La lana e la coscienza animalista

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1 Giugno 2009

Evito di zavorrare il mio bel corpo di schifezze, come fa troppa gente

Ciao V, Apprendo con una certa consolazione, dalla tua tesina  Conoscenza-del-Sintomo e Ignoranza-della-Salute, che anche altri faticano un po’ a migliorarsi.
E, leggendo di questo ragazzo romano, mi rendo conto che parto avvantaggiata, non avendo incompatibilità da glutine o problemi di sorta all’intestino.
Diciamo che mi abituo sempre più a conservare al meglio quel bel corpo perfetto che Dio mi ha dato, evitando di zavorrarlo di schifezze come fa troppa gente.
Sia ben chiaro, comunque, che non mi compiaccio affatto del  mal comune mezzo gaudio.

L’ottimo testo di Manuel Lezaeta Ocharan e di Luigi Costacurta

Ti ho voluto scrivere anche perché ho notato con immenso piacere che hai preso visione di Costacurta e di Acharan.
Se be ricordi, in una delle mie prime e-mail ti chiesi cosa pensavi del libro  La medicina naturale alla portata di tutti, di Lezaeta Acharan, i cui diritti di pubblicazione in Italia furono acquisiti da Luigi Costacurta che completò l’opera.
All’epoca mi scrivesti che non conoscevi questo libro.
Ho piacere che tu l’abbia letto e che condivida quanto sostiene.

La fortuna di essere coinvolta con gente alla ricerca della verità

Penso che la vita mi abbia dato un privilegio ed un regalo nell’incontrare libri come questo e persone come te che perseguiono la verità.
Più leggo i tuoi scritti e più mi documento.
E mi rendo pure conto di essere fortunata.
Fortunata perché capisco quanto dici, e perché riesco pure a testare su di me i principi e le tesi che proponi.

Perché mai la lana non va bene?

Bene Valdo, un’ultima domanda.
Perché anche la lana non va bene?
Io nella mia conoscenza credevo che la lana si tagliasse alle pecore naturalmente.
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Cosa c’è che io non so al riguardo?
Dov’è il danno? Aspetto delucidazioni.
Grazie ancora di tutto! Buon lavoro e buona evoluzione! Ciao.
Daniela da Alessandria.

La medicina naturale alla portata di tutti, un testo meritevole di diventare un classico del settore

Ciao Daniela, Mi fa piacere rileggerti dopo diversi mesi.
Il testo di Lezaeta contiene infatti molte verità.
Peccato sia scritto (sia nell’originale che nella traduzione di Costacurta) con stile comprensibile sì, ma poco sintetico e poco giornalistico, soprattutto nella parte teorica.
Le ripetizioni si accavallano in continuazione.
Lo stile insomma non è agevole, non è all’altezza del contenuto che invece è ottimo.
Notevolissima la sua teoria sull’equilibrio termico, che si sposa perfettamente con tutte le verità salutistiche dell’American Natural Hygiene Society, di Arnold Ehret e del grande zurighese dr Max Bircher-Benner, ovvero col fiore dell’igienismo euro-americano.
Ha i numeri per diventare un classico del nostro settore, anche se già lo è per i più bravi terapisti naturali tipo Carmelo Scaffidi.
Dovrò per forza farne un estratto più semplificato ed efficace.

Da Lezaeta a Costacurta a Scaffidi, in piena armonia con la scuola sheltoniana ed ehretista

Purtroppo, come penso saprai, Luigi Costacurta se n’è andato malamente 5 anni fa.
Scaffidi, che è stato suo allievo e suo collega solidale per anni,  lo ricorda come fantastica persona, anche se purtroppo, a livello di coerenza e di linearità comportamentale-igienistica, era poco rispettoso del suo corpo e della sua salute, e mi riferisco soprattutto al maledetto vizio del fumo, che non riuscì mai a debellare.
Carmelo non ha scritto dei libri, ma ha un record impressionante di interventi positivi e non-invadenti nei suoi tribolati ed eroici anni di carriera terapeutica isolata, contrastata e quasi neo-carbonara, nei suoi onorati trascorsi di igienista-naturale e di erborista.
Vivesse negli Stati Uniti, avrebbe una lussuosa clinica miliardaria e sarebbe circondato da schiere di giovani medici pronti ad assorbirne preziose esperienze e fantastiche ispirazioni.
Ma, come ben sappiamo, l’Italia non è l’America, e la Lombardia, pur essendo la regione più attiva e ricca d’Europa, non è la California.

Il fortunato, in questo caso, sono io

Dici che sei fortunata a leggere i miei scritti.
Non sai invece quanto fortunato sono io,  a poter contare su persone qualificate, preparate e sensibili quale  sei.
Scrivere e non essere letti e compresi è drammatico.
E’ darsi da fare per niente.
La motivazione e l’ispirazione per le mie tesine arriva esattamente dagli eccellenti destinatari che mi ritrovo ad avere.

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Il problema della lana

Quanto alla lana, in teoria hai ragione tu.
Il problema lo ha sollevato Federico da Roma, visto che su queste cose tendo un po’ a chiudere un occhio, ritrovandomi io stesso a volte fra i trasgressori.
La tosatura delle pecore non comporta necessariamente e sempre la macellazione degli animali tosati, soprattutto se effettuata coi metodi artigianali e manuali di un tempo.

Necessità di affinare la nostra coscienza animalista  (Non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te, perché anche la pecora ha una sua dignità)

Occorre comunque, senza voler essere eccessivamente pignoli ed estremisti, affinare la nostra coscienza animalista.
Gran parte della lana oggi in commercio deriva dallo sfruttamento spesso brutale e violento delle bestiole, essendo essa ottenuta da pecore Merinos selezionate negli anni in modo da avere un’epidermide rugosa, capace di assicurare un manto super sviluppato che spesso raggiunge la metà del peso dell’animale.
Nei mesi estivi tale condizione causa un’intensa sudorazione, e conseguente tendenza delle pecore ad essere attaccate dai parassiti.
Per arginare questo problema, gli allevatori non si fanno scrupoli e, senza anestesia, asportano lembi di carne nella zona circostante l’ano, lasciandovi ferite dolorose e sanguinanti.

Cappotto e sciarpa in agosto e divisa adamitica sotto la neve.
La quasi-innocenza della cannottiera e del maglione di fronte alla disgustosa moda della pelliccia.

Dopo la tosatura, private del loro manto protettivo, le pecore subiscono i micidiali rigori del freddo.
Solo in Australia, che non è paese a clima particolarmente rigido, ogni anno ne muoiono circa un milione per questa ragione.
E’ un po’ come se qualcuno costringesse noi umani a portare cappotto e sciarpa in agosto e a muoverci nudi sotto la neve.
Chiaro poi che, volendo fare delle classifiche, indossare la cannottiera e il maglione di lana è per molti una quasi-innocente necessità invernale, mancando oggi delle alternative valide, mentre, ad esempio, il vergognoso uso delle pellicce a scopi decorativi ha addirittura aspetti disgustosi e delinquenziali.

L’importanza di coltivare ed affinare la nostra coscienza animalista, facendo in modo che ci sia una spinta culturale verso valide e percorribili soluzioni alternative

Utilizzare coperte e vestiti di lana non solo non è coerente con la nostra coscienza animalista, ma pare non essere particolarmente consigliabile neppure sotto il profilo dell’igiene.
La lana Merinos risulta essere terreno fertile per un’elevata concentrazione di acari, dannosi soprattutto per le persone allergiche.
Vero è che anche le coperte sintetiche hanno controindicazioni, in particolare quelle in poliestere, che possono causare asma e difficoltà respiratorie.
Vero anche che tirar via d’un colpo coperte, maglioni, indumenti, calzini di lana, manderebbe in tilt molte industrie, e lascerebbe pure in balìa del freddo troppa gente al mondo.
E’ giusto comunque parlarne, e fare in modo che ci sia una spinta culturale verso concrete e percorribili soluzioni alternative.
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Oltre a canapa e cotone, esiste infatti una fantastica fibra vegetale chiamata  kapok

La lana, se non è certificata bio, può pure avere delle controindicazioni a causa dei pesanti trattamenti che subisce con sostanze chimiche e di sintesi.
Alternativa alla lana e ai piumoni sono la canapa, il kapok e le coperte in cotone biologico.
Il kopok è una fibra vegetale tenera, liscia e morbida, le cui fibre non si infeltriscono e non si raggrumano come avviene nel caso di lana e cotone.
Il kapok è particolarmente igienico, ed è in grado di tenere lontani acari e tarme.

Per il progresso e l’evoluzione dell’uomo, serve una vera e propria scienza del rispetto animale

Nessun dubbio che, indossare prodotti di lana (e usare prodotti conciari di pelle o piumini con piume d’oca) ha valenza ed impatto psicologico e fisiologico molto inferiori a quelli di consumare direttamente carne di cadavere.
Ma è nostro obbligo morale coltivare una scienza del rispetto animale il più possibile rigorosa, sia per noi stessi (che spesso ci ritroviamo in questi errori) che per coloro i quali giustamente pretendono da noi coerenza.
In fondo non è così difficile abolire dalla propria vita e dal proprio guardaroba resti di animali.
Oggi si trovano in commercio prodotti alternativi anche alla pelle o al cuoio, fatti di lorica, di ecopelle, di yuta, e di altri ottimi prodotti non-crudeli.
Dobbiamo assolutamente muoverci in questa direzione, se vogliamo progredire ed evolverci davvero.

I  buoni consigli di Franco Libero Manco

Franco Libero Manco, autore di un articolo specifico su questo argomento, dal titolo  Gli animalisti non portano scarpe di pelle, consiglia a chi volesse attivarsi in tal senso, di entrare in un qualunque negozio di scarpe, o di pellicce, o di prodotti in lana, e chiedere semplicemente se hanno dei prodotti alternativi cruelty-free, anche se non si ha intenzione di comprare.
In questo modo, tra i rivenditori si diffonde l’idea della richiesta, e magari anche un minimo di coscienza animalistica, che non guasterebbe nemmeno nella loro categoria.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
                         – Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

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