I RETROGRADI TOLEMAICI DEL CARNELATTISMO

{jcomments on}3 Novembre 2008

La creatura umana: onnivora-carnivora oppure frutto-vegetariana?
Carne e latte alimenti venefici e killer a doppio taglio, adatti non agli esseri umani, ma a degenerati vampiri succhiatori di sangue e a poppatori di tristi mammelle bovine affette da mastite cronica.

Per stabilire cosa sia l’uomo non serve scomodare la preistoria e la storia, né serve ricorrere a troppe considerazioni filosofiche.
La verità chiara, lampante, inequivocabile, sta tutta scritta e marchiata nelle sue fattezze, nel suo disegno, nelle sue caratteristiche bio-chimiche interne che differiscono profondamente dagli animali onnivori.
A parte gli occhi che guardano avanti e non ai lati, le mani prensili e delicate, non aggressive, il pollice della mano opponibile e concepito per raccogliere e trattenere nocciole e pomi, a parte la dentatura adatta a masticare vegetali, semi e frutta, a parte la conformazione intestinale oblunga (12 volte la lunghezza del tronco), e tantissime altre indicazioni a conferma del suo vegetarianismo, tre caratteristiche ancor più fondamentali e significative sono:
A) quella del sangue e della saliva umana, che sono alcaline e non acide (come nei carnivori-onnivori),
B) quella della totale assenza nell’uomo dell’enzima uricasi, che serve a disintegrare e disattivare il micidiale acido urico delle carni, mentre detto enzima è abbondante negli animali carnivori-onnivori,
C) quella della scarsa presenza di acido cloridrico nello stomaco umano, e quindi difficoltà di disgregare le proteine animali, mentre tale presenza acida nei carnivori-onnivori è 10 volte più intensa.
Ci sono stati nella preistoria e nella storia dell’uomo periodi di totale vegetarianismo e altri di onnivorismo, dovuti a variate condizioni ambientali e ad altre emergenze.

Ma il corpo umano è rimasto sempre il medesimo, indipendentemente dalle eventuali ed episodiche trasgressioni carnofile.
Il corpo umano è e rimane in altre parole un corpo eminentemente crudista-fruttariano-vegetariano.
Carne e latte non sono dunque alimenti destinati agli esseri umani, ma a persone degenerate per colpa altrui, ma anche per proprie debolezze, per mancanza di carattere, personalità e cultura.
Carne e latte sono piuttosto, come vedremo in dettaglio, alimenti venefici e killer, adatti a vampiri succhiatori di sangue e a poppatori di tristi mammelle bovine affette da mastite cronica.

Bene, diventiamo pure tutti frutto-vegetariani. Ma con cosa sostituire la carne?

La risposta è necessariamente stringata e lapidaria: con niente.
Una sostanza che non appartiene alla categoria dei cibi umani non va sostituita, va soltanto eliminata punto e basta.
Non vi è nessun micro-nutriente utile nella carne che non sia contenuto nella frutta e nei vegetali.

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In più c’è l’enorme vantaggio che molte sostanze, perniciose ed offensive tipiche delle salme animali, sono totalmente assenti nella frutta.
Ci riferiamo alle tossine cadaveriche (putrescina, cadaverina, ptomaine, scatoli, indoli, ammoniache) e agli altri inquinanti tipo grassi saturi, colesterolo Ldl, omocisteine, pesticidi e farmaci.
Nelle giuste proporzioni, cereali, legumi, frutta fresca e oleosa, ortaggi freschi, verdure di campo e di bosco, germogli, fiori, radici, sono in grado di assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti necessari.

Le proteine nella storia. Da Voit a Chittenden e a Rubden, dal rinsavimento Fao a quello Oms.

I frutto-vegetariani traggono da sempre le proteine di cui hanno bisogno dai prodotti pacifici della natura, che contengono sostanze prive di tossicità e capaci di nutrire perfettamente, e nel contempo di ripulire il sangue, le arterie, le condutture, l’incredibilmente fitta rete di tubicini microscopici detti capillari che caratterizza la complessa macchina umana.
Prodotti naturali contenenti sostanze ricche di amido e di fibra, di acqua biologica e di vitamine-minerali-enzimi che facilitano la digestione e la mobilità intestinale, e agevolano la concentrazione di triptofano, un aminoacido che favorisce la formazione di serotonina nel cervello, apportando calma, serenità, capacità di riflettere e di pensare.
I primi dati e le prime frottole sul quantitativo proteico indispensabile nascono in Europa col fisiologo tedesco Voit, della scuola di Monaco di Baviera che, nel 1890, nel tentativo di stabilire il quantitativo necessario al buon rendimento di una persona media, stabilì la quota di 118 g/giorno di proteine per chi svolgeva lavori leggeri, e quella di 148 g al giorno per chi lavorava in cantiere o in miniera.
Poi fu l’americano Chittenden a stabilire il consumo medio in 55 g al giorno.
Successivamente, un altro fisiologo germanico, Rubner, sperimentando per anni su atleti, facchini e operai, ridusse tale limite ulteriormente a 37 g/giorno.
Nel 1957 un comitato di esperti della Fao e dell’Oms (Organizzazione Mondiale Sanità), fissò il quantitativo ufficiale ed istituzionale a 1 g/giorno di proteine per 1 kg di peso corporeo (e dunque una media di 70 g/giorno circa).
Ma già nel 1963, lo stesso comitato, spinto dai ricercatori seri ed indipendenti che ancora esistevano a quel tempo, concordò di dimezzare la quota precedente portandola a 0.5 g/giorno (e dunque a una media di 35 g/giorno circa).

Le quote veritiere della scuola igienistico-naturale amercana (ANHS) e le sparate della Fda.

Gli igienisti-naturali della ANHS (American Natural Hygiene School) sostengono invece da sempre, ovvero dal 1830 in poi, condividendo le impostazioni di Pitagora vecchie di 2500 anni, che la giusta ratio proteica sia di 0.25 g al giorno soltanto.
Il livello ideale descritto nei loro manuali varia da 11 g/giorno a 25 g/giorno. Undici grammi nell’infante, perché è quello il quantitativo necessario al lattante umano per crescere al meglio e sviluppare raddoppiamento di peso in 6 mesi. Venticinque grammi nell’adulto, perché oltre quel limite scatta inesorabile un processo di acidificazione del sangue.
Ma nella stessa America, terra di grandi spazi liberi, ed anche di contrasti infiniti ed insanabili, c’erano anche i grandi mandriani sterminatori di bisonti e convertitisi all’allevamento intensivo dei nuovi bisonti da stalla, dei poveri e malcapitati bovini, destinati a divenire in breve le vittime più brutalizzate della storia.

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E i mandriani non persero tempo a organizzarsi e a costituire apparati burocratici ed istituzionali addomesticati ed asserviti ai loro scopi, concentrati nell’area di Atlanta in Georgia, dove sorgevano come funghi le sedi dei grandi dominatori alimentari e chimico-farmaceutici della scena mondiale.
Coca-Cola, Pepsi, Kraft. McDonalds, Pfeizer, Marlboro, non stanno a New York, a Chicago, a Los Angeles o a San Francisco, ma esattamente ad Atlanta, capitale mondiale del cibo, della bevanda e della medicina.
Ed è lì che vennero impiantati i quartieri generali del latte (Ndc), del cibo e del farmaco (Fda), e di decine di altri istituti di alto potere strategico, tutti saldamente in mano alla potentissima lobby dei lattiero-caseari e dei macellai d’America.
L’unione fa la forza. Lavoriamo bene e in perfetta sinergia, e avremo presto in pugno il mondo intero, si dissero i colossi e i cartelli del carnelattismo mondiale.
La Fda partì con lancia in resta negli anni 60, proponendo all’America e al mondo quote proteiche iperboliche, superiori a 300 g/giorno, ridotte al ritmo di 50 g  ad ogni quinquennio successivo, in una specie di ridicola e poco edificante escalation alla rovescia, sotto le pressioni degli increduli, attoniti ed abbacchiati medici americani, preoccupati per l’incremento esponenziale di cancri e cardiopatie tra la popolazione americana che seguiva pedissequamente i parametri Fda.
Parametri che venivano applicati chiaramente in ogni paese, in ogni ministero, in ogni ufficio pediatrico del mondo, perché quanto dice la Fda è legge per le strutture mediche, ospedaliere, sanitarie e farmacologiche del pianeta.
E oggi, la Fda, mogia-mogia, ha dovuto allinearsi alle quote di 75 g/giorno, che restano comunque smodate ed esagerate, e che essa dovrà ulteriormente limare.

Il paradossale e penoso tentativo di restaurazione carnea dell’Agroalimentare Italiano e del suo mentore ufficiale dr Giorgio Calabrese. La teoria Calabrese del 24 gennaio 2008.

Che i successi del prosciutto, del grana, del latte (Parmalat prima del tracollo), della mozzarella di bufala, delle grappe, dei vini, del caffè Illy, della Nutella, abbiano dato alla testa a qualche persona di troppo, e a qualche ufficio ministeriale di troppo nel pianeta Italia, non c’è il minimo dubbio.
Lo Stivale che va alla conquista dell’America e del mondo intero, dei mercati lontani, del Giappone e della Cina, ha mandato in surriscaldamento e in fibrillazione le valvole e gli ingranaggi mentali dell’apparato industriale-agricolo-alimentare di casa nostra, al punto di aver perdere il senno a più di qualcuno.
Solo così si può giustificare il tentativo goffo e ridicolo di trasformare l’Italia in una punta di diamante del carnivorismo e del carnelattismo mondiale.
Quasi a voler mettere in ombra e in secondo piano la stessa Fda e i mandriani americani, e a voler ripescare e rilanciare le  teorie accoppatorie più bieche e retrograde, il giorno fatidico 24 gennaio 2008, sulla prima rete televisiva di stato dell’Italia, e alle ore 8 del mattino (punto di massimo ascolto mattiniero), il prof Giorgio Calabrese, ergendosi a paladino mondiale della macellazione a oltranza,  lancia la sua omonima teoria Calabrese sulla alimentazione, elaborata in 4 punti da lui personalmente espressi dal video, che vale davvero la pena riportare, trattandosi di un quadro allucinante, di rara efficacia quasi-umoristica, che non serve nemmeno commentare ulteriormente:

1) Al bambino svezzato e in forte crescita, dopo un breve periodo di transizione a base di omogeneizzati,
    è indispensabile dargli almeno 80 grammi al giorno di carni varie, per 5 o 6 volte la settimana, con  
    esclusione magari del venerdì, dove gli daremo una quota simile di pesce.

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2) Per la persona adulta e attiva, la quota giornaliera di carne sale a 150 grammi al giorno, sempre per 5
    o 6 volte la settimana, intercalate da un adeguato quantitativo di gamberi, granchi, tonno e pesce
    azzurro dei nostri mari non inquinati.
    Così, con le proteine nobili della carne, e relativa B12, e le proteine del pesce, e relativi acidi grassi  
    Omega-3, vivremo sani, sazi, in piena forma, con muscoli più potenti e con anticorpi più attivi.
    In questo modo integreremo gli 8 aminoacidi mancanti mediante le proteine nobili che sono i mattoni
    indispensabili per la crescita. Chiaro che gli altri 13 aminoacidi già li auto-produciamo (purtroppo per 
    noi produttori di carne) all’interno del nostro corpo.
3) E’ sbagliato, come fanno molti, comprare solo un tipo di carne, magari uno o due chili, metterla in
    frigo  e andare avanti con quella finché non si esaurisce. Occorre piuttosto nutrirsi di diverse parti del 
    corpo degli animali, per sopperire alle varie nostre necessità, dato che ogni parte animale possiede
    particolari elementi nutritivi. Meglio dunque rifornirsi di diversi tagli e recarsi dal macellaio più
    spesso, perché sangue fa sangue, muscolo fa muscolo, spalla fa spalla, trippa fa trippa e fegato fa 
    fegato.
4) La carne clonata non deve invece arrivare sui nostri piatti. Noi siamo per scelte naturali e sicure.
    Troviamo anche immorale che si propongano delle carni clonate. Tanto più che la carne italiana è la
    migliore carne al mondo, è tutta tessuto, muscolo e organi. Tutta ciccia e poco grasso.

Il prof Calabrese ci teneva a entrare evidentemente nella storia, e noi lo accontentiamo, visto che in effetti nessuno ha osato dire le sue cose negli ultimi dieci anni, né in Italia né da altre parti, per quel che ci risulta.
Un posto negli annali della lotta tra il succo vivo d’arancia e il succo morto di trippe e crostacei se lo merita davvero.

Differenze gastrointestinali tra uomo fruttariano e animale onnivoro-carnivoro

Nei tempi andati, si credeva che esistesse una sola proteina, mentre in realtà ne esistono milioni, una diversa dall’altra.
Nel corpo umano soltanto ci sono circa 10 mila tipi di proteine.
La proteine animali danno come sottoprodotto finale l’acido urico, che nei carnivori viene eliminato grazie all’azione dell’enzima uricasi. Dato che l’uomo è totalmente sprovvisto di uricasi, l’acido delle carni resta all’interno dell’organismo e si deposita nelle nostre articolazioni sottoforma di urato di sodio, provocando la gotta.
L’animale carnivoro ha succhi gastrici 20 volte più potenti dei nostri, ha un rene che è due volte più grosso del nostro (e di tutti gli erbivori), ha un fegato molto più voluminoso, mentre l’intestino è tozzo e corto (solo 3 volte la lunghezza del tronco) proprio al fine di smaltire in modo facile e rapido i residui tossici della carne.
L’uomo ha un intestino oblungo di ben 8 metri, e le carni eventualmente ingerite vi generano continui fenomeni putrefattivi e fermentativi, in proporzione alla quantità di proteine ingerite.
Qualunque tipo di proteina è come una noce dal guscio durissimo, deve essere demolita, deve essere poi scissa in aminoacido. E tale aminoacido non conserva alcuna caratteristica dell’alimento di provenienza (e dunque il latte non fa latte, il sangue non fa sangue e il muscolo non fa muscolo, caro Calabrese e, se vai a lezione dalla tua vittima preferita che è la mucca, scoprirai che il migliore latte se lo fa brucando erba verde o fieno secco, non certo riempiendosi di latte altrui, o peggio di salme della propria o della altrui specie.

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Nel 1728, il dr Bartolomeo Beccari, scopritore del glutine del frumento, dimostrò scientificamente l’isovalenza tra proteine animali e vegetali (e anche lì Calabrese, che parla ancora di proteine nobili, viene ridicolizzato da qualcuno vissuto 3 secoli prima di lui).
L’utilizzazione, ovvero la assimilazione, di un certo alimento, è tanto più grande quanto minore è la sua percentuale proteica.
Ad esempio, l’organismo umano prende dalle patate una quantità proteica 7 volte maggiore di quella che può trarre dal formaggio e dalle carni.
La percentuale proteica presa dalla frutta è addirittura del 100 percento.
Il prof Metchnikoff dimostrò che l’origine di tutte le malattie è da individuare nella putrefazione intestinale.
Ed è proprio per quello che il consumo di carne da parte degli uomini causa nei medesimi una rapida proliferazione di cellule neoplasiche.

Il valore biologico delle proteine

Il valore biologico delle proteine dipende dalla compresenza di vitamine, minerali ed enzimi, ed è per quello che le proteine vegetali hanno un alto valore biologico.
Le proteine animali invece (carne, latte, uova, pesce) hanno valore biologico molto scadente, trattandosi di materiale morto, che ha per giunta subito processo di cottura, dove c’è totale latitanza di vitamine, minerali organici ed enzimi.
Le proteine in eccesso non possono essere poi accumulate o immagazzinate, come avviene per i grassi.
Il fegato provvede a trasformarle in urea e i reni provvedono alla loro espulsione.
Ma se il sistema renale non è in buone condizioni, l’espulsione non avviene e l’organismo rimane intossicato.
Tali residui proteici non eliminati non hanno altre alternative che attaccarsi alle pareti dei capillari, i quali diventano più spessi, rallentano ed impediscono il transito delle sostanze nutritive.
Inoltre, le proteine animali producono ateromi, ovvero placche all’interno delle arterie, mentre con le proteine vegetali ciò non succede affatto.
Con l’aumento delle proteine cresce l’acidificazione del sangue, perché esse rilasciano ceneri acide nell’intestino (l’esatto contrario della frutta e delle verdure che, pur essendo a volte acidognole in partenza, rilasciano sempre ceneri alcaline all’interno dell’intestino).
Siccome l’acidificazione del sangue viene impedita dal sistema immunitario, scatta il meccanismo del ricorso al tampone anti-acido, ovvero al calcio vivo delle nostre ossa (osseina), che porta alla osteoporosi.
Alla fine, il pericolo non è mai la carenza di proteine (che non esiste e non si verifica nemmeno nei peggiori casi di fame e di carestie), ma bensì l’eccesso delle stesse.
Quando si parla di paesi affamati, le carenze sono infatti caloriche, vitaminiche e minerali, mai proteiche.
Ed è infatti l’eccesso di proteine a flagellare con gravissime patologie, sulla sponda opposta, le popolazioni dei paesi industrializzati.

Gli aminoacidi essenziali non sono 8 ma soltanto 2: la treonina e la lisina

Gli aminoacidi naturali sono 20, di cui 12 si riteneva potessero essere sintetizzati dall’organismo, mentre gli altri 8 , considerati essenziali, dovessero essere introdotti con l’alimentazione.
Ma quegli 8 essenziali, furono dichiarati tali dal dr W.C. Rose nel 1949, mentre faceva esperimenti sui topi bianchi, animaletti che hanno un fabbisogno proteico 7-8 volte superiore a quello umano.
Inoltre, il corpo umano può recuperare qualunque aminoacido carente, attingendo alle proprie riserve.
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Tutti i testi e tutti i discorsi medici citano 8 aminoacidi essenziali (non prodotti dal nostro organismo).
Ma alla fine, oggi sappiamo che essi si riducono a 2 soltanto che sono la treonina e la lisina, che si trovano abbondanti nelle zucchine, nelle zucche, nei carciofi, negli asparagi, nelle patate, nelle carote, nelle rape e negli spinaci, nei legumi, oltre che in tutta la frutta oleosa.
Da questi due aminoacidi il corpo è in grado di sintetizzare tutti gli altri senza alcun problema.
E anche qui la teoria Calabrese riceve un altro clamoroso sberleffo.

La carne e i bambini. Niente di peggio per partire col piede sbagliato e farli crescere male.
Lo svezzamento, ovvero lo stacco dal latte di mamma senza traumi.

Dopo lo svezzamento, far passare il bambino da una dieta ipoproteica (quella del latte leggero e dolce della mamma) a una dieta dalle 7 alle 20 volte più proteica quale quella degli omogeneizzati, è autentica follia, è un attentato alla salute del piccolo.
Ed è esattamente quanto propongono e impongono gli uffici pediatrici del mondo, prescrivendo omogeneizzati a base di carne, pesce, uova, latte, col falso mito di far crescere il bimbo alla svelta.
L’eccesso di proteine del nuovo regime costringe gli organi depuratori a un lavoro eccessivo che predispone a malattie quali l’ipertrofia renale e l’obesità. La composizione chimico-biologica più vicina al latte materno, e quindi più adatta a svezzarlo, cioè a staccarlo senza traumi dal latte di mamma, è la frutta e la verdura.
La natura ci dà le giuste indicazioni su come deve essere alimentato un cucciolo umano nella delicatissima fase post-svezzamento.
L’ideale non è di certo la soluzione carnea, cioè quella di pezzi di cadavere animale frullato e mescolato ad altre sostanze, in una mescola micidiale denominata omogeneizzato.
E’ solo così che si possono intossicare per bene i delicatissimi organi della ignara e indifesa popolazione infantile mondiale, trasformando bambini, per natura forti e sani, in clienti fissi delle cliniche pediatriche, di quelle mostruose, innaturali e sudice pratiche vaccinatorie che provocano danni immediati e certi, seguiti da conseguenze ancora più gravi ed inquietanti, e non ancora studiate abbastanza, a distanza di molti anni.
Non dare la carne al bambino non significa, come qualche irresponsabile e farisaico pediatra sostiene, negare al bimbo le sue possibilità di scelta, ma significa piuttosto salvarlo dalle grinfie filo-proteiche e filo-vaccinatorie dell’apparato demoniaco-sanitario e indirizzarlo sulla via giusta per la salute fisica, mentale e spirituale.
Come si impedisce in tutti i possibili modi di prendere abitudini malsane e pericolose, tipo fumo e droga, caffè e bevande gassate, altrettanto bisogna fare con il materiale drogante ed avvelenante chiamato carne.
Il bambino che viene iniziato da genitori coraggiosi ed encomiabili alla dieta vegana, contro un apparato sanitario invadente e guasta-piccoli, è un vero privilegiato tra troppe vittime in erba, tra  tanti poveri cristini messi in croce anzitempo da una pediatria miope e corrotta, nonché da genitori privi di cultura salutistica e di spirito di indipendenza e di ribellione nei riguardi dei persecutori statali dell’infanzia.
La più solenne e clamorosa stroncatura della medicina infantile non arriva da qualche vegano arrabbiato o da qualche igienista-naturale dal dente avvelenato, ma dal prof Robert Mendelsohn, vale a dire dal più celebre medico-pediatra d’America, che negli USA è diventato un faro e una istituzione, essendo i suoi numerosi libri best-seller presenti nella libreria di ogni famiglia che si rispetti.
Il tuo piccolo sta bene? Non portarlo dal medico, lo può far ammalare.
Il tuo piccolo sta male? Non portarlo dal medico, lo può far stare peggio.
Hai deciso di portarcelo, nonostante tutto? Allora stai attenta e prendi nota con cura di quello che dice.
Poi, tornata a casa, fai esattamente l’opposto delle sue istruzioni, e stai certa che la sua salute ne gioverà.
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Il torto, aggiungiamo noi, non sta nei medici singoli, che presi uno per uno sono nella grande maggioranza ottime e responsabili persone che non è giusto demonizzare.
La vera colpa è nel sistema, nelle regole ferree ed invadenti dell’ordine medico che impone ai sanitari determinate trafile e determinati percorsi a senso unico, concepiti a vantaggio delle strutture medico-farmaceutiche prima ancora che a favore delle piccole creature umane.

Tra le tante caratteristiche micidiali della carne anche l’impotenza maschile

Nel suo magnifico libro Quit for Good – How to break a bad habit (Come eliminare le pessime abitudini), edito dalla Monarch Books of Canada, il dr Ralph Cinque, americano di origini italiane, che fu pure allievo del grande Herbert Shelton, mette in evidenza il fatto che la carne contiene ormoni sufficienti a rendere impotente il più focoso dei dongiovanni.
Gli stessi ormoni sono poi responsabili di cancro al seno e alle ovaie femminili, e di impedimento alla crescita sana dei bambini dediti alla carne.
Ma esistono molti altri motivi per troncare senza indugio con la carne, essendo essa un campione nel dare fastidio, nel danneggiare e nell’impedire il regolare funzionamento dei vari organi.
Essa è causa di saturazione arterie e vasi capillari, mediante i suoi apporti di colesterolo Ldl e di omocisteina (derivata dall’aminoacido  essenziale chiamato metionina, che si trova abbondante nelle carni e nelle proteine animali).
La carne appesantisce il fegato e lo rende gonfio e ipertrofico.
La carne regala un pesante odoraccio al corpo, che nessun sapone, nessun deodorante e nessuna acqua di Colonia è in grado di contrastare.
La carne ostruisce la cistifellea, impedisce il metabolismo dei grassi e provoca itterizia.
La carne irrita il colon e danneggia i reni, demineralizza le ossa, accelera l’orologio biologico, ovvero fa invecchiare prima del tempo chi la mangia, stimola crescite cancerogene dovunque nel corpo ed è particolare causa di cancro allo stomaco (il 30 percento di tutti i cancri colpisce proprio l’apparato gastrico).
La carne rende aggressivi. I cibi ad alto contenuto proteico, di provenienza animale, apportano notevoli quantità di tiroxina, dopamina e noradrenalina (e carenza di triptofano e serotonina) con conseguente disposizione alla lotta, a comportamenti aggressivi ed autoritari, seguiti immancabilmente da clamorosi tonfi, da cadute energetiche e depressioni, e da rinnovata dipendenza dalla droga cimiteriale chiamata eufemisticamente carne.

Medici arretrati o medici in malafede?

Un medico, che consiglia di mangiare la carne e il pesce, è una persona che non si è aggiornata da 20 anni, perché, se fosse a conoscenza delle statistiche relative ai danni relativi alle carni di terra e di acqua, non la consiglierebbe.
Pertanto, o non ne è a conoscenza, o è in malafede.
E, quando pretende di allinearsi con la moda nutrizionale del momento, e cita ad esempio a pappagallo le portentose qualità degli Omega-3, caratteristici (ed è già falso) della carne e soprattutto del pesce, abbocca all’amo delle multinazionali, i cui depositi traboccano di capsule di puzzolente olio di frattaglie di pesce e di balena, da smaltire al più presto come Omega-3 a una popolazione ignara e sprovveduta.
Prende così un ulteriore abbaglio perché:

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1) Gli Omega-3, o acidi grassi polinsaturi stanno perfettamente in tutte le verdure amidacee e grasse tipo radici e cavoli, aloe ed erba porcellana (diffusa nei campi e negli orti), valerianella e spinaci, e in tutti i frutti tipo zucchine, zucche, avocado e in tutti i semi e nella frutta secca.
2) Gli Omega-3 della carne e del pesce, sottoposti normalmente a conservazioni e a cottura, diventano materiale mediocre, inquinante, velenoso e soprattutto privo dei micro-nutrienti indispensabili per la digestione, come succede del resto con tutti i cibi cotti, con l’aggravante che qui i grassi insaturi diventano pure saturi, e dunque velenosi.
3) Gli Omega-3 di origine animale, sono caratterizzati da prostaglandine PG (sostanze proteiche ormone-simili associate agli acidi grassi) di tipo II-negativo, le quali, anche crude, sono inadatte, non assimilabili e pertanto negative e dannose per la salute umana.
A differenza ovvia dagli Omega-3 di origine vegetale, disegnati sull’uomo, e caratterizzati da prostaglandine PG di tipo I-positivo e III-positivo, assimilabili senza scorie e quindi preziose per l’organismo umano.
Si ripete anche qui il misero tentativo delle multinazionali di imbrogliare le carte, contrabbandando il Ferro-Eme delle carni al sangue come autentico toccasana per gli anemici, e definendo il Ferro-Non-Eme di origine vegetale come sostanza accessoria e di scadente qualità.
E i medici, sostennero a papera questa tesi per anni, fino a quando la ricerca scientifica seria stabilì che il ferro organico (cioè organicato dalla funzione clolofilliana e dal sole), tipico della frutta e della verdura crude, era l’unico a doversi promuovere a pieni voti.
Si ripete anche qui il penoso tentativo di mettere in cattedra la vitamina B12 (carne-derivata), e di sottovalutare il ruolo dei folati e della vitamina C (cioè di frutta-verdura), fiancheggiato di nuovo in modo pecorile dalla classe medica, fino a quando non arrivò, tra mille altre smentite, il clamoroso risultato dei medici di Cambridge, che ha moltiplicato per 6 le tabelle giornaliere minime della vitamina C, ridicolizzando le regole dettate dalla Fda americana (quelle seguite a mani giunte e a segno di croce da tutti gli ospedali e da tutti gli uffici sanitari regionali, comunali e territoriali).
Il medico stesso è poi vittima dello stesso meccanismo propagandistico delle multinazionali dell’alimentazione, poiché la classe medicale è notoriamente soggetta alle malattie causate dalla carne e dal pesce più ancora delle altre categorie professionali.
La salute comunque non è il massimo per la medicina, dal punto di vista economico, in quanto non rende.
Se la gente non si ammala più, medici, infermieri, istituti di ricerca, e  le industrie chimico-farmaceutiche possono farsi i bagagli e tornarsene a casa.
Questa potrebbe apparire come una frecciata velenosa e gratuita.
Ma sono gli stessi medici a confermare tale imbarazzante circostanza.

Noi odiamo la carne. Siamo autentici vegetariani. Ci limitiamo al pesce.

Siamo dei vegetariani, mangiamo solo del pesce.
Spesso si sentono frasi come questa, di fronte alle quali non si sa se ridere o piangere.
La morte dell’animale d’acqua chiamato pesce, in qualunque modo avvenga per mano dell’uomo, è un fatto estremamente crudele.
Le chiazze ribollenti di sangue delle tonnare, la contorsione del pescato in agonia nelle reti, il dibattersi dei pesciolini agganciati per la bocca all’amo degli sportivi della domenica, non hanno bisogno di parole.
Si preferisce credere che i pesci non soffrano, solo perché non abbiamo orecchi adatti a percepire il loro
grido di dolore.
Il pesce è tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura.

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Basta lasciarlo qualche ora fuori dal frigo per rendersi conto del fetore dovuto alla sua rapida decomposizione.
Il pesce contiene meno della metà di fosforo contenuto nelle mandorle, ma si sa comunque che un alimento ricco di fosforo sottrae calcio all’organismo.
Se poi il pesce facesse davvero bene al cervello, credenza diffusa tra chi non conosce i fatti, come si spiega che gli Esquimesi hanno il più basso quoziente intellettivo di tutti i popoli sulla Terra?
L’idea che il pesce faccia bene alla mente nacque quando il chimico Friedrich Buchner si accorse che il cervello umano era ricco di questo minerale, e il naturista Luis Agassin, sapendo che nel pesce c’era del fosforo, dedusse che il pesce doveva fare bene al nostro cervello.
Per il resto, non c’è alcuna differenza tra carne e pesce, tra la salma di un animale di terra e quella di un animale d’acqua.
Tutte le considerazioni negative fatte per la carne si applicano pure al cosiddetto sea-food, escluse ovviamente le alghe.

Il latte non è in nulla meglio della carne.
Scuole pediatriche vere e proprie succursali dei caseifici e dei macelli.

In qualche modo, le industrie di sfruttamento animale sono riuscite a contrabbandare il latte come un alimento buono, innocente e indispensabile.
In effetti, il latte è l’alimento più politicizzato che esista al mondo.
L’industria casearia americana riceve una sovvenzione di oltre 3 milioni di US$/anno.
Nel 1984, il Ministero americano dell’Agricoltura lanciò una campagna pubblicitaria di 140 milioni di US$ a favore del latte.
Il Ndc (National Dairy Council) spende ogni anno in pubblicità cifre superiori a quelle alto-sonanti della Coca-Cola.
Non a caso la tipica dieta di tutte le scuole pediatriche verte su latte e gli omogeneizzati, al punto che gli uffici pediatrici e le Usl del mondo, potrebbero benissimo essere considerati succursali dei caseifici e delle macellerie.
Il dr William Ellis, osteologo e chirurgo, nelle sue ricerche sul latte durate 42 anni, ha raccolto prove schiaccianti sul legame esistente tra latticini e obesità, latticini e diabete, latticini ed emicrania, latticini ed artrite, latticini e cancro, latticini ed Alzheimer.
Per il dr Ralph Cinque non esiste alcun tipo di latte al mondo che faccia bene all’uomo.
Il latte di donna è solo per il lattante umano. Quello di capra per il lattante caprino, quello di mucca per il lattante bovino.
Nessun adulto di nessuna specie ha in realtà bisogno di latte o dei suoi derivati.
Il latte dopotutto non è altro che carne liquida.
Il latte e il sangue provengono infatti dalla stessa fonte, che sono le cellule della mucca..
Da una mucca triste e sofferente, il cui vitellino le è stato sottratto e le è stato spesso ammazzato sotto i propri occhi da chi ammazzerà pure lei non appena la sua resa latte si prosciugherà.

Chiamare il latte sostanza venefica è fargli un complimento.
Non c’è nulla al mondo di più ossidante e causativo di radicali liberi, e dunque più ammalante, del formaggio.

Il latte intero ha troppo colesterolo e troppo grasso.
Il latte scremato ha troppe proteine.
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Il latte UHT è devitalizzato ed equivale a liquido organico biancastro, scarico e privo di valore.
Il latte è il più problematico prodotto esistente (la scrematura lo rende ulteriormente allergenico).
Il latte è difficile da digerire poiché gli umani, dopo il terzo anno di vita, non hanno il lattasi e la rennina, cioè gli enzimi specifici necessari a disgregare il lattosio in zucchero assimilabile, e questo causa gonfiori, dilatazioni, crampi e costipazioni.
L’uomo è il solo animale al mondo che continua a succhiare latte dopo lo svezzamento.
Senza contare che succhia qualcosa di estremamente pericoloso e sballante.
Tra il latte umano e quello vaccino c’è la stessa differenza che vi è tra una donna e una mucca.
Il latte della mucca è ritagliato a misura per il vitello, che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del cucciolo umano, ed una necessità proteica 4 volte maggiore.
Non a caso, i reni di un bimbo nutrito a latte vaccino sono di un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito correttamente al seno della mamma.
Questa ipertrofia renale, assai nota ai pediatri attenti, è determinata dal superlavoro a cui sono sottoposti e costretti i reni di tale innocente vittima delle stalle.
L’ipertrofia di un organo sta a significare che c’è stato abuso, utilizzo smodato e patologico del medesimo, ed è considerata giustamente come fatto grave in termini medici.
Come al solito le cose rubate fanno male due volte, alla prima vittima che è la mucca e il suo vitellino, e alla seconda vittima che è il cucciolo dell’uomo.
La latteo-globulina è la più allergenica proteina del latte, e non si disgrega né col calore né con gli enzimi corporali.
La caseina, principale proteina del latte, è difficile da digerire e causa molti problemi, tra cui l’aterosclerosi.
Il latte contiene l’ormone pro-lattina o IGF-1 che è causa non solo di asma ma pure di cancro al seno.
Come aumenta l’IGF-1 nel corpo, così aumenta in esatta proporzione il rischio di cancro.
Il lattosio, zucchero del latte, di trasforma in galattosio, che è causa di cataratta.
Il formaggio è poi 10 volte più grasso del latte intero, e questo grasso viene perossidato ed è quindi causa di radicali liberi.
Molta gente pensa che il latte sì, se ne può fare anche a meno, ma che dopotutto il formaggio è diverso, bello e concentrato, anche buono e appagante nel sapore, pronto dunque a sfamarci.
E non si rende conto che non c’è nulla al mondo più ossidante e più causativo di radicali liberi, e dunque più ammalante, del formaggio.
Come non bastasse, non c’è nulla al mondo più acidificante e muco-formante (sinusiti, raffreddori, riniti) di latte e formaggio.

Il falso mito degli apporti di calcio da parte del latte

Quanto poi ai mitici apporti di calcio del latte, siamo di fronte a uno degli imbrogli più eclatanti nella storia degli alimenti.
Occorre innanzitutto dire che, a patto che non sia stato pastorizzato in partenza e bollito al consumo, il latte di mucca consente un assorbimento calcio di solo il 32 percento, mentre ad esempio nel cavolfiore e nel cavolo cappuccio l’assorbimento è del 70 percento, e nella frutta è il 100 percento.
Nei latticini l’assorbimento calcio cala ulteriormente al 25-30 percento, e tutto il resto viene eliminato non senza sforzi e conseguenze.
Il bello è che quel 32 percento che finisce nel sistema, non solo non va a vantaggio delle ossa, ma è causa di espropriazione calcio dalla nostra intelaiatura portante, costretta a rilasciare osseina (calcio buono e pronto) per contrastare il calcio cattivo e acidificante entrato nell’organismo.
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Calcio che, non finendo a rinforzo osseo, trova altri modi perversi per fare ulteriori danni, calcificando le giunture e producendo calcoli a destra e a manca, imbarazzando il sistema renale.
Il fosforo presente nel latte vaccino è 6 volte maggiore che nel latte umano, e questo blocca l’assorbimento del calcio, provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia.
Se qualcuno avesse il minimo dubbio su quanto ora detto, provi a giustificare il fatto che i tre paesi al mondo primi consumatori di latte (Svezia, Stati Uniti e Olanda) sono anche i primi al mondo nell’osteoporosi (e nel cancro al seno).
Il Ndc (National Dairy Council), a braccetto con la Fda, ha fissato in 1400 mg/giorno il fabbisogno umano di calcio, mentre ad esempio tribù come i Bantù africani o gruppi come i Mormoni d’America, vivono benissimo e senza alcun segno di osteoporosi con livelli di appena 350 g/giorno, ricavati evidentemente da frutta e verdura crude, caratterizzate da buon calcio organico-organicato e dunque perfetto per l’assimilazione, e non da calcio minerale-inorganico da disperante e non assorbibile pasticca farmaceutica.
Non c’è da meravigliarsi troppo se, anche con tale apporto massiccio di calcio da confezione, i succhiatori di mammella bovina non riescono a tamponare la loro acidità, e finiscono inoltre per sballare orribilmente  l’intero equilibrio salino del loro organismo.

Il latte possiede un curriculum davvero stupefacente, fa incretinire e rende pure obesi e diabetici sia i bambini che gli adulti.
Diabete giovanile in forte sviluppo in Italia, patria del gelato, del grana e della mozzarella.

Il latte umano non ha solo, in assoluto, il valore proteico più basso tra tutti gli altri tipi di latte animale, ma è anche il latte più dolce in assoluto (il doppio di quello vaccino), a conferma che tutti i cervelli funzionano a glucosio, e che il cervello umano, più sviluppato delle altre specie, richiede maggiori zuccheri.
I glucidi del latte umano, sottoforma di lattosio leggero e assimilabile, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale del bambino.
Il latte vaccino, oltre che essere un proverbiale anemizzante, oltre cioè che causare carenze di ferro nel bambino, impedisce e limita lo sviluppo della sua intelligenza.
Non a caso, l’80 percento dei bambini allevati con latte vaccino presenta difficoltà di apprendimento.
Latte dunque come fattore accertato di cretinismo infantile.
Il latte di mucca provoca pure il diabete giovanile, una affezione sempre più diffusa anche in Italia, patria mondiale del gelato, del grana e della mozzarella.
Lo fa perché distrugge le cellule pancreatiche preposte alla produzione di insulina.
Il latte vaccino apre la strada a catarro, febbre da fieno, asma, bronchite, raffreddore, allergie, dissenteria, stitichezza, palpitazioni, malattie cardiache, angina, calcoli renali, artriti, spondiliti, tumori e cancro.
Al latte (e alle uova) sono da attribuire la metà di tutti i cancri genitali maschili e più di due terzi di quelli uterini.
Il latte produce una quantità di catarro e di muco che si fissa sulle pareti gastriche, e stende un velo di materiale colloso-caseinico sui villi intestinali, impedendo loro l’assorbimento libero ed efficace delle sostanze nutrienti.
La caseina del latte è notoriamente base di una delle più potenti e indistruttibili colle per il legno, ed è usata nella costruzione delle navi.
Nel latte umano prevalgono i preziosi grassi polinsaturi, in quello vaccino i grassi saturi.
Il tanto magnificato yogurt, oltre che causare gli stessi danni dal latte da cui deriva, sottrae pure all’organismo la vitamina B12.

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Il danno del latte ad ammalati ed anziani è ancora più evidente

Latte e latticini apportano all’organismo gli stessi veleni della carne (purine, ptomaine ovvero sostanze da salma, colesterolo, pesticidi), talvolta addirittura in dosi più elevate.
Negli intestini degli anziani l’enzima lattasi è quasi inesistente, per cui il latte agisce da involontario lassativo, irrita l’intestino, causa arteriosclerosi e problemi coronarici, fa insorgere o peggiora il fattore artritico.
L’associazione latte e brodo di carne, cara agli ospedali di mezzo mondo, risulta essere una vera e propria  manna dal cielo per le Onoranze Funebri, costantemente in attesa di nuovi clienti.

Le infinite contaminazioni del latte.
Non solo la melammina, ma anche vermi e lombrichi, usati come addensanti proteici.

Nel latte si è rinvenuto di tutto nel corso della storia.
L’infezione purulenta delle mammelle bovine può produrre pericolose contaminazioni microbiche.
Il recipiente per il latte è sempre accostato alle mammelle, alle zampe dell’animale e al lercio pavimento, per cui viene inevitabilmente contaminato da schizzi di urina e da residui di escrementi.
Si sono pure trovati spesso vermi e vermicelli, sia nel latte che nei formaggi.
Ma questo è niente, trattandosi di piccole distrazioni ed imperfezioni quotidiane, sistematiche, ma non volute. E poi, i vermi sono sempre proteine di prima qualità.
C’è persino della gente che ama cibarsi del cosiddetto  formaggio che cammina.
Il peggio sta nei continui tentativi di cambiare i connotati al latte, di annacquarlo (che non sarebbe la cosa peggiore, se non si usasse acqua sporca), e poi di restituirgli la densità e la quota proteica necessaria a superare eventuali test di controllo-qualità.
Il caso più clamoroso e sorprendente è quello odierno della melammina, che sta rubando l’attenzione sui giornali di tutto il mondo.
Melammina che significa urea, e urea che significa urine e cacca dei bovini (per ora soltanto di quelli, ma non è detto).
Ci sono in diverse parti del mondo segnalazioni concrete di aggiunte di sapone liquido, di calce, di oli vegetali scadenti, di sangue e liquidi organici da macellazione, di lombrichi frullati, di vermi di terra, coltivati a parte e poi aggiunti a dosi massicce, di acque fognarie, di ossa polverizzate, di latte in polvere scaduto.
Le adulterazioni del latte parlano pure di presenze intollerabili di DDT e di un velenoso pesticida chiamato HCH, la cui presenza è tollerata dalla legge entro gli 0.001 mg per Kg di latte, ma che è risultato costantemente presente (ad esempio in India) con una media spaventosa, rilevata su 50 mila campioni, di 5.7 mg/kg.
In India, il dr Spock è stato per decenni il guru della nutrizione infantile.
Ultimamente ha fatto pubblica ammenda televisiva, chiedendo perdono al paese per aver consigliato e raccomandato a lungo il latte per l’infanzia, mentre si tratta di materiale che deve essere tenuto alla larga, soprattutto alla larga dai bambini.

Due parole sulla fabbrica del latte, sulla povera vittima involontaria chiamata mucca

La mucca, oltre che al fattore prigionia forzata, oltre che alle privazioni di libertà-movimento-ginnastica-rilassamento-erba-sole-affetti, che è già di per sé una situazione drammatica e intollerabile, viene pure forzata in un ciclo farabutto di gravidanze annuali.
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Dopo il primo parto (in età scolastica-elementare, riferita alle equivalenti alunne umane), viene munta per una decina di mesi.
Ma attenzione, mica si perde tempo ad attendere la venuta del Messia.
Già dopo 3 mesi dal parto, viene inseminata di nuovo, per cui si continua a mungerla, a toglierle forza mentre è già gravida.
Il prelevamento latte è dunque superiore alle sue potenzialità corporali, e il suo sistema immunitario provvede a colmare l’innaturale richiesta di latte disintegrando i suoi tessuti, e facendola cadere in stato di prostrazione e di esaurimento, ovvero di una malattia specifica chiamata chetosi.
L’animale, lasciato in queste condizioni, perde la forza e non riesce nemmeno a rialzarsi dal suo giaciglio per mangiare e defecare, e morirebbe entro breve.
Ma, per fortuna, c’è l’armadio farmaceutico, ormai obbligatorio in ogni stalla, ben rifornito di antibiotici, di vitamine sintetiche e minerali inorganici, colmo di ormoni e di altre sostanze approvate e proibite.
Così la povera bestiola, intontita e barcollante, viene drogata e si riprende.
Viene munta di nuovo allo spasimo, viene stuprata di nuovo più volte e rimunta per altrettanti cicli,
ridrogata e ristimolata per altrettante fasi, fino al punto in cui nemmeno il farmaco serve più e diventa d’obbligo la sua macellazione, onde evitare che appaiano gli inevitabili cancri e gli inevitabili prioni BSE
(mucca pazza) che tendono a spuntare dopo il terzo-quarto anno di vita, non a caso o per sfortunate circostanze, ma come conseguenza logica e precisa di uno sfruttamento pazzesco e indegno.
Ogni giorno, tanto per non lasciare nulla di intentato sulla via dello sfruttamento più vile e disumano, le vengono date due iniezioni di oxitocina, la quale, similmente all’eparina, rende fluido il sangue, e facilita pure il flusso del latte.
Trattasi di sostanza proibita ma, almeno in India, viene venduta persino nelle rivendite Sali e Tabacchi.
Essa provoca squilibri ormonali, cecità, cancro e aborti.

La più onesta e franca denuncia sul latte la fa paradossalmente e involontariamente un produttore di latte organico

Come riportato nella mia precedente tesina Oro nero, Oro Bianco, Oro Rosso, è impressionante la pubblicità apparsa su una pagina pubblicitaria datata 18/10/08 dello Straits Times di Singapore, da parte di un produttore australiano di latte organico (marchio Paris Creek), dal titolo  Milk Scare? Go Organic  (Paura del latte? Vai con l’Organico).
Riportiamo in sintesi i punti di vantaggio del suo latte rispetto al latte comune in commercio, che è poi quello che la maggioranza delle famiglie usano:

1) Il Paris Creek non contiene additivi, aromatizzanti, addensanti, latte in polvere, come succede col latte normale.
2) Il Paris Creek non contiene latte geneticamente modificato, non contiene residui di ormoni sintetici usati per moltiplicare la resa latte-carne, non contiene antibiotici, né residui di mangimi inorganici dati agli animali, come succede col latte normale.
3) Il Paris Creek non è stato omogeneizzato, con molecole conseguentemente rese acquose e causative di intolleranza al lattosio, di problemi di cuore e di colesterolo Ldl.
L’omogeneizzazione e la UHT (ultra-high temperature) vengono effettuate per rendere il latte conservabile fino a 6 mesi.
Ma queste operazioni ammazzano la vitalità del latte e interferiscono con le sue proprietà salutari, riducendo l’assorbimento di vitamina A e di vitamina D, come succede per il latte normale.

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Il Paris Creek ha solo 14 giorni di vita utile (e viene infatti inviato a Singapore per via aerea), in quanto ha subìto una leggera pastorizzazione allo scopo di fargli ritenere freschezza ed energia come quella posseduta da latte fresco ed appena munto.
4) Il Paris Creek è più ricco in nutrienti.
Il latte organico ha il 50 percento in più di vitamina E e di Omega-3, ed è il 3,75 percento più alto in betacarotene, ha 2-3 volte più antiossidanti, al fine di sconfiggere le infezioni e proteggere dalla sempre più diffusa trombosi alle coronarie.
5) Il Paris Creek ha il 30 percento in più calcio del latte comune ed è assai migliore in termini di acido linoleico, utile come supporto del sistema immunitario.
6) Il Paris Creek proviene da mucche organiche, le quali producono la metà di latte al giorno prodotto dalle mucche normali non organiche tenute in batteria.
Maggiore è la mungitura giornaliera e più alto lo stress e la debolezza cui gli animali sono sottoposti, per cui si ammalano più spesso e più in fretta, richiedendo cure antibiotiche, integrative ed ormonali, tutte cose che finiscono inevitabilmente per avvelenare ed inquinare il latte normale.

Chiaro che per non crediamo affatto che il Paris Creek sia l’ottava meraviglia del mondo. Il miglior possibile latte rimane venefico e negativo per l’uomo.
Bellissima e memorabile comunque questa pubblicità che rivela molte cose interessanti, ed è stata formulata, nota bene, non da un gruppo vegano giustamente prevenuto contro il latte, ma da un esperto tecnico caseario che conosce a menadito il proprio mestiere.

Da Tolomeo a Copernico a Galilei: Le bugie per quanto annose e millenarie, hanno le gambe corte.
La fatica umana a scrollarsi di dosso la menzognera, ingombrante e annosa zavorra del carnelattismo.

Nel suo trattato  Sintassi matematica, il geografo e matematico greco, nato e vissuto in Egitto, Claudio Tolomeo, espose il sistema dal suo nome detto Tolemaico, che rappresentava poi la sintesi delle conoscenze geografiche dell’Evo Antico, secondo cui la Terra era immobile al centro dell’universo, mentre pianeti, sole e stelle, ruotavano tutti intorno a noi.
Tale affermazione  era pure accreditata ed approvata dagli stessi libri sacri e dalla religione cattolica, pronta a imprigionare e mandare al patibolo chiunque osasse sostenere il contrario.
Ci volle la determinazione, l’acutezza mentale, ma anche il grande coraggio, dell’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543) che, dopo aver studiato in Italia (a Bologna, Roma, Padova e Ferrara), osò pubblicare nel 1541 il suo famoso  De revolutionibus orbium coelestium, in cui, contro la concezione tolemaica fino allora indiscussa, contrappose il suo sistema Copernicano, per il quale erano la Terra e i pianeti del sistema solare a muoversi intorno al Sole, e non viceversa.
Ne sa qualcosa il nostro grande Galileo Galilei che, dopo aver insegnato matematica a Pisa e Padova, dopo aver perfezionato il precedente rozzo cannocchiale olandese, portandolo a maggiore accuratezza e a 30 ingrandimenti, e dopo aver scoperto con esso i monti della Luna, la costituzione della Via Lattea, le fasi di Venere, la rotazione del Sole intorno al suo asse e quattro satelliti di Giove, fu condannato all’abiura e al carcere nel 1633 dal Santo Ufficio Papale, per aver smentito il gesuita tolemaico Orazio Grassi con il  Dialogo sui Massimi Sistemi, capolavoro della prosa scientifica italiana.
La tracotanza e l’arretratezza del Vaticano condizionava e bloccava pesantemente la libera ricerca  scientifica e il progresso dell’umanità.

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Se per capire che era la Terra a muoversi intorno al sole, e a ruotare intorno a se stessa causando l’alternarsi del giorno e della notte, ci vollero due millenni, è comprensibile che l’uomo odierno faccia fatica a scrollarsi di dosso la menzognera, ingombrante e ormai annosa zavorra del carnelattismo, non a caso supportata e benedetta dallo stesso Vaticano, forse meno potente rispetto ai secoli bui dell’Inquisizione, ma tuttora basilare, determinante e influente sul comportamento della massa.
Ma, se per Tolomeo c’era almeno l’alibi della precaria ricerca scientifica egiziana dei suoi tempi,
basata sulle osservazioni visive ad occhio nudo, e non certo su cannocchiali astronomici e telescopi, per i  Tolemaici dell’Alimentazione dei tempi moderni non esistono scuse e giustificazioni.
Gli strumenti cognitivi abbondano, le prove scientifiche esistono, le statistiche parlano pure chiaro.
L’uomo non può permettersi oggi di fallire questo obiettivo culturale e comportamentale.
Ne va di mezzo la sua reputazione e la stessa sua caratura di essere conseguente, logico, intelligente.
Dire oggi che carne e latte sono alimenti venefici e killer non è una provocazione veganiana, e non è nemmeno una tesi controversa a livello scientifico.
C’è convergenza, c’è unanimità assoluta tra gli scienziati liberi e indipendenti, non legati agli interessi dell’apparato produttivo dissoluto, venale e schiavistico, della triade stalla-caseificio-macello.
Dire oggi che carne e latte devono rimanere alla base della nutrizione umana, come sostiene l’apparato medico-pediatrico-farmacologico-alimentare, e come impone l’impero oggettivamente malevolo e perverso degli stallieri e dei macellai, supportati da religioni e stati retrogradi ed obsoleti, equivale ad affermare, in termini di logica, che la Terra è ferma e che il Sole le gira intorno.

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