Oro nero oro bianco e oro rosso

{jcomments on}

di Valdo Vaccaro

 

 27 Ottobre 2008

 

Gli ultimi avvenimenti e gli ultimi sviluppi in Europa e in America del caso melammina

 

Il comportamento della stampa e della televisione, dei cosiddetti media, è stato davvero esemplare.

Hanno seguito le nostre consegne alla lettera, a dimostrazione che abbiamo in pugno governi, partiti, sindacati, istituzioni, e diffusori di notizie.

Una grossa fiammata, un disgusto generale ben incanalato ad arte verso quel paese grossolano, pasticcione e invadente che è la Cina, e poi tutto finito e archiviato.

Lo scandalo non ci ha toccati. Non ci ha nemmeno sfiorati. Ne usciamo dunque in modo elegante e perfetto. Abbiamo dimostrato di essere esenti da problemi e pecche.

Il latte occidentale, l’oro bianco del Patto Atlantico, è bianco immacolato, e non biancastro come in Cina.

E nessuno dalle nostre parti si è sognato di mettere in accusa i vari prodotti dell’indotto alimentare.

Voltiamo dunque pagina una buona volta, e torniamo a marciare come prima e più di prima verso i nostri obiettivi prendi-tutto. 

 

La normalizzazione nel continente asiatico

 

Se la normalizzazione da noi è andata sul liscio, nei modi appena accennati, in Asia non era possibile seguire questo percorso teleguidato e di comodo.

Non dimentichiamo che ci sono tuttora troppi bambini in cura nei vari ospedali della Cina.

Ho girato durante il mese di ottobre sia nelle zone calde di Shanghai, Hongkong e Singapore, che in quelle apparentemente più periferiche di Malaysia e Thailandia, trovando ovunque, tutti i giorni, qualche articolo sintetico e abbottonato, ma sempre in grado di mantenere aperto il problema, sui quotidiani locali di lingua inglese.

Si sviscerano a volte dati tecnici e si accennano responsabilità, ma su una cosa le bocche restano stranamente cucite.

Tutti continuano a parlare di melammina come addensatore e ripristinatore proteico del latte annacquato, ma nessuno dice alla fine cosa è, da dove proviene e come viene prodotta in concreto la melammina,

Quello, che è poi la cosa che più dovrebbe interessare al consumatore, resta argomento tabù.

Nessuno che dica, o sussurri in un orecchio il dubbio, che la melammina viene prodotta grazie alla pipì ed alla cacca dei bovini stessi, a quei bovini cui è stato prelevato, diluito e poi reintegrato-contaminato il latte.

Anche all’indecenza c’è un limite.

Se non te lo dicono in Occidente, dove la franchezza dei giornalisti è una costante, figurarsi da queste parti, dove esiste molta più censura e dove la timidezza e la riservatezza giornalistica sono di prammatica.

 

– 2 –

 

Sgranocchiare arachidi ricoperte, mangiucchiare cracker, addentare panini e toast al formaggio, leccare dei gelati al gusto frutta, bersi del latte-cacao, o tenersi in borsa dei quadrelli di cioccolato, sono tutti comportamenti già a rischio nei tempi normali, per il nostro sistema renale, urinario e persino sessuale, lo sanno bene gli specialisti che si interessano di fluidità sanguigna e di funzionalità idraulica dell’organismo.

Ma fare le stesse medesime cose, deliziarsi con gli stessi prodotti, sapendo che quanto si degusta e si lecca non è solo il gelato e il buon cacao, ma sono pure la cacca e l’urina, sapientemente addolcite e mistificate degli animali o di chicchessia (un domani sarà sicuramente la volta delle latrine di città), potrebbe diventare assai meno divertente e trendy.

Quindi nessuno ne parli.

 

La melammina prodotta non in laboratori del polo chimico ma in stanzoni attigui alle stalle

 

La curiosità sulla provenienza della melammina viene dunque sistematicamente schivata.

Anche se, Zhang Yujun, residente della Quzhou County, arrestato a Jinan City, capitale della provincia di Shandong, per aver prodotto 600 T. di polvere proteica di melammina, mescolata a malto-destrina, tra il settembre 07 e l’agosto 08, è un semplice agricoltore-allevatore di mucche che ha appreso e sviluppato il metodo produttivo nella propria stalla-caseificio di Hebei, come dice lo Shanghai Daily Xintua del 10 Ottobre 08.

Anche se due fratelli, pure di Hebei, tra i 19 arrestati dalle autorità cinesi per aver venduto 3 T di latte liquido contaminato al giorno, dalla loro latteria privata, sono pure agricoltori e non chimici.

A loro discolpa hanno dichiarato di aver aggiunto melammina dopo che la Sanlu (la maggiore industria implicata nello scandalo cinese) aveva rifiutato più volte il loro latte in quanto esso non rispettava gli standard minimi richiesti.

Chiaro che, per quanto frenetica e intensa sia l’industria del latte, impiantata ex novo e a ritmi incalzanti dagli occidentali e da australiani-neozelandesi (la Sanlu stessa è per il 47 percento nelle mani dei magnati neozelandesi del latte), i cinesi sono troppi, e il latte prodotto non basta mai, per cui esiste una specie di gara a chi riesce ad annacquarlo meglio e di più.

Cinquanta litri di latte e cinquanta di semplice acqua e il gioco è fatto.

I cinesi hanno provato ovviamente di tutto, dalla calce alla fecola, da addensanti strani alla ottima ma vietata farina di ossa, ripetendo poi tutti i trucchi cui gli stessi occidentali hanno fatto ricorso nella loro emblematica scalata alla vetta nutrizionale del mondo, trovando alla fine nella melammina la sostanza più semplice, economica e a portata di mano.

 

Melammina sostanza approvata ufficialmente dalla Fda americana

 

Dopotutto, pure le autorità sanitarie americane approvano l’uso di melammina, cioè di urea derivata dalla pipì e dalla cacca bovina, in tutti i bei cibi che deliziano e intrigano le bocche delicate e schizzinose della popolazione occidentale, dai gelati ai frappé, dalla Danish pastry alla panna montata, dagli yogurt agli hamburger, dalle praline alle barre al cioccolato, dalla pasticceria di qualità alle pizze, dalle caramelle Mou alle chewing-gum.

Basta adoperarla con criterio.

La Fda ha dichiarato la scorsa settimana (cita il China Daily del 9 ottobre) che 2.5 mg (milligrammi) di melammina per 1 kg di latte non causano alcun problema alla salute, aggiungendo però che qualsiasi formula di latte in polvere per l’infanzia, venduta negli USA, deve essere totalmente priva di tracce di melammina.

– 3 –

 

Gli standard in uso a Hongkong e in Nuova Zelanda stabiliscono pure (in ossequioso omaggio alla divina Fda) 2.5 mg per kg, sebbene, in questi giorni critici, i limiti di sicurezza a Hongkong siano stati temporaneamente abbassati a 1 mg per kg, per gli alimenti destinati ai bambini sotto i 3 anni.

Wang Xueming, del Ministero per la Salute in Cina, in una sua conferenza dell’8 ottobre, ha detto che è quasi impossibile tenere i livelli di melammina a livello zero, visto che piccoli frammenti della sostanza possono provenire dagli stessi contenitori in cartone plasticato e da altri additivi alimentari contenenti tracce di melammina.

In ogni caso, il Sanlu Group, al centro dello scandalo, ha registrato livelli di melammina  addirittura del 2.563 per kg. L’addirittura lo ha messo retoricamente lo stesso Xueming.

E’ chiaro che se questa tendenza a normalizzare e giustificare i 2.5 gr per kg diventa zoccolo duro della nuova legislazione sul latte, come si fa a Hongkong e Nuova Zelanda, come fa la Fda, come già praticano implicitamente ed evidentemente tutti i caseifici del mondo, tutti i produttori di grana e di yogurt, di gelati e di prodotti al latte e di migliaia di altri prodotti non menzionati, i criminalizzati 2,563 mg per kg della Sanlu non sono per niente uno sproposito ed una esagerazione.

Cosa mai significano 63 millesimi di milligrammo in più, a fronte di una nuova quota approvata di 2.5 mg per kg?

Capirai quale consolazione e quale soddisfazione per i consumatori di prodotti al latte, sapere che invece dei 2.563 scandalosi mg per kg di urina trasformata ce ne sono soltanto 2.5 per kg.

Succederà poi che, nel latte in polvere, magari diluito poco e male, la collosità e la concentrazione del veleno melamminico, aumenterà di fatto notevolmente, e continuerà a causare danni renali ai poveri cristi di domani messi in croce dall’apparato medico-farmacologico-alimentare già nei primi giorni della loro vita, tra melammine, omogeneizzati e vaccinazioni.

Cheung Hon-Yeung, professore aggiunto alla Hongkong City University, dipartimento di Biologia e Chimica, ha detto (South China Morning Post 9/10) che i limiti di melammina erano non-esistenti nel mondo prima dello scandalo scoppiato in Cina.

Ciò significa che si facevano le cose in segreto e di soppiatto, e che a nessuno era mai venuto in testa che si mettesse della melammina nei cibi.

Cacca e pipì nei cibi? Una assurdità, una barzelletta per dei buontemponi in vena di far passare la voglia  ai golosi del mondo.

Ora, per la WHO (World Health Organization), con calcoli fatti in fretta e furia, pare che un adulto di 50 kg di peso possa tollerare l’immissione di 25 mg di melammina al giorno, e che un bambino di 5 kg ne possa accettare 2.5 mg al giorno.

WHO e FDA ancora all’avanguardia tra gli enti potenti e ipocriti del mondo.

Il veleno si usa e dunque si legalizza. Non si mette al bando, questo mai.

Così la Pfeizer potrà scatenarsi col prossimo farmaco venturo, che sarà un farmaco rivoluzionario e multimiliardario come e più del Viagra, in quanto farà disincrostare la melammina e disintegrare i calcoli, causando probabilmente cancro al fegato, ma poco male ancora, perché si lancerà un nuovo potente epato-protettore atto a scongiurare tale evenienza.

 

Le domande inquietanti che si pongono gli specialisti chimici di Hongkong

 

Ricordiamo qui che, anche se c’erano voci che circolavano già alla vigilia delle Olimpiadi di Pekino, tutto era cominciato a inizio settembre con un incidente regionale nella provincia di Guangsu, dove alcuni bambini finirono in ospedale dopo aver consumato la formula di latte in polvere della Sanlu.

La domanda drammatica che si pone Ms Wong Kwok-Yin, specialista in tecnologia chimica della Polytechnic University di Hongkong, è la seguente:  

 

– 4 –

 

Come è possibile che un contaminante così universalmente usato nell’industria, che produce un prodotto di largo consumo come il latte, sia stato in grado per anni di restare sul mercato e di eludere la rete capillare di controlli di sicurezza?

Ora scopriamo che essa si trova dovunque, nei biscotti, nei pani, nei cracker, nelle polveri di orzo e cereali per la colazione del mattino, nei prodotti vegetariani alla soia (e pare che cacca e pipì, pur essendo diversi da carne e latte, non rientrino nei cibi approvati dai vegetariani).

Ma, la domanda ancor più inquietante che mi pongo, prosegue la Wong, è un’altra ancora:

Quali altre terribili tossine possono tuttora esserci nella sterminata gamma di prodotti confezionati e in vendita che noi non siamo stati in grado di individuare?

L’organo di controllo statale, o qualsiasi laboratorio chimico privato, può solo testare sostanze che hanno una certa probabilità di trovarsi nei campioni del cibo prelevato. Ci deve essere data in precedenza una lista di prodotti chimici sospetti che si vogliano testare per ogni cibo a rischio.

Non esistono test globali per ogni potenziale veleno esistente in un cibo, ma soltanto test specifici per determinati prodotti chimici. Se non si ha anzitempo la minima idea sui contaminanti da testare non è possibile scoprire un bel nulla.

 

Le difficoltà tecniche ed economiche di testare a fondo i prodotti in circolazione

 

I test sono complessi e costano, aggiungono Jonathan Wong Woon-Chung e Ma Ching-Yung, dell’Expert Committee on Food Safety di Hongkong. 

Per sostanze come la melammina poi, la concentrazione è bassa e servono strumenti più sensibili e analisi prolungate e ripetute nel tempo.

Il costo di un test sulla presenza di pesticidi in un cibo può costare 2000 US$ per ciascun campione, e un test sulla presenza di additivi può incidere pure oltre i 1000 US$.

Ma il caso della melammina è davvero speciale, proprio perché nessuno al mondo si sarebbe immaginato di trovare quella sostanza nei cibi che mangiamo tutti i giorni.

Ci sarebbe pure da chiedersi perché il governo di Hongkong, anziché imporre solo un limite massimo alla presenza di melammina, non la abbia proibita totalmente senza troppe remore.

Il problema è che sostanze tipo melammina, e sostanze come la stessa diossina, esistono già a livello di traccia nell’ambiente naturale, ed anche nei contenitori con cui l’industria confeziona e commercializza i suoi cibi, per cui il livello zero, e forse pure il livello uno, metterebbero in crisi ogni prodotto circolante.

Sulla base di certi limiti concessi, il consumatore adulto non avverte problemi immediati ed acuti.

C’è però da dire che non vengono mai citati al pubblico gli effetti collaterali di lungo periodo, che possono pure essere devastanti.

Senza scordare che gli stessi limiti ora fissati per la melammina e per gli altri contaminanti accertati, sono stabiliti quasi sempre sulla base di esperimenti fatti sugli animali da laboratorio, con tutti i dubbi e le incertezze del caso (dal South China Morning Post di Hongkong, del 9 ottobre).

Alla Chinese Academy of Inspection and Quarantine di Beijing, i test proseguono intensamente, e la spese sono molto più basse di quelle citate a Hongkong, visto che si riesce a testare un campione spendendo da 600 a 1000 yuan (88-146 US$), con risultati ottenibili entro 10 giorni.

Per un test servono 200 grammi di latte in polvere, o due contenitori da 1 litro di latte liquido.

 

Il controllo delle mucche produttrici a monte e il controllo degli asini consumatori a valle

 

Il fatto è che, per la gente normale che vive di aria, di acqua, di cibo, di lavoro e possibilmente di divertimento, la melammina non dovrebbe esserci nel modo più assoluto e, qualora ci dovesse proprio 

 

– 5 –

 

stare, sarebbe obbligatorio dichiararla, citarne il quantitativo, e soprattutto citare cosa diavolo è e da dove diavolo proviene.

Non perché non lo sappiamo. Lo sappiamo troppo bene. E’ la gente che non lo sa, e che deve continuare a non saperlo, secondo i marpioni del latte.

Dire che melammina serve nelle industrie plastiche, nella produzione di piani alla formica, nei collanti e negli adesivi, nei contenitori e nei fertilizzanti, è ben poca cosa.

Cominciamo a dire la verità nuda e cruda.

Cominciamo a dire che stiamo smerdando e orinando disinvoltamente su tutti i cibi che fanno bella ed elegante mostra sugli scaffali luccicanti, puliti e disinfettati dei supermercati, su tutti i cibi che le catene fast-food stanno propinando a una popolazione fiduciosa, ignara e gonza, alla pari dei poveri bovini incatenati nei loro penitenziari-mangiatoia.

Almeno quelli hanno l’alibi di essere maramaldeggiati da un satrapo manesco, cinico e sanguinario come l’uomo.

Del resto, il controllo totale, il monopolio delle fonti di approvvigionamento non è niente, se non c’è pure nel contempo la dominazione totale del mercato di sbocco, che comprende i consumatori e i messaggi che devono arrivare ai consumatori medesimi.

I giganti del male hanno infatti raggiunto alla perfezione il duplice scopo: controllo delle mucche a monte e controllo degli asini a valle.

 

Intanto lo scandalo procede e si allarga, nonostante i goffi tentativi di insabbiarlo

 

La Guan Sheng Yuang Food di Shanghai, produttrice del White Rabbit Candy, prodotto popolarissimo da 20 anni tra i ragazzi cinesi ed asiatici, al pari della nostra Nutella, ha dovuto precipitosamente cambiare etichetta ai suoi prodotti, che ora si chiamano New White Rabbit Candy, dopo che a Hongkong e a Singapore vi avevano trovato eccessi di melammina.

Ma anche fuori della Cina non si scherza.

Persino la sostanza lievitante bicarbonato di ammonio, che arriva dalla laboriosa industria cinese, è sotto accusa in Malaysia, dove il Ministro per la Salute Datuk Liow Tion Lai, ha dato la scioccante notizia ( Star Nation di Kuala Lumpur, 17 ottobre) che i famosi biscotti Khong Guan e Khian Guan hanno rivelato altissimi livelli di melammina, equivalenti a 33,4 ppm (parti per milione, equivalenti a mg per Kg) e 508 ppm rispettivamente (vale a dire 15 e 200 volte in più rispetto al massimo consentito), e anche qui il limite ora permesso è di 2.5 mg per kg, in ottemperanza alle direttive Fda.

Le due fabbriche incriminate si sono dette innocenti, e si sono impegnate d’ora in avanti a non usare più lieviti e ingredienti made in China, ricorrendo a prodotti più cari e affidabili made in Australia and in New Zealand.

Poche settimane prima, le autorità di Macau (dallo Standard di Hongkong del 26 Settembre) avevano trovato abbondante melammina nei biscotti al cioccolato della Koala, nel Non-milk Breakfast Beverage della Mengniu, nel NESTLE’ Neslac Gold e nel NESTLE’ Growing-Up Milk Powder, con livelli di 1 ppm (per i Nestlé) e di 2.35 ppm per i Koala.

Chiaro che la catena supermarket PARKNSHOP di Hongkong ha fatto prontamente sparire i prodotti Koala dai propri scaffali, lasciando però i Nestlé che rientravano comunque nei nuovi limiti approvati.

E il 16/9 lo Standard di Hongkong aveva informato che la Yu Kee Food Company, con 70 filiali nella ex-colonia inglese, stava vendendo tre prodotti in scatola made in Taiwan, caratterizzati da latte Sanlu in polvere come ingrediente.

 

– 6 –

 

Melammina e malto-destrina: Problemi urinari, calcoli, prostatiti, impotenza sessuale, cancro renale.

La rimozione della vescica, una delle più diffuse, imbarazzanti e sotto-taciute operazioni di oggi.

 

Il guaio è che le sostanze non vengono mai chiamate col loro vero nome, o con una denominazione che rifletta in qualche modo la loro vera natura.

Melammina fa pensare a un derivato della mela, a qualcosa di tutto sommato innocente, certamente a nulla che abbia a che fare con gli escrementi e i liquidi organici di scarico.

Malto fa pensare poi a chissà quali cose buone derivate dai cereali.

In realtà, siamo qui di fronte a veleni pericolosi e demolitivi per il nostro fisico, e particolarmente per il nostro delicatissimo sistema idraulico-escretorio.

La melammina non solo è derivata da un prodotto finale-demolito-sfruttato e carico di microbi e tossine (cosa già di per sé sconcertante, nauseante e clamorosa), non solo è causativa di calcoli al pari dello stesso latte normale a cui viene aggiunta, ma porta pure a problemi urinari, a micidiali prostatiti, a impotenza sessuale, a cancro renale e a tumori alla vescica (una delle più diffuse, imbarazzanti e sotto-taciute operazioni dei nostri tempi è proprio quella della rimozione della vescica).

La malto-destrina, aggiunta talvolta alla melammina come additivo alimentare, viene prodotta in modi diversi partendo dagli amidi.

Ma anche qui c’è poco di che stare allegri e sereni. Trovandoci di fronte a gente disposta a propinarci escrementi misti al cibo, c’è da scommettere che per la malto-destrina non andranno a disturbare né il mais né le patate, ma chissà quali altre porcherie.

Se gli allevatori hanno imparato a non disperdere nemmeno la cacca e la pipì delle mucche, se i macellai hanno imparato a non buttare via budella e frattaglie, e pure il sangue e i liquidi organici che colano a rivoli nei loro luoghi di morte, non è azzardato ipotizzare che le industrie trovino modo di aggiungere preziosi e cadaverici ingredienti a tutto quanto passa per le loro mani.

D’accordo che la gente è ormai abituata a nutrirsi tra obitori e camposanti per animali, d’accordo che si diverte con grissini avvolti in fette di gamba-cruda di maiale, d’accordo che passare dalle salme e dalle mummie agli escrementi e alle pipì degli animali brutalizzati ed uccisi non ce ne vuole poi molto, ma esiste tuttora della gente che ci tiene a stare alla larga da queste turpitudini.

Ci sono al mondo persone che evitano il bagno in mare in prossimità delle spiagge affollate, perché troppa gente irresponsabile fa la pipì in acqua.

Ma quella è dopotutto una urina diluita dal fluttuare ritmico delle onde e dal sale, mentre qui si tratta di ricevere liquame organico direttamente in bocca, in gola e nello stomaco.

C’è da chiedersi fino a qual punto la gente sarà disposta a sopportare questo tipo di sconcio.

In Cina, poi, la salute renale è un problema particolarmente serio.

Più di 2 ragazzi su 300, tra i 2 e i 14 anni, soffrono di seri problemi renali, e 4 su 100 di essi tendono a sviluppare un fallimento totale del sistema e un ricorso al trapianto di rene, ha detto il prof Guo Huawei, direttore del Beijing Jingdong Zhongmei Hospital di Pekino.

 

Una inquietante moria in massa dei cani, per collasso renale da melammina

 

Il bello è, si fa per dire, che la melammina risulta micidiale pure per i cani, che sul proteico e sull’urico sono notoriamente di bocca buona, dotati come sono di abbondanti acidi ed enzimi uricase, in grado di fargli digerire agevolmente pure escrementi e ossa.

In un singolo paese di campagna della zona di Hebei, sono morti in una settimana 1500 cani per calcoli renali, per incapacità improvvisa di urinare, ha ammesso Zhang Wenkui, veterinario e docente alla Shenyang Agricolture University. 

 

– 7 –

 

Il caso non è isolato, e  altre morti improvvise e sospette vengono segnalate da diverse località cinesi.

Da pronta indagine necroscopica si è diagnosticato un problema di collasso renale per tutti questi animali, caratterizzata da ritenzione anormale di liquidi e da grossi calcoli renali, col 25 percento, di tale materiale pietrificato, composto esattamente da melammina.

Queste morti animali, non sono affatto una notizia curiosa e di contorno, ma qualcosa che sta allarmando e sbigottendo la popolazione quasi altrettanto che le decine di migliaia di bambini ospedalizzati

(dal quotidiano Southern Metropolis Daily di Pekino).

Queste morti animali sollevano infatti grossi interrogativi sulla estensione e l’intensità della presenza di melammina nell’intero paese e nel mondo intero.

A parte il dolore di intere famiglie e di tanti bimbi, ancora loro, per la perdita dei loro fidati ed affezionati amici, c’è anche l’allarme dovuto al fatto che i cani si nutrono di prodotti di scarto che le famiglie stesse normalmente consumano.

Chi mai sarà in grado di presentare il conto generale, la lista di danni renali e di calcoli dolorosissimi causati alla popolazione intera dal latte buono, dai derivati del latte buono, dalle proteine di origine animale tutte, e dalle contraffazioni aggiunte a base di melammine, vitamine sintetiche, minerali inorganici e vari ormoni?

 

Il biofenolo-A (Bpa) peggiore addirittura della melammina?

 

Le bottiglie di plastica infrangibile e dura, usate dai bambini del mondo intero come biberon, sono sotto accusa in Canada e negli USA perché il poli-carbonato biofenolo-A, di cui sono composte, lascia abbondanti tracce nei liquidi ivi contenuti.

I topini da laboratorio, a contatto col BPA, hanno subito gravi danni ed insorgenze cancerogene alle mammelle e alla prostata.

Gli adulti che fanno uso di questi contenitori, finiscono per assorbire 1 mcg (microgrammo) per ogni kg del loro peso corporale, mentre i bambini ne prendono addirittura 10 volte tanto (10 mcg per ogni kg di peso, al giorno).

I ricercatori ammoniscono le mamme di non porre assolutamente tali bottiglie di plastica nei fondi a micro-onde.

I danni provocati da queste sostanze possono essere estremamente gravi, anche se per ora i dati a disposizione sono piuttosto scarni.

Nel 2003/2004, una ricerca  americana, del National Health and Nutrition Examination and Prevention, trovò livelli apprezzabili di BPA nelle urine del 93 percento dei campioni raccolti da oltre 2500 adulti e ragazzi oltre i 6 anni.

Se fossi una mamma, farei pure molta attenzione al tipo di succhiotto in plastica offerto ai loro piccoli.

Di quali porcherie può essere composto? 

Se già i romani ai loro tempi usavano dire Mala tempora currunt, cosa dovremmo mai dire oggi noi, bersagliati come siamo da ogni direzione.

Viviamo in un mondo che fa di tutto per sfruttarci, per dilaniarci, avvelenarci, ammalarci, farci fuori non subito all’istante (non ci guadagnerebbero troppo, escluse le onoranze funebri) ma un po’ alla volta.

 

La generalizzazione del panico e lo smaccato tentativo di distogliere e dirottare le attenzioni dal latte

 

Durante il periodo caldo della melammina, si sono registrati casi di diversi altri scandali scoppiati in Cina, incluso un avvelenamento da arsenico delle acque della rete idrica di un villaggio remoto.

 

– 8 –

 

Più che una corsa sistematica al catastrofismo, e più che una coincidenza casuale, mi sono parsi come casi inventati o comunque studiati, selezionati e rilanciati a tavolino, come goffi tentativi di generalizzare il panico e di distogliere le morbose attenzioni della gente attorno al problema del latte.

Normalizzare e rilanciare il business significa di sicuro ricorrere anche a quei trucchi.

 

La corsa frenetica alla normalizzazione commerciale

 

Quello che più disgusta e colpisce, in tutta questa cagnara sulla melammina, non è lo scandalo della melammina in sé, per quanto esso sia notevole e carico di sinistri contorni.

Dopotutto, la voglia di contraffare, di allungare con l’acqua, di imbrogliare, di guadagnare qualche soldo in più, sono caratteristiche che contraddistinguono da sempre il genere umano.

Se non fosse che ci sono di mezzo decine di bambini morti e una massa incalcolabili di piccoli rovinati, sarebbe il caso di conferire a Zhang Yujun, quello beccato con 600 T di melammina, un premio e un riconoscimento statale alla furbizia e all’intraprendenza.

Zhang, a pensarci bene, non ha fatto altro che applicare alla lettera il famoso slogan Getting rich and making money is glorious (Diventare ricchi e fare dei soldi è glorioso), lanciato a suo tempo dal presidente del PC cinese Deng Hsiao-Ping, e fatto proprio, cioè preso alla lettera da ogni buon cinese dei tempi attuali.

Quello che fa più senso è la voglia e l’urgenza dei produttori di latte di riprendere a pieno ritmo la loro attività fraudolenta e fiancheggiata da ogni organo statale, la loro determinazione a impiantare nuove stalle a mungere un milione di volte in più e a sgozzare un milione di capi in più al giorno.

L’aspetto nauseante è dunque l’attività fraudolenta ed antianimalista, non della melammina ma del latte stesso, perché è il latte, quello buono, puro e quasi immacolato, ad essere fraudolento, a rendere immorale e fuori-legge l’attività di chi lo produce e lo vende.

Sul quotidiano Standard di Hongkong del 13/10 c’è una foto auto-esplicativa dove i caporioni cinesi dei giganti caseari in disgrazia, fanno uno spettacolare brindisi a base di latte, dove Jin Bao, vice-president della Yili, versa il bianco liquido da una caraffa al bicchiere di Guo Benheng, president della Bright Dairy e al vice-director della Mengniu, signora Zhao Yuanhua.

Nel tentativo di recuperare credibilità, dopo aver perso qualcosa come 227 milioni di HK$ (3 miliardi di €)

per danni e calo di produzione, hanno promesso solennemente di aver imparato la lezione chiedendo dunque fiducia ai consumatori, perché d’ora in avanti produrranno sempre più latte e sempre più latte di qualità.

 

L’avversione spontanea e naturale per il latte, visto non come alimento ma come acqua sporca

 

Ricordo ancora che da piccolo lottavo con mia madre e respingevo il latte. Non avevo di certo problemi di melammina cui pensare.

Qualche fetta di formaggio purtroppo sì, visto che non esistevano adeguate alternative, ma il latte da bere no e poi no.

Mi schifava davvero. 

Lo qualificavo come latte misto ad  acqua sporca, proveniente poi dalla pancia e dalle ghiandole mammarie arrossate e spesso purulente delle mucche.

Si andava alla latteria del paese, cinque minuti di camminata con gammella (o gavetta) di alluminio alla mano, a comprare i 2 litri di latte quotidiano che qualcuno in famiglia, in un modo o nell’altro consumava.

E c’era già per strada l’incontro produttore-consumatore, poiché i contadini portavano pure il latte a mano in contenitori da 10 litri, e lo versavano  nella caldaia generale della latteria.

 

– 9 –

 

Tra noi ragazzi, si facevano pure i commenti per valutare quale latte fosse più sicuro e più pulito in rapporto alla pulizia ed igiene che gli stessi contadini esternavano, dimostravano, con la loro stessa persona e coi loro stili di vita, e col tipo di mucche e di stalle che avevano, con la presenza o meno di acqua corrente per lavarsi le mani mentre mungevano.

Qualcuno di noi andava in latteria appositamente nelle prime ore di apertura, onde evitare che un certo tipo di latte fosse già stato scaricato nel punto di raccolta.

 

La pericolosità e la pochezza del latte normale spiegata da un casaro australiano

 

Da una interessante pubblicità della Nature’s Glory, apparsa sul quotidiano The Straits Times di Singapore il 18/10, col titolo Milk Scare? Go Organic! (Paura del latte? Scegli l’organico!), si apprendono delle cose molto interessanti, anche se mirate ad esaltare la qualità del Paris Creek, latte organico australiano.

Non una persona qualsiasi, ma un casaro di qualità australiano ci offre un quadro tecnico, e ci insegna quanto segue:

 

1) Che il Paris Creek non contiene additivi, aromatizzanti, addensanti, latte in polvere, come succede col latte normale.

2) Che il Paris Creek non contiene latte geneticamente modificato, non contiene residui di ormoni sintetici usati per moltiplicare la resa latte e la resa carne, non contiene antibiotici, né residui di mangimi inorganici dati agli animali, come succede per il latte normale.

3) Che il Paris Creek non è stato omogeneizzato, con molecole conseguentemente rese acquose e pertanto causative di intolleranza al lattosio, di problemi di cuore e di colesterolo Ldl.

L’omogenizzazione e la UHT (ultra-high temperature) vengono effettuate per rendere il latte conservabile fino a 6 mesi. Ma queste operazioni ammazzano la vitalità del latte e interferiscono con le sue proprietà salutari, riducendo l’assorbimento di vitamina A e di vitamina D, come succede per il latte normale.

Il Paris Creek ha solo 14 giorni di vita utile (e viene inviato a Singapore per via aerea), in quanto ha subito una leggerissima pastorizzazione allo scopo di fargli ritenere freschezza ed energia come quella posseduta dal latte fresco ed appena munto.

4) Che il Paris Creek è più ricco in nutrienti.

Il latte organico ha il 50 percento in più di vitamina E e di Omega-3, ed è il 3,75 percento più alto in betacarotene, ha 2-3 volte più antiossidanti, al fine di sconfiggere le infezioni e proteggere dalla sempre più diffusa trombosi alle coronarie, sempre in raffronto vincente col latte normale.

5) Che il Paris Creek ha il 30 percento più calcio del latte comune ed è assai migliore in termini di acido linoleico, utile come supporto del sistema immunitario.

6) Che il Paris Creek proviene da mucche organiche, le quali producono la metà di latte al giorno prodotto dalle mucche normali non organiche. Maggiore è la mungitura giornaliera e più alto lo stress e la debolezza subita dagli animali, che si ammalano così più spesso e più in fretta, richiedendo cure antibiotiche, vitamine, minerali, farmaci, ormoni antistress, tutte cose che finiscono inevitabilmente per avvelenare ed inquinare il latte normale.

 

Non crediamo affatto che il Paris Creek sia l’ottava meraviglia del mondo.

E, se davvero lo fosse, sarebbe l’ottava meraviglia per i vitellini delle mucche a cui è stato destinato da madre natura, e non per i bambini umani, e tanto meno per gli adulti umani svezzati.

Non siamo allocchi al punto di credere che la  leggera pastorizzazione non abbia fatto danni agli enzimi e a quel poco di vitamine e minerali ivi contenuti, e che quel latte possegga delle miracolose e impossibili qualità antiossidanti, quando è risaputo che la sostanza più ossidante al mondo sono formaggio e latticini.

– 10 –

 

Ma diamo invece pieno credito a questo casaro australiano di qualità, probabilmente di origini francesi, visto che ha adottato un marchio chiaramente parigino, nella sua capacità di farci capire chiaramente le caratteristiche di un latte vero di mucca, e le magagne pesantissime di un qualsiasi latte normale, che è poi quello che la gente comunemente consuma come latte, come formaggio e burro, o come vari tipi di latticini o di ingredienti caseari.

Qui, in ogni caso, parliamo di latte senza traccia alcuna di melammina.

 

Il ruolo logico dello svezzamento e il distacco naturale dal latte

 

E noi, andando ben oltre la esposizione critica di questa onesta e schietta latteria australiana, diciamo che anche il suo latte, ovvero quel latte quasi appena munto, preso da animali virtuosi e felici, da mamme che sorridono ai loro vitellini che le corrono intorno e si fanno leccare, le baciano e le parlano in modo amorevole e commovente, dopo essersi crogiolate sufficientemente al sole, ed aver riempito il pancione di fili d’erba, violette, tarassaco e margherite, anche quel latte, dicevamo, fa malissimo.

E’ sì ottimo prodotto naturale, ma solo per il vitellino, preferibilmente per il vitellino di quella mucca-madre specifica, e a patto che il vitellino medesimo non sia stato già svezzato.  

Anche perché, non scordiamolo, lo svezzamento è un fenomeno naturale che sta a significare distacco definitivo dal latte materno.

Esso avviene da un certo momento in poi per tutti i lattanti di tutte le specie mammifere del mondo.

Dal momento dello svezzamento i piccoli che hanno utilizzato il latte per sopravvivere e crescere nelle fasi iniziali, si emancipano, cioè si staccano dalle mammelle umide della madre (per andare possibilmente su quelle attraenti e asciutte delle altre donne, nel caso dei normali umani) e non ne vogliono più sapere del proprio latte.

Figurarsi se andiamo poi a dare quel latte a persone di razze diverse come sono gli umani, o a persone di età post-svezzamento come sono tutti i maschi e le femmine che hanno superato i 2 anni di vita.

Come sappiamo da tutte le tabelle scientifiche sul contenuto calorico-proteico, il latte di donna, leggero-fluido-trasparente, ha valori che stanno sotto il 5 percento (e che si avvicina, niente affatto stranamente al 6 percento che ha in media tutta la frutta maturata al sole), adatto a far raddoppiare il peso del neonato umano in 180 giorni, e si distingue nettamente dal latte di mucca, che ha un livello del 15 percento, adatto a far raddoppiare di peso il neonato vitellino in appena 47 giorni, grazie anche a una intensa presenza di caseina (addensante naturale tanto simile alla stessa melammina da adoperarsi entrambe nella produzione di collanti e di adesivi).

Per l’uomo dunque, vale solo il latte di donna, ma solo fino a svezzamento avvenuto, come dicevamo poc’anzi.

 

La trasformazione del genere umano in gente succhiatrice a vita di mammelle bovine.

Niente di scientifico e di utile, ma l’imbroglio degli schiavisti più crudeli di tutti i tempi.

 

La trasformazione del genere umano, di persone grandi e grosse, in succhiatori a vita delle mammelle bovine, oltre che apparire ridicola e indecente, non ha nulla di naturale, di utile e di necessario, ma è solo prodotto della intensa campagna pubblicitaria a favore del latte da parte del gigante Ndc (National Dairy Council), in America e nel mondo, e da parte di tutte le industrie lattiero-casearie spuntate in ogni angolo del pianeta, da parte di enti statali, istituzioni sanitarie addomesticate e colonizzate, di nutrizionisti decisamente corrotti dalle punte dei piedi alle radici dei capelli.

Una pura questione di soldi, di venalità, di interessi, e nulla a che vedere col calcio, con la B12, con gli Omega-3, con le proteine preziose e indispensabili del latte. 

 

– 11 –

 

Tanto a che vedere piuttosto con una marea di malattie gravissime tipo asma, osteoporosi, diabete, obesità, cancri mammari, cancri intestinali e renali, cardiopatie ed ictus.

Malattie indotte da un comportamento umano assurdo, controproducente e autolesionistico, promosso dai peggiori masnadieri in circolazione sul pianeta Terra, ovvero dalla potente lobby carneo-lattiero-casearia, dagli schiavisti più crudeli, sanguinari ed irresponsabili di tutti i tempi. 

Gente che, bene agghindata, vestita, incravattata, protetta da stati e sindacati, da politici e governatori, da polizie e questori, da giornali e televisioni, da preti e cardinali, appare perfetta, civile, responsabile e persino benefattrice del mondo, mentre in realtà racchiude in sé tanta e tale cattiveria, tanto e tale potere distruttivo, da rendere al confronto innocua, fiacca ed ingenua la banda di Al Capone.

Non a caso, John Robbins, figlio unico del magnate americano del latte, della carne e del gelato, terminata l’università e completato un anno di esperienza presso i vari allevamenti del padre, al momento di riceverne ufficialmente la direzione generale e la stessa eredità multimiliardaria del suo impero, decise di andare in rotta di collisione frontale contro suo padre e la sua stessa famiglia, di rinunciare a tutto e di scrivere il più bello, verace e commovente libro sulla tortura animale dei tempi moderni, ovvero quel Diet for a New America (Stillpoint Publishing-Walpole-NewHampshire edizione 1996), che resterà a lungo uno dei best seller più letti ed acclamati, a livello mondiale.

 

Ecco dunque dove sta il vero scandalo.

I prossimi latte-dotti e sangue-dotti dalle pianure siberiane.

 

Il vero scandalo sta proprio in questa incapacità della gente di svegliarsi e di smuoversi dal torpore e dalla stessa letargia fisiologica apportata dal medesimo latticino, che ruba energia vitale e addormenta cuori e coscienze, ottenebrando i poteri della mente ed eunuchizzando persino la potenza sessuale della gente.

Controllo delle fonti di fornitura dicevamo, e controllo contemporaneo del mercato a valle.

Il latte infatti, buono o non buono (davvero buono non lo è mai), organico o UHT, arriva comunque in ogni punto del globo, più veloce e puntuale della stessa acqua.

Tanto che sorprende il fatto che non siano stati ancora costruiti dei latte-dotti, accanto ad adeguati 

sangue-dotti, visto che le povere giumente, dopo essere state violentate e sfruttate barbaramente in vita, devono pure essere puntualmente sgozzate, a migliaia e a milioni.

Ma non ci sarà troppo da aspettare.

Le pianure della Siberia offrono possibilità infinite. Cose da far impallidire gli allevatori americani.

Il vero scandalo, dicevamo, non sta nella melammina, e nemmeno negli ormoni della crescita, nella famigerata somatotropina delle mozzarelle di bufala, nella diossina o nel biofenolo, ma piuttosto nelle caratteristiche organolettiche, psicologiche, sociali, etiche ed estetiche racchiuse nella sostanza latte, prodotto sbagliato, sottratto con estrema malizia, con dolo e criminalità, a generazioni e generazioni di persone docili e rispettabili a quattro gambe, che per millenni giudicammo giustamente sacre, e che ora consideriamo invece spregevoli animali buoni solo per essere malmenati e saccheggiati di ogni loro avere e di ogni loro cellula, di ogni loro sentimento.

Animali brutalizzati da continuata prigionia e da stabile ed immancabile destinazione all’agghiacciante esperienza del patibolo.

E, dall’altro paradossale lato, generazioni e generazioni di uomini costretti a patire, quasi per legge infernale del contrappasso dantesco, i peggiori patimenti possibili, costretti da mamme condizionate e limitate, da pediatri corrotti al centocinquanta per cento, da medici asserviti e da industrie malandrine, a vivere con la bocca appesa alle disgraziate, sofferenti e stressate mammelle bovine.

 

– 12 –

 

L’oro nero

 

L’Opec è l’organizzazione che rappresenta i produttori mondiali di petrolio, i paesi arabi, l’Iran, l’Iraq, la Libia, l’Algeria, seguiti dal Venezuela, dalla Nigeria, dalla Malaysia e dall’Indonesia. 

Ultimamente si è aggiunta la stessa Inghilterra, grazie ai suoi pozzi sottomarini del Mare del Nord. 

Chiaro poi che tutti i paesi dell’area asiatica ex-sovietica sono pure inclusi in tale fortunato elenco.

La sete di petrolio da parte dei veicoli a motore e degli aerei, il fabbisogno energetico delle industrie manifatturiere, e soprattutto il fabbisogno energetico di stalle-allevamenti-mattatoi, hanno fatto schizzare in alto, su livelli mai visti prima, il prezzo del petrolio.

Se si chiamava oro nero già nei decenni passati, quando costava una manciata di dollari al barile, tanto che nei paesi arabi veniva addirittura distribuito gratis al pari dell’acqua delle fontane pubbliche, oggi lo dovremmo definire super-oro nero, avendo esso a volte superato, pur tra alti e bassi continui, la quota incredibile di 100 dollari al barile.

La discriminazione e il divario economico tra paesi abbienti e paesi miserabili, corrono proprio lungo la linea confinaria virtuale segnata dalla presenza o dalla assenza dei pozzi petroliferi, e determinano spesso le fortune e le disgrazie economiche di intere nazioni.

La ricerca di fonti alternative, dopo tanti anni di incertezze, sta procedendo a grandi passi, anche perché le risorse petrolifere, per quanto ancora notevoli, sono limitate e tendono fatalmente all’esaurimento.

Sole, vento, acqua, idrogeno, riciclaggio rifiuti, impianti idroelettrici, persino le bietole e i cereali, sono diventati oggetto di ansiose ricerche e sperimentazioni, e qualche alternativa dovrà in ogni caso essere trovata, anche se corriamo il rischio di creare nuovi ed imprevisti problemi.

Quando l’energia venisse presa dai cereali, il loro prezzo andrebbe pure alle stelle, e mangiare un tozzo di buon pane integrale diventerebbe magari un lusso per tutti.

 

L’oro bianco

 

Se l’oro nero è giornalmente sulla bocca di tutti, pochi sentono invece parlare di oro bianco.

Eppure esso esiste, ed è ancora più importante e strategico in prospettiva dello stesso oro nero, perché le sue fonti sono tutt’altro che esauribili.

Per l’oro bianco, ed anche per l’oro rosso che analizzeremo più avanti, si parla infatti di fonti non esauribili ma ricreabili e pianificabili in continuazione e a piacimento.

L’oro bianco non è altro che il latte dell’animale più paziente, gentile, bonario, umile, laborioso e inoffensivo del mondo, che è la mucca.

A capirlo per primi sono stati gli americani, specialisti da sempre nelle pianificazioni massicce e nei grandi numeri, e hanno fatto del loro Ndc (National Dairy Council) una istituzione cardine, stella di prima grandezza, maggiore investitrice mondiale in pubblicità e sponsorizzazioni, capace persino di superare l’enorme budget promozionale della Coca-Cola Corporation.

Gli allevatori Yankee, dopo aver massacrato impietosamente, dopo aver cancellato dalla faccia dell’America la popolazione autoctona dei bisonti, cercarono ben presto degli animali in grado di rimpiazzarli.

Trovarono nelle mucche e nei tori i sostituti ideali. Scoprirono che i bovini erano assai migliori dei bisonti.

Docili, buoni ai limiti dell’impossibile, pazienti, disposti a fare per filo e per segno quello che gli imponi, incatenabili, imprigionabili, migliorabili geneticamente, con prole innocente dalle carni tenerissime, con manzetti ai quali basta bruciare i testicoli senza ricorrere nemmeno all’anestesia, basta legarli a un palo senza luce e sole, senza spazio e senza doverli mai pascolare su un prato, e diventano bestioni da una tonnellata in meno di tre anni. 

– 13 –

 

Con giovenche ingravidabili a ripetizione e a piacimento mediante siringa.

Con mucche le quali, tenute ben ferme e immobili, incatenate intelligentemente ai muri delle proprie stalle e con apparato masticatorio a stretto contatto della mangiatoia, non fanno altro che mangiare in continuazione fieno misto a qualunque cibo proteico aggiuntivo che gli proponi, diventando ad ogni nuova gravidanza indotta, macchine e robot distributori  di quel miracolo bianco della natura che si chiama latte, di quella sostanza chiamata oro bianco.

Gli americani, pionieri in questo sporca e infame attività produttiva basata sulla umiliazione, sullo sfruttamento impietoso e totale della creatura più debole, scoprirono ben presto tutti gli altri trucchi del mestiere, quelli confessabili e anche quelli segreti che non si possono dire, e li trasmisero ben presto come prezioso know-how ai colleghi argentini della Pampa, a quelli europei dei Paesi Bassi, della Francia e della Pianura Padana, a quelli del Sud-Africa, dell’Australia e della Nuova Zelanda.

Stalle enormi, ma rimpicciolite all’estremo nelle loro celle individuali, giacigli in freddo calcestruzzo e in leggera pendenza per la raccolta dell’urina e degli escrementi, cioè dell’urea per fertilizzare i campi e per fabbricare la melammina, tabelle cliniche per ogni capo, con quote di ormoni e somatotropine per la rapida crescita in carne e resa latte, macellazione anticipata per evitare imbarazzi e bocciature ai veterinari del controllo sanitario con tumori e prioni BSE che spuntano sempre dopo i 3 anni di vita, etichette e marchi di provenienza per far apparire che ogni cosa è fatta a regola d’arte.

La buona reputazione innanzitutto. Il buon latte che fa buon calcio.

L’alimento perfetto, completo e insostituibile per la crescita dei nostri bambini, per la salute di adulti e anziani, per il sostegno alle mamme in dolce attesa.

 

L’oro rosso

 

Ma non solo il buon latte, il buon oro bianco dell’umanità infantizzata e succhia-mammelle.

Anche la carne biologica, naturale, fresca e succosa che più di così non si può.

Carica di B12, di ottimo zinco, di proteine nobili e di aminoacidi essenziali, di ferro-eme ravvivato dalla linfa sanguigna.

Senza contare che nelle interiora delle mucche c’è pure l’eparina, oggetto del desiderio di medici, chirurghi e trapiantatori, ma persino di dietologi e ginecologi da strapazzo, i quali, dopo aver ingozzato vergognosamente di carne e proteine nobili la gente,  prescrivono l’eparina paradossalmente alla stessa gente per renderle il sangue più fluido, gabbandola così per la seconda volta, dato che la strada dell’eparina è una strada dopante e senza ritorno, come quella dell’insulina nel diabete.

Mentre di frutta e verdura crude, vero rimedio principe contro l’addensarsi patologico del sangue, non se ne parla nemmeno, neanche contro un’arma puntata alla tempia.

L’oro rosso di una popolazione evoluta e modernizzata, vampirizzata e succhia-sangue, abbonata, legata mani e piedi, corpo e anima, ai mattatoi, ai coltellacci e al massacro continuato.

Se nel dopoguerra si viveva essenzialmente di cereali e patate, e la coscia di pollo o la salsiccia di maiale apparivano a Pasqua e Natale più come rito falsamente propiziatorio che come autentica necessità nutrizionale, oggi, i piatti che esalano il sinistro miasma della morte sono diventati la regola ad ogni pasto degli uomini, diventati emeriti mangiatori di cadaveri.

A partire dagli anni sessanta il consumo di carne è cresciuto in maniera esponenziale nel mondo intero, e da 71 milioni di tonnellate si è arrivati a 284 milioni nel 2007, con un consumo pro-capite che è raddoppiato.

Le superfici destinate all’allevamento del bestiame costituiscono il 30 percento delle terre emerse non ricoperte dai ghiacci.

L’allevamento di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra.

– 14 –

 

Un chilo di carne è stimato responsabile di una emissione di ossido di carbonio pari a quella di una vettura di media cilindrata che viaggia per 250 km e brucia l’energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampada da 100watt. 

Un chilo di carne significa un consumo di 9 kg di petrolio e 13 mila litri d’acqua.

Ma questi allarmi della FAO sono difficili da sentire, quando a dominare sono gli interessi enormi ed immediati dell’industria chimico-farmaceutica (fitofarmaci, pesticidi, antibiotici), dell’industria delle sementi (5 società mondiali controllano il 65 percento delle vendite di mais e il 75 percento delle vendite di fitofarmaci).

E poi il mercato è in continua crescita.

I produttori di morte stanno addirittura gongolando:

Tutto dipende dai fondi investiti nella pubblicità e nel lavaggio del cervello dei gonzi, cioè dei consumatori.

Medicina, farmacologia, stati, istituzioni e media stanno tutti dalla nostra parte. Pure la popolazione mondiale la pensa come noi e ha come massimo obiettivo quello di riempirsi il frigorifero di ossobuco, fesa, spalla e culatello, e ritiene che vegetariani, igienisti, naturalisti e animalisti formino un branco di idioti e di sbandati, di gente stramba e antisociale, di gente affetta da turbe psicologiche.

Le fonti di approvvigionamento sono inesauribili.

Basta incrementare e razionalizzare ulteriormente stalle, latterie e mattatoi, basta trovare altri trucchi, altri ormoni e altre melammine, basta fare nuovi incroci e scoprire razze ancora più prolifiche e massacrabili di quelle attuali. Pezzata nera, pezzata rossa e pezzata bianca vanno bene, ma dobbiamo puntare anche al limite della genetica.

Se riusciamo a trovare i geni dei mammut scomparsi e ad inserirli in quelli dei bovini viventi, chissà che non si arrivi a dei superbovini.

In qualche laboratorio stiamo già sperimentando mescole di sperma di elefante da inserire nelle ovaie delle mucche.

La nuova frontiera è quella di trovare dei robot da 2 o 3 T di peso, e da una resa carne-latte almeno triplicata.

Arriveremo così a raccolte latte super-meccanizzate e a mattatoi stratosferici con nuovi impianti automatizzati capaci di accogliere il bovino vivo, decorticarlo e trasformarlo nelle varie componenti nel giro di 5 minuti, senza alcun intervento umano.

E a quel punto, come hanno dato il Nobel alla Montalcini, grazie al micidiale  Cronassial, e come ancor più indecentemente hanno dato il Nobel a Montagnier per la scoperta di un Aids che non esiste, daranno il Nobel anche ai tecno-macellai, ma questa volta meritato e dovuto, in quanto avranno risolto una volta per tutte, a modo loro, il problema della fame nel mondo.

 

                                                                                                                                                                                                     

VALDO  VACCARO  HK  LTD

Recapito Italia – Home/Office mail address:   

 

valdovaccaro@libero.it

valdovaccaro@hotmail.it

 

VALDO VACCARO

Via S. Giuseppe, 96 – 33019 Tricesimo-Udine-Italy

Tel +39-0432-854326, fax 0432-660046

 

Asia Region Representative

15F, Siu Ying Bldg -151 Queens Rd Central

Hongkong

 

FREE AND INDEPENDENT SCHOOL OF BEHAVIOURAL

AND NUTRITIONAL SCIENCES   

Lascia un commento