ACALASIA ESOFAGEA, QUESTIONE VIRALE E QUESTIONE IMMUNITARIA

 {jcomments on}29 Gennaio 2011

LETTERA

Dilatazione dell’esofago e proposta medica di intervento chirurgico

CaroValdo, sono qui a scriverti due righe per chiederti un parere.
Mi chiamo Antonio, ho 43 anni e, a seguito di esami clinici fatti, tra i quali gastroscopia e manometria, mi è stata riscontrata l’acalasia esofagea, con marcata dilatazione dell’esofago.
La soluzione prospettatami è l’intervento chirurgico di “miotomia secondo Heller”, in laparoscopia.
Purtroppo non si conoscono le cause di tale malattia, considerata rara.
Volevo semplicemente la tua opinione in merito. Grazie.
Antonio S.

RISPOSTA

Cos’è l’acalasia esofagea

Ciao Antonio, l’acalasia esofagea viene definita dalla medicina specialistica come patologia primaria dell’esofago, cioè della parte iniziale di tubo digerente (25 cm circa) compresa tra faringe e stomaco.
Ricordiamo che la faringe è la cavità imbutiforme muscolo-membranosa (13-14 cm) che serve al passaggio del bolo alimentare verso lo stomaco, e al passaggio dell’aria verso bronchi e polmoni.
Zona dunque a dir poco strategica e superdelicata, se pensiamo che nei paraggi c’è la laringe, organo fondamentale della fonazione o della voce, e la stessa tiroide, ghiandola basilare del sistema endocrino, elaboratrice di ormoni come la tiroxina e la diiodotirosina, che incrementano e regolano le combustioni  organiche, la termoregolazione, l’accrescimento, l’attività psichica.

Riflusso, disfagia, perdita di peso

L’acalasia esofagea è caratterizzata da perdita perdita progressiva della peristalsi esofagea e da incapacità di rilascio del LES, ovvero dello sfintere esofageo inferiore, con conseguente ristagno di materiale alimentare nel lume esofageo, con conseguenti sintomi, tipo perdite di peso, scarso appetito, riflussi gastrici, disfagia o difficoltà nell’inghiottire.

Patologia di natura meccanica, infiammatoria, autoimmune, ghiandolare o infettiva?

Le cause della patologia possono essere di natura meccanica (degenerazione dei plessi intramurali), di natura infiammatoria ed autoimmune, di natura ghiandolare (insufficienza surrenalica e assenza di lacrimazione, vedi sindrome di Allgreve), ed anche, secondo partigiana opinione medico-monatta, di natura infettiva neurotropa (malattia di Chagos e presenza del Tripanosoma cruzii).
Non essendo medico, ho poco spazio, poca autorità e scarsa conoscenza tecnico-chirurgica per valutare l’eventuale intervento nei suoi rischi, nelle sue possibilità di riuscita e nei suoi inevitabili effetti collaterali.

Ogni occasione è buona per salvare la tossina e per demonizzare il virus                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Qualcosa di importante la posso però dire in forza della mia preparazione igienistica.
Il termine neurotropo significa letteralmente “virale o da virus, o comunque da agente patogeno che colpisce il tessuto nervoso”.
La componente monatta della medicina moderna non perde occasione per disinformare e terrorizzare i pazienti con la questione infettiva, per fare cioè cultura non medica ma untoristica.
Rarissimo trovare una irregolarità ed una patologia medica che non contempli la sua brava ipotesi batterico-virale.
Come spesso ricordo al pubblico, la presenza di microrganismi non significa affatto fattore precursorio e causatore della patologia, ma solo fattore accompagnante e conseguente della malattia stessa.

La questione batterico-virale deriva tutta dal metabolismo già malato e rallentato

La presenza di virus in tutte le infiammazioni (ovvero di detriti cellulari endogeni morti e non ripuliti prontamente) è dovuta al malfunzionamento del metabolismo indebolito dalla malattia, che non riesce a far fronte alla moria fisiologica cellulare che comporta miliardi di cellule morte da ricambiare giornalmente.
La presenza poi di batteri, fa parte del meccanismo immunitario che li moltiplica in funzione ripulitiva, allo scopo di fagocitare per l’appunto la sporcizia virale.

Zero pericoli da virus e batteri

Virus endogeni morti (nostri pezzi decomposti e inattivi da un lato) e batteri simbiotici vivi (nostri preziosi soci-spazzini) dall’altro.
Niente di trasmissibile.
Niente di contagioso e di mostruoso dunque.
Zero pericoli da essi.
Falso obiettivo evocato continuamente a sproposito dai sanitari, a strenua difesa delle multinazionali del vaccino, del farmaco e del terrore.

La prova del nove che l’igienismo ha ragione su virus e batteri

La prova del nove che l’igienismo ha ragione e la medicina-monatta torto?
E’ di una chiarezza, di una semplicità sconvolgente.
Basta mettere il paziente a digiuno per 3 giorni con acqua leggera e i virus, anziché moltiplicarsi e divorare il paziente come teorizzato dalla medicina (divorare e moltiplicarsi non si sa come e perché, mancando loro occhi, mente, cattiveria, bocca, stomaco, organi riproduttivi) spariscono di botto, mandati fuori tranquillamente dall’acqua e non dai farmaci. Stessa cosa per i batteri che, finito il cibo virale da pasteggiare, rientrano nei ranghi come bravi soldatini.

Gli scarica-barile e le etichettature di comodo

Scartata dunque l’ipotesi virale, rimangono la causa meccanica e la causa infiammatoria, che i medici chiamano autoimmune, accusando indirettamente il sistema immunitario di comportarsi in modo contradditorio e suicida. Anche qui ci sono cose importanti da ridire.
Troppo comodo scaricare le colpe sul sistema immunitario e assolvere implicitamente gli stili di vita promulgati dalla medicina stessa. Troppo comodo etichettare le malattie con termini generali ed incomprensibili, tesi a mantenere i falsi misteri e a deresponsabilizzare i veri fattori originanti che esistono e sono bene individuabili, se solo si volesse farlo.

Proteine animali prima causa-killer di malattie nel mondo

Chiamare le malattie inguaribili, autoimmuni, iatrogene (medico-causate), idiopatiche, criptogenetiche, lantaniche, fa capire quanto poco interessata sia la medicina ad andare a fondo e a spiegare con trasparenza la realtà.
Se si confessasse che tutta la colpa sta non nei virus e nei batteri, non nei contagi, non nelle maledizioni di Tuthankamon, ma soprattutto nell’inquinamento fisico provocato dalle proteine animali, dai farmaci e dai vaccini, e pertanto dai normali processi infiammatori derivanti da precise scelte farabutte del regime medico mondiale, sarebbero dolori.

Un Ordine Medico bieco e cinico che finirebbe giustamente sottoprocesso

Se si aggiungesse che tutta la colpa sta anche nell’inquinamento etico-spirituale provocato dal materialismo consumistico e dai ritmi stressanti e improponibili imposti all’umanità intera, e dallo sporco cinismo con cui trattiamo l’importantissima questione dei diritti umani ed animali, l’Ordine Medico finirebbe dritto-dritto sottoprocesso e dovrebbe chiudere i battenti in men che non si dica.

Sistema immunitario deattivato, iperattivo ed autoimmune

Esistono due tipi di immunità, quella congenita, o di nascita, che è generale e non specifica, garantita dalla pelle, dalle secrezioni, dalla febbre, dagli enzimi, dai globuli bianchi, ecc, e quella acquisita, o di adattamento, che il corpo sviluppa via via contro le tossine e i veleni estranei con cui viene in contatto (vedi anticorpi).
Secondo alcune scuole, il sistema immunitario può diventare inattivo, ipoattivo, non-reattivo (incapace di contrastare le patologie, come nel caso delle vaccinazioni che decapitano il sistema immunitario), o può diventare iperattivo, dando iper-risposte (come nel caso dell’asma), oppure può diventare mal-diretto, o ribelle, o auto-immune, capace cioè di fornire risposte impreviste e paradossali, aggredendo cioè non gli invasori ma addirittura i propri tessuti, in una specie di tendenza all’autodistruzione.
Le digestioni caseocarnivore e gli interventi iatrogeni causano caduta immunitaria

Ogni stress emozionale, farmacologico, vaccinatorio, digestivo, attiva l’asse cortico-ipotalamico-pituitario-surrenale, stimolando la produzione di corticosteroidi, e sono proprio essi a neutralizzare il sistema immunitario.
Ansia, paura, panico, depressione, abbassamento della forza dell’io (spersonalizzazione), sono tutte emozioni negative che richiamano corticosteroidi e stressano la forza immunitaria.
Si è scoperto ultimamente che il tessuto linfoide (midollo osseo, timo, milza, tonsille, nodi linfatici) è innervato. Questo significa che è direttamente connesso col sistema nervoso centrale, con cui è in dialogo attraverso neurotrasmettitori e recettori.

Mente e intestino hanno accesso neurale al sistema immunitario

Ciò significa che la mente, tramite l’ipotalamo e l’ipofisi, ha un accesso neurale diretto al sistema immunitario.
Ed è nella mente che viene elaborata la nostra risposta finale agli eventi, e che viene assemblata l’immagine che abbiamo di noi stessi.
O meglio, ogni cosa parte dal colon, visto che l’80% degli strumenti immunitari si trova nell’intestino (160 nodi linfatici su 200 si trovano in zona assimilativa), e  che i neurotrasmettitori si muovono sistematicamente dal basso verso l’alto, più che in senso opposto.

Siamo in grado di dare ordini perentori e coerenti al sistema

In ogni caso, l’ipotalamo è legato alla risposta immunitaria.
Sia la sua inibizione che la sua eccitazione provocano mutamenti della reattività immunologica.
Se è possibile un’influenza diretta del mentale sulle reazioni immunologiche acquisite, che prima erano ritenute dei processi puramente biologici, questo significa che non siamo affatto impotenti e passivi di fronte alle patologie, ma possiamo agire con la mente e sulla mente, portando direttamente i nostri messaggi ai meccanismi autoguaritivi del corpo.

Non siamo Gesù, ma dobbiamo parlare a noi stessi

Ecco la necessità di parlare al nostro corpo.
Ecco la necessità degli ordini ripetuti in silenzio e in religiosa convinzione.
Anziché “Ahum” o altri monosillabi indiani incomprensibili, possiamo dire: “Guarisci corpo mio!”.
Questo è il mantra che dobbiamo utilizzare, parafrasando l’ordine perentorio “Alzati Lazzaro!”, che Gesù utilizzò per resuscitare chi era, da quattro giorni, morto e sepolto.
Certo che non siamo Gesù e che non basta il mantra.

Serve il mantra, ma ancor più una coerenza comportamentale

Dobbiamo anche andare incontro al nostro sistema immunitario.
Dobbiamo promettergli di non decapitarlo più ad ogni pranzo e ad ogni cena con l’allarme interno chiamato leucocitosi digestiva.
Dobbiamo smetterla con le putrefazioni provocate dalla nostra insensibilità alla sofferenza altrui, con le disbiosi intestinali innescate dalla nostra orribile voglia di digerire l’agonia e le urla agghiaccianti del manzo abbattuto, del maiale accoltellato, dell’anatra decapitata, della gallina in forbiciata, del pulcino macinato, del tonno maciullato, della balena uncinata, della lepre e del fagiano impallinati.
Torniamo pure all’acalasia ed alla banale miotomia

Non vorrei essere andato fuori tema, caro Antonio. Tu ti ritrovi dopotutto con la tua diagnosi di acalasia esofagea, e vuoi solo sapere se fai bene ad operarti, oppure no, se accettare la miotomia, che è la resezione di un muscolo in laparoscopia, oppuire no. Tutti i discorsi ora fatti sui virus e sul sistema immunitario, non sono divagazioni accademiche ma servono appunto a scartare due delle maggiori ipotesi mediche sulla tua patologia, e a puntare tutto sul fattore “logico-infiammatorio”, piuttosto che su quello “paradossale-infiammatorio” (cosiddetto autoimmune).

L’ipotesi più sensata per l’igienismo rimane quella dell’infiammazione

Quando si conoscono le cause precise di una malattia, non ci si getta disinvoltamente sulla chirurgia e sul farmaco, ma si vanno piuttosto a cercare le strade che hanno portato alla disfunzione e gli eventuali criteri non invasivi di recupero.
Scartate le ipotesi meccaniche e ghiandolari, basate su banali sintomi, resta per l’igienismo l’ipotesi regina, quella dell’infiammazione. Le infiammazioni periferiche umane prendono regolarmente origine da un’infiammazione centrale originaria che è quella del colon, quella delle disbiosi intestinali, dell’irregolarità evacuativa e della stitichezza.

Individuare il percorso logico della patologia, per poter saltarne fuori

Ecco allora l’importanza di fare una corretta anamnesi, di ricordare il succedersi degli eventi, di fare un pensierino a come eri quando stavi bene e quando non avevi ancora questi problemi, a come ti sei comportato e a cosa hai mangiato in questi ultimi dieci o quindici anni, a quando i problemi sono cominciati, a quali farmaci ti sei fatto prescrivere.
Se con determinati comportamenti e determinate diete sei arrivato alla patologia, è logico pensare che con comportamenti e diete di carattere opposto darai modo al tuo corpo di rientrare nella norma.

La lama non è mai un intervento biologico

Dare al tuo corpo una solida chance di recupero, mediante un radicale cambiamento di dieta (dopo un digiuno di 3 giorni circa), mediante una migliore respirazione, e con un piano di esercizi fisici generali e specifici, potrebbe essere una soluzione intelligente e priva di controindicazioni.
Se alla fine il tentativo non portasse davvero ad alcun risultato, allora potrai alzare bandiera bianca e prendere in considerazione la proposta medico-chirurgica. Le operazioni non sono necessariamente un pericolo e un disastro, ma vanno sempre inquadrate come interventi non di cura ma di emergenza.
Dopotutto la malattia non è arrivata chirurgicamente ma biologicamente, ed è auspicabile che se ne vada biologicamente, e non col disinvolto semplicismo di una lama.

Il significato di ultima ratio

Che al mondo d’oggi esistano bravissimi chirurghi, preparati, esperti e responsabili, nessuno lo può negare. Che debbano per questo fare quantitativamente più interventi, più magie chirurgiche e più trapianti, a uso e consumo dei propri ospedali assetati di denaro, è un altro paio di maniche.
Rimane sempre attuale il principio che il bisturi deve essere l’ultima ratio.
Primo non nuocere, è il comandamento di Ippocrate.
Ultima ratio non vuol dire prima o seconda, e nemmeno decima ratio, ma ultima ratio, ovvero centesima scelta.
Cure invasive, asportazioni e trapianti rappresentano non l’evoluzione ma il fallimento della medicina

Noi igienisti, in linea con grandi ed autorevoli medici del passato, più che mai attuali, tipo Oliver Wendell Holmes (1809-1894), continuiamo a ritenere che gli interventi invasivi, le cure vaccinatorie, le cure farmacologiche e chemioterapiche, ed in particolare tutte le tomie, le rimozioni, le asportazioni, le resezioni e i trapianti, più che rappresentare l’evoluzione tecnologica e professionale della medicina, rappresentino piuttosto il misero fallimento della stessa.
Come siamo per una decrescita globale dell’economia consumistica, così siamo per un saggio e drastico ridimensionamento della medicina.

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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