avrebbe dovuto consegnare uno straccio di vaccino anti-Hiv entro la fine del 2008.
Test fallimentare al pari dei numerosi altri che si sono ripetuti negli ultimi 25 anni.

Le segrete confabulazioni e gli inconfessabili rammarichi dei monatti dell’Aids

La solenne fregatura poi è che nessun sieropositivo crepa, a meno che non venga preso in consegna e medicalizzato con l’AZT.
Continuano maledettamente a vivere come tutti, quasi a volerci fare un dispetto.
Abbiamo dovuto andare a pescare decine di altre pre-esistenti infezioni africane rietichettandole come Aids, per crearci un alibi e far vedere al mondo che l’Aids è davvero una cosa seria, e per spillare altri fondi ai nostri supporters.
Tutto per colpa di quegli stronzi lentivirus, che ci stanno tradendo proprio con la loro esasperante lentezza.
Sembra quasi che i portatori sani stiano meglio e vivano più a lungo delle persone normali.

La mitica creazione di un vaccino contro un virus Hiv mai nemmeno isolato

In altri termini, dopo aver sbandierato per anni l’imminente realizzazione di un vaccino contro la  
Peste del Millennio, adesso finalmente scienziati e ricercatori cominciano ad ammettere in via ufficiale che è impossibile creare un vaccino contro una peste che esiste solo nella testa e nella fantasia dei suoi inventori.
Bisognerebbe barare e fabbricarlo ad arte, facendo finta che funzioni.
Ma la gente a questo punto, pur essendo manovrabile e credulona al massimo grado, potrebbe anche accorgersene.

Un uragano di soldi pagati dal governo federale

Cinque lustri consecutivi di Aids hanno significato un uragano di soldi pagati dal governo federale e dai contribuenti americani.
Cifre da capogiro per una peste inventata dalla A alla Zeta.
E nessuno pare avere ancora presentato il conto finale.
Una fattura con scritte tutte le voci, affiancate da cifre precise, ovvero il costo economico della folle operazione Aids.

– 5 –

A chi intestare la fattura? Alla CDC, alla premiata confraternita Clinton-Soros?

E poi a chi intestarla questa invoice?
Alla CDC, disegnatrice dell’idea GRID divenuita poi AIDS?
Alla premiata confraternita Clinton-Soros?
Alla ingarbugliata e multimiliardaria rete mondiale di Fondazioni Aids esistente sul pianeta?
Alla FDA? O direttamente alla CIA, che saprà sbrogliarsela e trovare i destinatari giusti?
La realtà è che la stessa bandiera americana ne viene fuori infangata e derisa quanto mai da questa vergognosa faccenda Aids.
Il conto economico dovrà essere pure accompagnato da un conto umano.

Le vere vittime dell’Aids sono i tanti giovani suicidi per colpa delle campagne del terrore

Servirà fare la conta di coppie e singoli spaventati e angosciati che, in ogni parte del pianeta, hanno optato negli anni scorsi per il suicidio, gettandosi da ponti, da rupi e da palazzi, tagliandosi le vene od avvelenandosi.
Ed anche la conta dei tanti sani che sono stati distrutti letteralmente e fatti morire di ultra-Aids, grazie alle cure AZT (che la Glaxo, quella dei vaccini contro il Papillovirus, continua a vendere nel mondo intero).
Questa fattura dei costi umani la potrà presentare, al momento opportuno, soltanto il Creatore e la sua giustizia divina, visto che le vittime, in straziante attesa di giustizia, stanno da tempo sotto qualche trascurata ed anonima lapide nei vari cimiteri del mondo, e i loro parenti hanno da tempo preferito voltare pagina.

52 milioni di Euro gettati al vento dal governo italiano

Venendo a noi, il caso italiano è emblematico, come ricorda Fabio Franchi nel suo articolo Aids: il vaccino non si farà.
L’equipe della  dottoressa Ensoli, ricercatrice di punta del vaccino Hiv, nonostante le critiche e le polemiche che hanno accompagnato le sue dubbie ricerche, ha ottenuto dall’ISS (Istituto Superiore della Sanità), cifre a dir poco sensazionali.
Secondo la rivista Science (vol 317 del 10/8/2007), il governo italiano avrebbe stanziato in tutto 52 milioni di Euro, di cui 21 del Ministero della Sanità per la sperimentazione in Italia, e 31 milioni per un programma generale contro l’Aids in Sud Africa, e nessuno dei due progetti è stato sottoposto alle dovute valutazioni da parte di revisori esterni dei conti.

Va bene la lotta all’evasione fiscale, ma serve pure la lotta allo spreco immorale delle risorse

Dire soldi-buttati-alle-ortiche-nel-peggiore-dei-modi è fare un complimento.
Poi magari la Guardia di Finanza va a risanare il bilancio statale, cercando gli evasori in giro per l’Italia.
Il che va bene, ma solo se tale caccia viene affiancata da una lotta altrettanto efficace contro gli emeriti scialacquatori di denaro pubblico, che pure esistono e danneggiano i conti dello stato.
Chiaro che i risultati prodotti da questi 52 milioni di Euro sono inguardabili ed incommentabili.
Roba da far venire il voltastomaco.
Chi ha firmato ed appoggiato la richiesta di questi finanziamenti?
Quale è il ministro ed il sottosegretario che li ha poi concessi?
Ci sarà un’indagine parlamentare oppure no?
– 6 –

Se la virologia è sotto accusa, la genetica non sta affatto meglio

Dobbiamo fare dei complimenti a G.P. Vallati, per il suo blog Pensiero Laterale, dove si trovano degli scritti mai sprecati o banali, come l’articolo Genetica e spazzatura, da cui prendiamo volentieri dati ed ispirazione.
Vi si legge come non  passi giorno senza la notizia della scoperta di un nuovo gene.
Ieri il gene della calvizie, oggi quello dell’obesità, domani quello dell’avarizia.

La manipolazione del Dna come chiave per risolvere ogni problema fisico e psicosomatico

A fornire il megafono alle industrie multinazionali dell’ingegneria genetica sono in genere pochi giornalisti specializzati, sempre gli stessi, che hanno il monopolio della divulgazione scientifica sulla grande stampa, e che riportano come oro colato tutte le dichiarazioni, più o meno verosimili, necessarie ad alimentare il business della genetica applicata.
Per questa gente è accertata ed indiscussa l’esistenza di un gene responsabile di ogni caratteristica fisica o psicologica dell’essere umano.
E di conseguenza, grazie alle facili manipolazioni del Dna, presto esisterà, sempre secondo loro, una cura per qualsiasi tipo di malattia o di disfunzione.

La medicina finalmente si riscatta e trova l’intero bandolo della matassa.
Ma qualcuno ammonisce e disillude.

La medicina cioè, fallimentare su quasi tutti i fronti coi metodi tradizionali, trova modo finalmente di riscattarsi, di scoprire l’intero bandolo della matassa, e di spiccare salti pindarici verso la nuova era delle super-tecnologie mediche, dei super-trapianti e delle super-manipolazioni.
Questo atteggiamento semplicistico e visionario è però ben lontano da qualsiasi realtà scientifica.
Come ha spiegato Timothy Hunt, premio Nobel per la Medicina nel 2001, la scoperta del Dna e la ricostruzione del genoma umano non hanno ancora aiutato niente e nessuno a questo mondo.
Conosciamo ad esempio dal 1954 la genetica dell’anemia falciforme e, dopo 50 anni, non sappiamo ancora come curarla.
Conoscere in dettaglio una malattia non equivale automaticamente a curarla.

Se un singolo gene può sviluppare una molteplicità di proteine (anziché una sola), l’ingegneria genetica perde gran parte della sua importanza

L’ipotesi basilare per cui ad ogni gene corrisponderebbe una determinata caratteristica è stata definitivamente sconfitta ed accantonata nel 2001, proprio dai risultati del progetto Genoma Umano.
La scoperta che invece dei 100 mila geni previsti (in base al numero stimato delle proteine umane) i geni dell’uomo sono soltanto 30 mila, cioè non molti di più di una piantina di senape che ne ha 26 mila, ha creato un grande imbarazzo nella comunità scientifica.
Il fatto che un singolo gene può generare una molteplicità di proteine, distrugge i fondamenti teorici sui quali si basava la multimiliardaria industria dell’ingegneria genetica.
Infatti, il progetto Genoma, costato oltre 3 miliardi di US$, si è rivelato una straordinaria catastrofe per quelli che lo avevano sponsorizzato e strombazzato negli anni passati.

– 7 –

La caduta del dogma centrale di Watson e Crick, e lo svanire nel nulla della medicina genetica

Tale catastrofe ha confutato in modo definitivo il dogma centrale della biologia molecolare proposto dai pionieri Watson e Crick nel 1953, che era l’idea-base per una esplosione dell’ingegneria genetica.
Così, mentre nel mondo della ricerca le possibilità di una medicina su base genetica sembrano sempre più allontanarsi verso un futuro immaginario, gli indefessi ed instancabili giornalisti del genoma non cessano la loro opera di sostegno alle multinazionali dell’ingegneria genetica e al giro d’affari collegato, che oscilla comunque sui 73,5 miliardi di US$, annualmente nel mondo.
Una cifra niente affatto trascurabile per il gruppo Rockefeller che ha il monopolio dell’intera faccenda.

Gli articoli spazzatura che sollevano il morale degli azionisti.
Il gene strabiliante del ce-l’ho-sempre-duro.

Le varie notizie che possono turbare i sonni ed i profitti degli azionisti vengono invece abilmente nascoste o mascherate dietro una serie infinita di articoli-spazzatura sul gene dell’obesità e su quello della calvizie, con le inevitabili promesse di mirabolanti farmaci o di ipotetiche cure le quali, possiamo starne più che certi, arriveranno presto a salvare l’intera umanità.
Strano che non abbiano parlato ancora del gene dell’orgasmo femminile e del gene strabiliante del
ce-l’ho-sempre-duro.
Si vede evidentemente che c’è, all’interno del gruppo guidato dai Rockefeller, qualche conflitto di interesse tra la Pfizer che produce il correttivo Viagra e le altre del gruppo che puntano tutto sul genetico.

La furiosa caccia al gene della salute-perfetta-nonostante-tutto

Ma, il gene che tutti i ricercatori stanno furiosamente inseguendo, spinti dalle lobby internazionali della carne, del latte e delle bevande alcoliche-nervine-gassate, è quello della salute-quasi-perfetta-nonostante-tutto, ovvero quello della salute quasi-perfetta mangiando cadavere e latticini, e bevendo vino, birra, the, caffè, aranciate e Coca-Cola.
Come mai quasi-perfetta e non assolutamente-perfetta, dato che una buona volta ci siamo?
Perché devono pur continuare a vivere quelli della Pfizer, della Roche, della Bayer e della Glaxo.
Farmaci e vaccini, vitamine sintetiche ed integratori minerali, sono stampelle bio-chimiche troppo interessanti e produttive, per essere sacrificate del tutto sull’altare dell’ingegneria genetica.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
                         – Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

 

Lascia un commento