La decennale diatriba Atkins-Pritkin

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di Valdo Vaccaro

 

 30 Luglio 2008

 

Il binomio che divise l’America e il mondo nella dietologia

 

L’accoppiamento, o meglio la contrapposizione frontale, Atkins-Pritikin è uno di quei binomi storici che restano scolpiti nella memoria della gente che si interessa di nutrizione, di salute e di diete.

Come spesso avviene spesso coi campioni dello sport.

In Italia si parla ancora di Coppi e Bartali, di Rivera e Mazzola, dicotomie che spaccarono letteralmente lo Stivale a metà nelle due discipline più popolari del ciclismo e del calcio.

La stessa cosa sta oggi accadendo nel mondo del tennis internazionale, dove al fenomeno svizzero Federer che dominava incontrastato si contrappone oggi quel Nadal che lo ha messo sotto nell’ultima edizione di Wimbledon.

Ebbene, Pritikin e Atkins hanno diviso l’America in due per almeno venti anni, ed anche adesso, pur essendo scomparsi entrambi, le fondazioni Pritikin ed Atkins, in mano a eredi continuatori, non rinunciano a darsi battaglia e a guardarsi reciprocamente in cagnesco.

E non potrebbe essere altrimenti, vista la estrema contradditorietà e contrapposizione tra le due filosofie, tra le due metodologie dietologiche.

 

La coerenza e i successi del dr Nathan Pritikin

 

I successi più eclatanti di Pritikin maturarono tra il 1976 e il 1984, anno in cui morì a 69 anni.

Aveva lottato per lungo tempo contro i suoi personali problemi di obesità e di colesterolo, e contro un infido processo leucemico che lo perseguitava fin dalla giovinezza.

Riuscì a sconfiggere positivamente il sovra-peso, sottoponendosi a ripetuti test pubblici che appurarono come il suo colesterolo fosse sceso in modo clamoroso e senza alcun farmaco, ma dovette alla fine soccombere alla leucemia, per la quale non seppe trovare degli antidoti.

La sua dieta anti-grasso verteva su una filosofia  pro-carb (pro-carboidrato) e conobbe popolarità e successo, nonché importanti riconoscimenti ufficiali nel mondo della medicina e della cardiologia.

Pritikin aveva fatto tesoro delle  war-time low-cholesterol and low-fat diets, ovvero delle  war-time food rationing diets  di cui avevano beneficiato alcune popolazioni europee, come ad esempio la Danimarca, durante l’ultimo conflitto mondiale.

Tanto che Pritikin diventò ben presto vegetariano convinto, e la sua dieta si avvicinò a grandi passi verso le conclusioni classiche della ANHS (American Natural Hygiene Society) del dr Hebert Shelton.

Moltitudini di Americani obesi e non, tormentati da problemi di cuore, di diabete, di alta pressione, trovarono e trovano tuttora grande aiuto nella impostazione competente e razionale di questa dieta Pritikin, a cui manca solo una maggior dose di crudismo per essere quasi perfetta, nel senso che non si allontana troppo dalle esigenze naturali del corpo umano.

 

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Del resto, la comunità medica americana ha sempre dato notevole credito al dr Pritikin e alla sua dieta, e gli stessi cardiologi americani l’anno applicata e suggerita sistematicamente ai propri clienti, trovandone ripetuti e consistenti vantaggi.

Cosa che invece non è mai avvenuta con la dieta Atkins, tanto per essere chiari.

Del resto, Pritikin non aveva mai cercato di stravolgere la natura, preferendo assecondarla, puntando più alla sperimentazione e al perfezionamento graduale che alla ricerca di stratagemmi cervellotici finalizzati al risultato strabiliante e sbalorditivo.

Inoltre, e questo dettaglio è molto importante, il dr Pritikin, pur dovendo egli stesso contrastare dei problemi di peso, non aveva mai inteso lanciare una vera e propria dieta riducente. Lui era piuttosto alla ricerca continua di una dieta riequilibrante e sana, che portasse come conseguenza al ripristino naturale del proprio peso forma.

In questo senso si può persino affermare che il confronto tra Pritikin e Atkins è alquanto improprio, trattandosi di diete diverse. Non due diete riducenti a confronto, ma una dieta riducente (quella Atkins) contro una dieta salutistica (quella Pritikin).

Semmai, lo scontro diretto e ravvicinato esiste a livello di contrapposizione-principi, dove uno teorizza la quasi scomparsa delle proteine, specie quelle animali, dalla dieta (Pritikin) e l’altro la quasi scomparsa dei carb (Atkins).

C’è poi da dire che questo stabile e mai sconfessato appoggio a Pritikin, e questa eterna implicita condanna alla Atkins da parte dei medici americani, rappresenta una specie di paradosso storico, in quanto la Fda di Atlanta, massima autorità sui cibi e da molti considerata chiesa mondiale della medicina e della nutrizione, pur non essendosi ufficialmente espressa in favore di nessuno, ha trovato in Atkins il rappresentante principale ed assoluto, l’esponente più logico e coerente delle sue note posizioni filo-carnivore negli ultimi trenta anni di storia.

L’unico neo della Pritikin, comune del resto anche alla Atkins, era quello di non considerare minimamente il fattore enzimatico dei cibi, e i gravi danni provocati dalla cottura a tutti i nutrienti sottoposti a calore.

 

La supremazia Atkins tra il pubblico obeso d’America

 

Tuttavia, la lunga battaglia tra la  low-fat and low-protein diet  di Pritikin e la  low-carb and high-protein di 

Atkins volse decisamente a vantaggio di Atkins.

Anche perché alla popolazione americana ultraobesa del Nord America, poco interessavano le motivazioni salutistiche e quasi-igienistiche di Pritikin, il suo puntare a cose teoriche tipo riequilibrio e miglioramento generale della salute, e poco garbavano i sacrifici e i cambiamenti dietologici che Pritikin indicava.

Ai grassoni d’America interessava una sola cosa assai concreta: non stravolgere troppo le proprie abitudini culinarie e perdere nel contempo peso rapidamente.

La formula Atkins si sposava alla perfezione con tale atteggiamento.

Era anzi stata disegnata appositamente e furbescamente proprio per accontentare quel tipo di pubblico. 

La morte di Pritikin nel 1984 non aiutò certo la sua teoria a rivaleggiare alla pari o a prevalere nella contesa.

Ma il vero motivo della crescente supremazia Atkins sta nel fatto che essa offriva agli americani un pacchetto estremamente funzionale e rispondente alle loro attese, ai loro desideri, ai loro gusti, alle loro ambizioni. In più essa si poneva sulla scia delle indicazioni fuorvianti e truffaldine del massimo organo americano Fda, notoriamente colonizzato fin dagli esordi dalle grosse industrie alimentari e farmaceutiche americane.

 

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Negli States, pochi mesi prima che Pritikin morisse, si riuscì persino a organizzare l’evento mediatico più incredibile della storia dietologica mondiale, vale a dire uno scontro televisivo in diretta tra Nathan Pritikin e Robert Atkins.

Se qualcuno si aspettava da questo dibattito una sintesi, o qualche accomodamento, qualche passo avanti dell’uno verso l’altro, rimase profondamente deluso.

I due non poterono fare a meno di guardarsi con disprezzo e di scagliarsi reciprocamente furiose contestazioni.

Si trattò di un dialogo tra sordi che stavano rigidamente attaccati alle proprie posizioni.

Troppo discordi, troppo profonde e opposte le rispettive teorie.

D’altra parte, se costruisci un edificio partendo da fondazioni non piane ma oblique, è chiaro che tutte le quote e le misurazioni successive dei muri portanti,  delle singole stanze fino al tetto compreso, finiscono per non collimare.

In questo caso specifico, le fondazioni più sbilenche erano senza dubbio quelle di Atkins.

Atkins era più giovane di Pritikin, e il suo fisico, pur obeso, non era minato da gravi disfunzioni tipo la leucemia che stroncò Pritikin. 

Ebbe così modo di diventare negli ultimi venti anni, pur in mezzo a continue critiche e obiezioni da parte del mondo medico, protagonista assoluto della scena dietologica americana e mondiale.

 

La caduta rovinosa di un mito

 

La sua scomparsa improvvisa e drammatica nel 2003 non fu certo priva di trambusti, di polemiche e di ipotesi, di precise sensazioni che intorno alla triste vicenda si volessero nascondere troppe cose.

Del resto, a differenza di Pritikin, i cui dati personali, le cui cartelle cliniche furono tenute costantemente aperte agli occhi del pubblico fino alla fine, con Atkins le cose andarono diversamente, al punto di blindare i suoi ultimi anni e persino la sua scomparsa.

Leggere sul suo ultimo libro del 2003 che  il dr Robert C. Atkins vive a New York con sua moglie Veronica,

suona quanto mai beffardo e irrispettoso, e fa intuire come la Atkins Corporation cercò fino all’ultimo di nascondere la scomoda e imbarazzante realtà. Sarebbe stato molto meglio non dire niente.

Morire a 70 anni può starci per tutti. La morte non dovrebbe mai diventare motivo di illazioni, e tanto meno di antipatici sciacallaggi.

Ma il dr Atkins, che aveva fatto sfoggio e vanto della sua salute e della sua forma fisica fino a pochi mesi prima, il dr Atkins che difendeva la sua dieta dagli attacchi dei medici e che amava portare come prova visiva il suo corpo dimagrito e apparentemente sano in televisione, non poteva non scatenare una ridda di polemiche e di contestazioni dell’ultimo istante.

La sua morte per cancro e infarto, le due peggiori malattie che egli pretendeva di combattere assieme alla obesità, rappresentava un avvenimento mediatico sconvolgente per quanti avevano creduto in lui.

Tanto più che già si erano registrate troppe morti sospette tra i suoi seguaci.

Si trattò di un tonfo davvero eclatante. La vera caduta, e molto rovinosa, di un autentico mito americano.

 

Le disgrazie della Fda e i gruppi sociali americani intoccati dal cancro

 

Occorre però aggiungere che, anche senza tale controversa e ingloriosa fine, la traiettoria ascensionale Atkins aveva subito ripetute interruzioni, cadute e batoste.

 

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Le fortune Atkins erano precipitate in non casuale concomitanza con le disgrazie scientifiche della Fda, che era stata costretta a ridurre in modo drastico e ritmato le sue quote minime proteiche giornaliere dagli oltre 300 g/giorno degli inizi ai 75 g/giorno attuali, lasciando dietro di sé una impressionante scia di malati e morti di cancro e cardiopatie.

Mentre tra le società igienistiche e vegetariane d’America, tipo gli Sheltoniani, i Mormoni, gli Avventisti del Settimo giorno, gli Ehretisti, il cancro, l’infarto, il diabete, l’ictus, sono praticamente malattie sconosciute, le cose vanno assai diversamente tra i figli della pazzia filo-carnivora delle autorità nutrizionali americane, da sempre maneggiate e manovrate dietro le quinte dalle potentissime lobby del latte e della carne, da quegli stessi allevatori e macellai che stanno tenendo oggi il fiato addosso al governo sud-coreano nella incredibile guerra di imposizione delle loro carni bovine disossate. 

La mobilitazione contro Atkins non deve comunque cessare. La fondazione Atkins continua a funzionare e a fare grossi danni. La formula Atkins, ristrutturata, fotocopiata, rimodellata, ridenominata in cento nuove salse, continua a corrompere le menti e a distruggere i corpi dei disgraziati che cadono in tale efferata trappola mortale.

Basta pensar alle varie diete tipo la Zone di Barry Sears e la South Beach del dr Agatson, o tipo quelle di personaggi meno noti ma che scrivono con solerzia quotidiana sui quotidiani di ogni stato o che appaiono nelle rubriche culinarie e mediche delle varie televisioni.

Tutte basate sugli stessi strafalcioni, sulle stesse ingenuità, sulle stesse carenze di buon senso, sulla stessa abissale ignoranza delle leggi e dei principi che reggono la natura, ed in particolare la natura umana.

 

                                                                                                                                                                                                     

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