Il morto che mangia il vivo

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La propensione umana per l’al di là, per il passato e per il domani

   L’essere umano ha sempre avuto una propensione per l’al di là, per il futuro ed anche per il passato.
   L’essere umano è carico di pensieri, di teorie, di ipotesi, di speranze, di rimpianti, di nostalgie, di
insicurezze, di timori e di paure.
E’ disposto persino a trascurare il presente e dimenticarsi del mangiare, del divertirsi e del vivere, pur di osservare, di teorizzare, di capire, di ricordare e di prevedere.
Ciò è comprensibile. La vita pulsante è toccabile coi sensi è qui ed ora.
Ma è nel ieri e nel domani che sta l’infinito, il vuoto, il grande segreto, l’humus spirituale, le ragioni profonde dell’esistenza.

La cultura della morte

Da qui deriva la sua grande attrazione per le cose morte, la cultura della morte.
Lo dimostrarono ad esempio i popoli antichi, come i Maya e gli Egiziani.
Gente che per i propri vivi riservava modeste abitazioni da due soldi, ma che per i morti, almeno per i morti di prestigio, costruiva templi e piramidi.
La necromanzia, ovvero l’arte di divinare il futuro dall’esame di un reperto e di un cadavere, o attraverso l’evocazione spirituale dei morti, era pratica assai diffusa presso gli ebrei, i greci e i romani, e non si interruppe nemmeno nel periodo Medievale, nonostante i divieti posti dalla chiesa cattolica.

Virus, venite foras. Un’operazione da sacerdoti e sciamani, da esorcisti del Vudu

Polvere sei e polvere ritornerai, dice la voce divina all’uomo tronfio, arrogante e superbo.
Nel caso della virologia, si può sicuramente parlare di necromanzia da laboratorio, ovvero di necromanzia tecnico-scientifica, dove l’oggetto di adorazione e di studio sono i frammenti di materiale organico ed ex-vivente chiamato cellula spenta, ovvero la polvere in cui si è disciolto biblicamente il corpo umano.
Voler rivitalizzare e far risorgere virus e virioni, voler ridare loro vitalità e funzioni, volerli resuscitare come fece Gesù con Lazzaro, è diventato scopo esistenziale di una categoria di persone chiamate virologi.
Lazare, veni foras, sembra aver detto il figlio di Dio.
E Lazzaro tornò a questo mondo come niente fosse.
Virus, venite foras, sembrano auspicare e tifare, virologi ed immunologi, nell’estremo tentativo di riportare in vita quelle creature in grado di dare una ragione di essere alla propria professione.

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Ma voler riportare nel presente virus e retrovirus, sia pure con la complicità e il coinvolgimento di cellule vive e batteri, resta un’operazione che trasforma biologi e microbiologi in sacerdoti e sciamani, in indovini e stregoni, in esorcisti del Vudu.

Due occhi non bastavano al guardone, al curiosissimo animale chiamato uomo

E’ vero che Dio creatore, non a caso, ha fornito tutti gli esseri viventi di un cervello per pensare e capire,     
un cuore per appassionarsi e per amare, un’anima per emozionarsi e volare, due occhi per guardare, un
apparato sessuale per propagare la specie e magari divertirsi in modo sano e produttivo, e una
serie di altri organi a completamento della loro complessa struttura psico-fisica.                                                                    
   Soffermandoci sull’aspetto visivo di noi umani, ci ha dato due occhi, e non due telescopi.
   Ci ha dato due occhi, e non due microscopi.
   L’uomo, l’animale più curioso ed indiscreto del pianeta, guardone insaziabile, maniaco dei video e dei   
   filmati, delle fotografie e delle diapositive, delle raffigurazioni e degli ingrandimenti, non poteva  
   accontentarsi degli occhi, come tutti gli altri animali.
   Scoperto l’uso delle lenti, ha voluto andare ben oltre, sia nel grande che nel piccolo.

Forza, cultura e illuminazione, cioè arte, sono indispensabili per comprendere

   Ha cominciato così a rendersi conto che più lenti si mettono e più cose si vedono.
   Fin qui niente di male.
   Le lenti ce le siamo inventate noi con l’ingegno divino, non le abbiamo rubate a nessuno.
Il problema però non è quello di vedere cose sempre nuove e sempre interessanti.
Non basta vedere e scoprire, serve soprattutto interpretare, capire, spiegare a se stessi ed agli altri cosa hai visto.
E, per fare questo, ci vuole forza, ci vuole cultura e ci vuole illuminazione, ossia ci vuole arte.

Che serve rovinarti come un ebete ed un alienato sopra un microscopio elettronico?
Ci sono tante cose sane, divertenti e bucoliche con cui passare costruttivamente il tempo.

Allora il gioco vale la candela e ti elevi da guardone, curioso ed impiccione, a prezioso scienziato e divulgatore.
Individuare un buco nero o una nuova galassia, cogliere un virione o un capside al microscopio elettronico, e poi confusionarti più di prima, non serve a nessuno.
Ti rovini la vista per niente.
E trasmetti la tua confusione alla gente, disorientandola ancora di più.
Meglio in tal caso guardare un bel panorama, osservare i colori di una rosa e percepirne il delizioso profumo.
Ci sono tante cose belle e romantiche da fare a questo mondo, assai più produttive, divertenti, bucoliche e salutari, dello stare da soli per ore, come degli ebeti o degli alienati, su una struttura metallica e su dei magnificanti ma inanimati pezzi di vetro, dove per scoprire altri virus, ci ammaliamo, ci intasiamo paradossalmente di virus e ci ossidiamo ulteriormente il cervello, senza cavare un ragno dal buco.

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Una cellula è già così microscopica da farci venire il mal di testa

Già con la cellula, dalle dimensioni cento volte più piccole di una capocchia di spillo, incontriamo difficoltà di carattere interpretativo.
Pensare al nostro più piccolo mattone costruttivo, come a una città dotata di municipio (il nucleo), di consigli d’amministrazione (dna e geni), di centrali elettriche (migliaia di mitocondri per ciascuna cellula), di servizio metropolitana (il reticolo), di impresa edile municipale (i ribosomi), di impresa imballaggi e nettezza urbana (il dittiosoma), di deposito carburante (l’ATP, o adenosintrifostato, che è la nostra benzina), non è affatto cosa semplice.

E’ incredibile la vita e il traffico incessante che avviene all’interno ed all’esterno di ogni cellula

Se pensiamo poi che nel nucleo di una cellula (grande da 10 nm a 450 nm) ci sta pure il libretto istruzioni della nostra personalità, il nostro patrimonio genetico, il nostro genoma umano contenente da 25000 a 37000 geni racchiusi in 23 coppie di cromosomi, con dentro un miliardo di parole, 5000 volumi da 300 pagine, ci rendiamo conto che quanto succede in ogni nostra microscopica cellula è paragonabile alla vita dinamica di una metropoli moderna, con traffico intenso, semafori, luci, suoni, arrivi, partenze, rifornimenti e scarichi.

Coi virus la situazione è totalmente diversa

Quando si passa poi ai virus, una delle poche ma sicure certezze che i biologi hanno, è che tali virus non sono dotati di strutture biosintetiche per la loro replicazione.
I virologi si guardano bene dal dire che i virus sono dei frammenti di cadavere sminuzzati e disintegrati dalle nostre cellule immunitarie prima di essere espulsi.
I casi sono due.
Non lo sanno (perché nessuno glielo insegna), o fanno finta di non saperlo (perché il saperlo porta a delle conseguenze negative per sé e per qualcun altro).
E’ ovviamente loro interesse vitale mantenerli in vita ed in attività.
E’ nel loro interesse parlare di virus che prendono possesso della cellula e la infettano facendola morire, e non  viceversa, dove la cellula morta diventa essa stessa materiale organico di scarto, detrito cellulare, ovvero virus, ovvero pietruzza microscopica senza arte né parte, che assume rilevanza soltanto se il corpo non la ricicla e non la espelle regolarmente dal sistema, permettendo che il flusso ininterrotto di cellule morte (da 15 a 35 miliardi di cellule/ora) possa continuare con buon ordine e con regolare ritmo.

In una frase sta il crollo della logica e dell’intelligenza

Per i virologi, il virus, pur essendo privo di vita, cioè morto, riesce in qualche modo a incunearsi nella cellula e ad infettarla, fino a distruggerla.
Ed è in questa precisa frase che si nota il crollo della logica e dell’intelligenza.
E’ nato prima il virus o è nata prima la cellula?
Già è assurdo parlare di sopravvivenza del virus.
Un morto non può virere, sopravvivere e nemmeno morire, essendo già morto prima.

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Viene prima la cellula, e poi il virus, non viceversa

Ma seguiamo pure il loro ragionamento per capire dove vanno a parare.
Loro ammettono dunque che il virus non può  sopravvivere e non può moltiplicarsi  senza l’ausilio della cellula. Giusto?
Se questo è vero, significa pure che la cellula è precedente al virus.
Ecco allora spiegata l’origine del virus come detrito cellulare, come polvere residua e morta, come derivazione e conseguenza della cellula.
E la polvere può dare certamente fastidio, soprattutto se accumulata in grossi quantitativi, quando il meccanismo ripulente si blocca per i motivi che noi ben conosciamo.

Cosa può fare e cosa non può fare un virus, in termini di danni

Un residuo morto e imbalsamato, non può infettare nessuno, non può pensare niente, non può mangiare batteri o cellule, non può fare il parassita, non può introdursi da nessuna parte, non può giocare a rimpiattino, non può vivere e non può sopravvivere, tantomeno può assumere caratteristiche tipo lentezza o rapidità.
Può fare danni? Sì.
Se fuori di un camposanto cittadino mettiamo 10 bare (nel caso dei virus, sterilizzate e non in via di disfacimento e ulteriore trasformazione, visto che non è stato ancora trovato il  Batterio-del-virus o il
Virus-del-virus), esse non danno alcun fastidio.
Ma se tali bare non vengono collocate nei rispettivi loculi e nel frattempo continuano ad arrivare 100 bare ogni ora, mentre i nostri operai della nettezza cimiteriale sono in sciopero, ecco allora che il problema si aggrava, e il giorno dopo gli spazzini, pur vogliosi di operare, si ritrovano con migliaia di bare da smaltire e vanno letteralmente in tilt.
Troppa spazzatura intasa, crea emergenza e fa ammalare il sistema.

Intasamento ed emergenza virale nel corpo umano

Quando dunque si crea emergenza virale ed intasamento virale nel corpo umano?
Quando, per motivi diversi, per le solite vere malattie che si chiamano  vivere male e mangiare peggio,
il nostro sistema normalmente perfetto e a prova di bomba  diventa un sistema fallimentare che non sa nemmeno smaltire i propri rifiuti interni in tempo.
Da orologio funzionante alla perfezione ad aggeggio inaffidabile, dove le lancette di fermano, ripartono, si fermano ancora, e ci tradiscono, diventando uno strumento da riparare o da rottamare.
Diventa un sistema nel quale i propri spazzini (linfociti e leucociti) si sono esautorati ed esauriti in altre emergenze (vedi leucocitosi da digestione carno-lattea, con aumento da 6000 a 18000 unità per mmc di sangue, provata e misurata da Kautchakoff ancora nel 1930).

Una massa enorme ma fisiologica di cellule, fatte da virus viroidi, trasposoni, repliconi, resuscitoni, capsidi, retrovirus, scarpe virali, calzini retro-virali, mutande e cannottiere virali

Ricordiamo che, con una morìa di 15-35 miliardi di cellule/ora, la nostra produzione oraria di virus potrebbe raggiungere il ritmo di 2-3 biliardi di virus/ora.

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Ossia una grossa massa contenente virus, viroidi, virioni, trasposoni, repliconi, resuscitoni, virus a singola elica e a doppia elica, virus con filamento a senso ed antisenso, retrovirus, capsidi, mantelli virali, scarpe virali, calzini retro-virali, mutande e cannottiere virali, e tutte le altre cose di cui i virologi da laboratorio sono bravissimi ad elencare con dovizia di nomi e particolari.
Se si interrompe, se si blocca il nostro meccanismo metabolico, si inceppa pure la nostra vita e possiamo morire di intasamento.
Il nostro apparato si intasa, imputridisce, si acidifica, si ossida totalmente e va in tilt.
Viene a mancare il flusso energetico interno, e moriamo.

I casi estremi ed irrecuperabili, e i casi dove le spie rosse tuttora si accendono

Il caso eclatante è quello di certi drogati estremi, dove la situazione è purtroppo irrecuperabile.
Ma esistono pure molte situazioni intermedie dove la persona apparentemente vive e se la cava, mentre però al suo interno le cose non stanno affatto andando per il meglio.
In questi casi non moriamo, ma ci ammaliamo.
Ed è il nostro sistema di monitoraggio interno che ci informa coi suoi segnali, coi suoi sintomi, con le sue spie rosse che si accendono (chiamate impropriamente malattie, dalla medicina ufficiale, o meglio dalla malatistica).

Il segreto per cui ci si ammala ed il segreto igienistico-naturale per cui si guarisce

Ci si ammala di qualsiasi malattia opportunistica, a cui verranno dati nomi tipo polmonite, meningite, polio, Parkinson, Alzheimer, tumore, nefrite, prostatite, e così via.
L’accumulo poi non è solo di materiale intasante interno, ma anche di materiale inquinante esterno.
Quando la nostra nettezza urbana va in tilt o va in sciopero, i cassonetti traboccano dei nostri rifiuti interni ed anche di quelli che giungono dall’esterno.
Aumentano i batteri, perché trovano tanto da mangiare e da gozzovigliare.
E lo fanno senza fermarsi fino a quando trovano materiale di scarto da divorare.
Ecco il motivo per cui le cliniche igienistiche impongono digiuno totale e tanta acqua distillata
espelli-scorie.
Il digiuno, da quelle parti, prosegue esattamente fino a quando i batteri non hanno completato il loro banchettare, per cui la febbre se ne è andata via del tutto e pure gli altri eventuali sintomi sono scomparsi.

La biologia , la cellula e il processo metabolico-cellulare

La biologia è la scienza basilare, quella che ha per oggetto la conoscenza della vita e dei processi vitali.
Come per la fisica il punto centrale di ogni discorso è l’atomo, per la biologia l’argomento chiave rimane indubbiamente la cellula, e con essa il metabolismo, ovvero il ricambio cellulare.
I biologi ci insegnano che la cellula madre, quando muore, viene rimpiazzata da una cellula figlia attraverso il processo chiamato mitòsi.
A quel punto, la mammina cellulare, stanca ed esausta, tira un ultimo sospiro di sollievo, dà un bacione d’addio alla figlia e se ne va.
Viene disintegrata da un enzima corporale chiamato lisozoma, e viene annientata in parti microscopiche chiamate scarti cellulari, cioè polvere organica, masticata, elaborata, sterilizzata, smaterializzata, quasi spiritualizzata, e destinata comunque ad essere espulsa come spazzatura.

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Le assurde operazioni pindariche dei virologi

I virologi pretendono che questa sostanza, questo spirito inerte ed innocente, riassuma vitalità e diventi persino maligno.
Ma devono pure spiegarci, in modo razionale e chiaro, il perché ed il percome.
E poi, anche ammesso che la polvere o detrito virale rappresentino il male, non si può mettere il carro davanti ai buoi.
Non si può confondere il male, la malattia, con l’ammalatore, con la causa della malattia.
Questo è gravissimo.
Questo significa cambiare le carte in tavola.
Questa è arte diseducativa stile avvocato Azzeccagarbugli.

La scienza trasparente applicata al fenomeno chiamato malattia

Se la malattia è il virus (nella sua perversa forma accumulata, aggiungiamo noi), l’ammalatore non può essere il virus stesso, ma chi sta dietro di lui, vale a dire l’umano che fa in modo di accumulare imprudentemente virus anziché permettere al proprio corpo di funzionare con regolarità, espellendoli in modo fisiologico ed ordinato, ovvero vivendo come si deve, in armonia col proprio corpo, in rispetto integrale del suo disegno corporale ed organico, in rispetto integrale delle sue caratteristiche sanguigne, epatiche, gastrointestinali, etiche ed estetiche, materiali e spirituali.
Se la malattia è il batterio, l’ammalatore non può essere il batterio stesso, un povero diavolo costretto a fare dell’extralavoro per sorbirsi le indigeribili porcherie accumulate nell’intestino.
L’ammalatore resta sempre lui, ovvero l’umano che stravizia e trasgredisce, coi suoi comportamenti da troglodita ubriaco, le inflessibili regole della natura.

Il medico si fida del biologo, il biologo del microscopio, il farmacologo del danaro, ma nessuno si fida del buon Dio

I medici si fidano ciecamente dei biologi
I biologi si fidano ciecamente dei loro microscopi elettronici.
I farmacologi si fidano ciecamente di ogni cosa e di ogni scusa utile a far rimpinguare la loro inestinguibile voracità di danaro.
Nessuno però pare fidarsi della saggezza divina, delle leggi della natura.
La mucca, la zebra, ma persino la mosca e la formica (salvo che non gli arrivino addosso le magagne della  civiltà umana, si chiamino esse prigione e macellazione, si chiamino DDT ed inquinamento), non hanno bisogno di biologi, di medici e di farmacisti, e vivono tutte in perfetta salute ed armonia fino a quando la loro capacità vitale, il loro span esistenziale, non si esauriscono.

Le fonti, le referenze e l’ispirazione

Diversi lettori mi chiedono dove mai tiri fuori le mie informazioni, e dove stanno le mie fonti.
Pretendono citazioni, testi e frasi, libri ed esperimenti, di autori più o meno affidabili.
A volte è utile farlo, quando si è circondati da gente come Leonardo da Vinci e come Albert Einstein.
Ma se ti trovi in mezzo a una marmaglia di ricercatori che ha eletto la superficialità e la menzogna, la voglia di guadagnarci sopra, la tendenza a scopiazzarsi l’uno dall’altro, a principio esistenziale, che senso ha scartabellare tra i documenti e citare altri autori?
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Una vacanza disintossicante e rilassante a Disneyland, tra Biancaneve e i Sette Nani, per la virologia

Ho voluto darmi una rinfrescata scientifica in fatto di microbiologia e virologia, stampando alcuni documenti presi da Internet.
E, mio malgrado, ho appreso che esistono ex-cellule, ovvero virus, ossia virus privi di vita, ma che sono ugualmente assatanati ed affamati, vogliosi di aggredire e di distruggere.
Virus chiamati trasportatori e batteriofagi, virus attivati e disattivati, virus attenuati e rinforzati, virus parassitari e opportunisti, virus buoni e virus cattivi.
Mi sono reso conto che è assai più scientifico e produttivo prendere in mano le avventure di Paperone che si tuffa nella piscina colma di monete e banconote.
I virologi meriterebbero una vacanza premio a Disneyland, dove si possono distrarre con Biancaneve e i Sette Nani.

L’innocenza dei normali batteri interni confermata dal grande Robert Koch

I batteri interni in eccesso, che sono beninteso vivi, finito il loro prezioso lavoro defungono, muoiono di fame e di assenza di motivazioni, e lasciano all’interno del corpo, riequilibrato e guarito, una popolazione stabile e fisiologica di loro colleghi, animati da normale appetito quotidiano, soddisfatto dai residui normali dei padroni che si comportano bene.
Stanno nell’uomo e non lo fanno ammalare.
Per il grande Koch, è impossibile che un batterio (o comunque un microrganismo) che sta costantemente ed innocentemente in te 11 mesi l’anno, diventi un sacripante e un assassino sotto Pasqua o sotto Natale.
I batteri esterni, arrivati occasionalmente con aria e acqua e con cibi a rischio, soprattutto proteine animali, sono assai pericolosi, ma vengono affrontati efficientemente dal sistema immunitario, sempre a condizione che l’uomo rinsavisca e si comporti da uomo.

Gli avvelenamenti midiciali da batteri associati all’altrui cadaverina

Gli avvelenamenti, a cui certi batteri esterni si accompagnano, sono a volte micidiali, come dimostrato dai bacilli Enteridis, dai bacilli Breslau, dai bacilli Suipestifer, dai bacilli Clostidrium, dai bacilli Streptococcus Bovis, dai bacilli del tifo e del paratifo A e B (salmonellosi), dai prioni della mucca pazza.
Ma in questi casi l’uomo si è comportato non da uomo e da fruttariano, come dettato dal suo corpo e dalla sua anima, ma da sciocca belva sanguinaria, da belva carnivora priva di smania di uccidere e priva pure di acidi concentrati e di enzimi uricase e di sangue acido, tutti fattori indispensabili a digerire e sopportare
gli insulti della cadaverina, del sangue e delle deiezioni altrui, all’interno del proprio corpo
E tutti quei bacilli si ritrovano immancabilmente nelle varie forme di tessuti cancerogeni che i patologi continuano a sezionare ed analizzare nelle loro tristi ed angoscianti sale di anatomia.

Le scienze si prostituiscono ai vincitori e ai cibo-farmaco-produttori, cioè ai dominatori del mercato

La classificazione  virus interni ed esterni non esiste sui libri di biologia.
Questo è un fatto strano, per gente abituata a classificare ogni dettaglio e ogni diversità.
Ma ciò non significa che la nostra distinzione sia non-scientifica.
Trattasi piuttosto di una ulteriore dimostrazione che i testi, anche e soprattutto quelli universitari, si lasciano scrivere da qualcuno che ha interesse a presentarli in un modo piuttosto che in un altro.

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I testi universitari non sono affatto indipendenti e trasparenti, ma si lasciano scrivere da Rockefeller e soci, dalla lunga mano della Coca-Cola e del Codex Alimentarius

Esattamente come succede coi libri di storia (ovvero della solita storia dei vincitori), secondo i quali il nazi-fascismo ha rovinato il mondo e l’America lo ha salvato, dimenticandosi però un dettaglio non del tutto insignificante, e cioè che Rockefeller e la Standard Oil, da bravi americani, erano soci culo-camicia della IG Farben e di Adolf Hitler.
Esattamente come succede nei testi di nutrizione universitaria (ovvero della nutrizione delle multinazionali), zeppi di B12 e di Omega-3, di ferri-eme e ferri non-eme, di proteine nobili e proteine plebee, influenzati e comandati a bacchetta dalla regina delle bevande Coca-Cola, dal casaro mondiale Ndc (National Dairy Council), dalla filo-macellaia FDA, dai produttori ittici, dai produttori ci tè, caffè e zucchero, di vitamine sintetiche ed integratori minerali (Codex Alimentarius).

Classificare in un certo modo significherebbe spiegare e far capire, cioè darsi la zappa sui piedi

Dividere i virus in interni ed esterni significa ammettere una prima cosa, e cioè che la distinzione intanto esiste.
Ed una seconda, e cioè che quelli interni rappresentano la stragrande maggioranza, cioè il 95% dei virus di cui si parla, per cui si dovrebbe essere costretti poi a concentrare ogni attenzione su di essi, e a spiegarne le origini e le caratteristiche.
Cosa gravissima per la biologia distorta e comandata dai cartelli farmaceutici (dal solito Rockefeller), che vedrebbe così cadere tutta la farabutta incastellatura della cosiddetta scienza virologica e della  farmacologia, sua musa ed ispiratrice.

I virus interni sono una realtà ed una necessità fisiologica, non sono assolutamente dei nemici.
Niente vita niente virus. Niente cellule che muoiono niente virus interni.

I virus interni in eccesso, che sono morti, derivano fisiologicamente dall’uomo e, regolarmente espulsi come è obbligatorio fare con ogni spazzatura umana e non umana, non  rappresentano un problema.
Sono una necessità biologica.
Niente vita niente virus. Niente cellule che muoiono niente virus.
Al loro processo trasformativo ed espulsivo ci pensano le cellule immunitarie chiamate globuli bianchi o leucotiti, i linfociti, gli interferoni, e tutti i meccanismi a disposizione del nostro corpo perfetto (fin quando funziona).

I virus esterni sono soprattutto causati dallo sporcaccione umano che si nutre di liquami organici chiamati latte, urina ed escrementi, nonché di vari tipi di cadaverine e putrescine

Per i virus esterni, pure morti, ovvero per la sporcizia occasionale che arriva dall’aria e dall’acqua, e soprattutto dalle carni, dal pesce, dai liquami organici chiamati latte, urina ed escrementi, di cui lo sporcaccione umano spesso scioccamente ed irresponsabilmente si nutre, il sistema immunitario è in grado di provvedere, ma mai gratuitamente.
La leucocitosi provocata dalle carni, dalle proteine animali, e persino dai cibi cotti, implica intense dispersioni enzimatiche ed energetiche, e quindi invecchiamento precoce, e quindi sottrazione di preziosa energia al corpo, e quindi rallentamento metabolico-nutritivo-ripulitore, e quindi più virus da ripulire e più batteri da sopportare.
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Non mi si chiedano fonti, e non mi si chiedano referenze

Può essere che un morto mangi il vivo?
Quando mai?
Alla fine, per favore, non venitemi a chiedere da dove trovo le fonti.
Talete, Pitagora e Platone mi hanno certamente influenzato.
I guerrieri spartani e i legionari romani mi hanno regalato degli spunti.
Dante mi ha di sicuro ammonito.
Gli animali che patiscono nelle stalle, ed anche quelli liberi che mi deliziano giornalmente col loro canto, mi hanno insegnano più di qualsiasi docente al mondo.
I cori dei grilli e delle rane, ma anche la saggia silenziosità dei pesci, fanno parte del mio bagaglio.
Ma questo vi farà sorridere.

Non mi si chiedano Super-Università e timbri Doc

Per sapere se una cosa è vera o falsa, voi pretendete titoli, timbri e firme.
Voi pretendete Sapienze e Normali e Bocconi.
E magari mi venite pure a chiedere in quale chiesa o presso quale guru abbia derivato le mie convinzioni spirituali e teologiche, o quelle politiche.
Ho avuto il privilegio di stare alla larga dalle chiese e dai partiti, di guardare ed ascoltare con interesse le cose positive e negative del mondo, proponendomi di mantenere le distanze, la libertà e l’indipendenza di giudizio.
Ma neppure tutto questo è garanzia di verità assoluta.
Per capire se una cosa è vera, servono in ogni caso occhi e cuore, serve logica e intelligenza, molto più che titoli di carta.

Fondamentale è sapere che la buona salute deriva dall’armonia tra corpo fisico, eterico, astrale ed egoistico, come insegnava il grande scienziato, ovviamente vegano, Rudolf Steiner

Ricordatevi però una cosa fondamentale.
La salute dipende dal rapporto armonioso tra corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e corpo egoistico.
Il mondo naturale è guidato dai ritmi cosmici.
Ogni essere umano è un individuo unico per il quale la vita ha un significato e uno scopo particolari.
Ognuno ha il suo karma da portare avanti, ha una sua realizzazione da completare.
La perdita di questo senso di sacralità individuale si riflette in un inevitabile detrimento del benessere.
Diceva queste cose un filosofo austriaco.
Non era un cretino qualsiasi.
Si chiamava Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore della antroposofia, ovvero della saggezza umana portata a livello di scienza.

Vi sto proponendo ed evidenziando due cose fondamentali

Nella mia posizione di naturopata-filosofo-economista, di etico-igienista e di naturalista che ha in testa innanzitutto la salute, sto qui affermando due cose importanti e fondamentali.

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Primo, che le malattie non sono causate da batteri o da virus, ma sempre e solo da carburante sbagliato, da pensieri e atteggiamenti sbagliati, da posture fisiologiche-mentali-spirituali sbagliate.
Secondo, che le malattie, quando arrivano, non sono fattori insopportabili e dannosi da debellare col napalm, ma intelligenti processi corpo-spirituali indispensabili per riportarci alla guarigione, quando siamo in tempo a farlo.

E’ giusto che la gente sappia, che la gente conosca, che la gente valuti, anche se la Nomenklatura non è per niente d’accordo

Lascio a voi capire l’importanza di questa tesina che va a completare il quadro tracciato con i precedenti articoli La locomotiva del Terrore, Peste suina e Porco-Economia, Superstizione del Contagio, Virus e Viresse ovvero il Sesso degli Angeli, Malattia amica o malattia nemica?
Lascio pure a voi capire quanto essenziale sia la necessità che il presente documento finisca in ogni abitazione dove ci sono persone, donne, bambini, anche se alla  Nomenklatura, di destra, di centro e di sinistra, collusa mani e piedi con Rockefeller, coi suoi figli, nipoti e pronipoti, con la Bayer, la GSK, la Pfizer, la Monsanto e il Codex Alimentarius, non sarà per niente d’accordo.
Mi chiedono di inviare questi articoli alle testate giornalistiche nazionali.
So per certo che ciò equivarrebbe un licenziamento in tronco del direttore responsabile.

Abbiamo assoluta ed urgente necessità di fare contro-cultura e contro-informazione

In Italia, e nella stessa Europa, dovremmo essere 200 anni più avanti degli Stati Uniti in fatto di cultura e di libertà di giudizio, con le grandi menti che abbiamo alle spalle.
Ma in America, patria delle bufale e della diseducazione medica, patria delle direttive malandrine, esistono almeno gli anticorpi, esistono scuole igienistiche ed esistono cliniche salutistiche-naturali, esistono canali televisivi e pubblicazioni trasparenti, esistono scienziati indipendenti e docenti incorruttibili, che ne smorzano le perverse influenze.
Mentre da noi la disinformazione semplicemente dilaga incontrastata.
Qualcuno ci crede o ci vuole per questo sottosviluppati mentalmente e sprovveduti culturalmente.
Non è affatto il caso di porgergli l’altra guancia, o l’altra chiappa per la prossima siringa.
Sfruttiamo dunque al massimo la possibilità di fare almeno contro-cultura e contro-informazione.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
                         – Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

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